domenica 16 ottobre 2011

"Il soldato Cola" di Mario Puccini. Un libro e un autore dimenticati

Riletture di classici o quasi classici (dentro o fuori catalogo) #4













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Immagino che ognuno di voi abbia degli autori dei quali non sa spiegarsi la totale assenza dal catalogo dei libri in commercio o l'assenza di traduzioni in lingua italiana. Con questa quarta occorrenza di "Riletture", uno spazio dentro lo spazio dove mi allontano momentaneamente dal chiasso versicolore delle novità librarie, vado a riprendere un autore ormai completamente dimenticato. L'ho scoperto per caso, perché in un suo libro, Una donna sul Cengio (Ceschina, 1940), descrive un villaggio in riva al Piave che altro non è che Salettuol, la località di Maserada sul Piave dove abito. Mi riferisco allo scrittore marchigiano di area vociana Mario Puccini (1887 - 1957). Verrà il momento in cui qualcuno, da una posizione più autorevole di quella di un lettore qualsiasi che scrive in un blog di libri (brevi, per giunta), riprenderà per mano il lascito di questo grande scrittore, che tra le altre cose fu un importante ispanista. In parte qualcosa si sta muovendo grazie alla fondazione Rosellini di Senigallia, sua città natale. Ma, pur meritorio, questo tipo di operazioni non è probabilmente sufficiente e non è quel che ci si aspetterebbe per un rilancio d'attenzione su più ampia scala.
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L'occasione per rileggere Mario Puccini è il suo libro più celebre, un libro quasi "fuori quota" se pensiamo alle dimensioni dei libri che trovano spazio in queste pagine dedicate a libri di corto respiro. L'ultima edizione de Il soldato Cola mi risulta essere quella di Bompiani del 1978 (pag. 180, con 19 pagine di introduzione di un altro semidimenticato che ho scoperto grazie a Puccini, Ruggero Jacobbi). Ebbe varie edizioni nel ventennio, la prima nel 1927. Si tratta di un libro sulla Prima guerra mondiale e tutti sanno quello che il conflitto simboleggiava nella retorica del neonato regime.

Il romanzo è fatto di pause. Addestramento, calma, azione (non molta), amori, promozioni, marce, visite mediche. Lo spettro della trincea e del suo fango, veri protagonisti nella mente dei fanti della Grande guerra, è lontano per buona parte del romanzo. Si noti la non irrelavante rititolazione che l'opera subì nel 1935, quando comparve un'edizione riveduta con una dedica al duce, probabilmente unico stratagemma utile per passare il setaccio della censura: da Cola o ritratto dell'italiano a Il soldato Cola. Se nel primo c'è la fame di simboli del primo regime, nel secondo prevale l'essere "comune soldato". Viene da pensare a quel caso editoriale (caso non nel senso di successo come è ormai in uso nell'ambiente, bensì nel senso di pubblicazione singolare, del tutto eccezionale) che fu cinque anni fa circa Terra matta di Vincenzo Rabito, ma non per intenti o esiti stilistici (siderale è la distanza tra Puccini e Rabito) ma più che altro per i temi, per una certa geografia del racconto della loro Prima guerra mondiale, le voci che vi trovano spazio. Certo, molto più ampia, amplissima, è la parabola che quell'insospettabile narratore di Rabito ci ha lasciato.

Il soldato Cola ha grandi motivi d'interesse perché offre voce a molti soldati (non soltanto al protagonista) e sembra presagire a quello che Monicelli farà con le battute di Sordi e Gassman. Colui che scende nelle trincee del Carso, del Montello, del Piave è considerato l'uomo-massa, eppure con Il soldato Cola avviene una sorta di beffarda rivincita della persona comune, del fante contadino, proprio nel momento in cui questa viene confusa nella massa, quella massa che si dovrebbe eccitare allo stimolo, come in un quadro pavloviano e di psicologia comportamentista. In fin dei conti il 1930, il momento di questo libro in sostanza, è la data spartiacque della pubblicazione di un libro fondamentale come La rebelión de las masas di Ortega y Gasset.

Ma torniamo al nostro. Thomas Mann apprezzò proprio questo suo romanzo sulla Prima guerra mondiale come uno degli episodi migliori del Verismo italiano. Vasco Pratolini, suo amico, sostenne che Puccini è uno degli autori ai quali la letteratura italiana dovrà rendere prima o poi giustizia. A volte uno sguardo anche rapido alla corrispondenza di un autore ci dice molto di quel grande dialogo attivo tra scrittori nel mondo, molto prima dell'avvento della rete. Se prendiamo la catalogazione del fondo Mario Puccini, reperibile nel sito Gabinetto Vieusseux e curato da Gloria Manghetti e Aurora Savelli, intuiamo quale ampiezza di dialogo internazionale avesse ormai raggiunto questo scrittore. Tra i suoi corrispondenti, solo per citare quelli (almeno a me) più noti, troviamo i nomi di Corrado Alvaro, Louis Aragon, Riccardo Bacchelli, Massimo Bontempelli, Emilio Cecchi, Grazia Deledda, Francesco Flora, André Gide, Piero Gobetti, Corrado Govoni, Franz Hellens, Piero Jahier, Valery Larbaud, Thomas Mann, Giovanni Papini, Enrico Pea, Ezra Pound, Vasco Pratolini, Alfredo Panzini, Miguel de Unamuno, Giuseppe Ungaretti e tantissimi altri. Questo a riprova che Puccini fu uno scrittore ampiamente immerso nel dibattito del proprio tempo. Non credo che la ragione della pesante disattenzione editoriale che grava nei suoi confronti sia da imputare alla sua prolifica attività durante il ventennio o a quella dedica al duce. Forse così come esistono i personaggi in cerca d'autore, ci sono anche degli autori del passato che cercano il proprio editore. Da questi spazi possiamo soltanto limitarci a rilanciare una sfida che riguarda l'attenzione.

5 commenti:

  1. Finalmente qualcuno scrive di Mario Puccini!! Rosa

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  2. Libro praticamente irreperibile... Buon lavoro-Matteo

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  3. Vi consiglio il volume "Scoperta del tempo" che raccoglie vari lavori di Puccini. Da qualche antiquaria si può ancora trovare a buoni prezzi.

    Saluti e buone letture :))

    Marco

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  4. ho letto il libro per fare una ricerca per la scuola ma dove il riassunto?

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  5. Gentile visitatore, se ha letto il libro di Puccini per la ricerca di scuola, il riassunto lo saprà fare lei meglio di chiunque altro. Il mio post su questo libro non contiene riassunti da cui attingere, se è questo il senso della sua domanda. Ma potrei aver capito male la domanda stessa. Ad ogni modo grazie e saluti, A.

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