sabato 27 ottobre 2012

da "Senza polvere senza peso" di Mariangela Gualtieri

Una poesia da #11

Nel primo decennio degli anni Duemila Mariangela Gualtieri ha pubblicato libri di poesia importanti. In molti ricorderanno Fuoco centrale, così legato alla sua fondamentale e fondante esperienza con il Teatro Valdoca, di cui ricorrerà il trentesimo anniversario della fondazione proprio nel 2013. La mia scelta oggi però cade in Senza polvere senza peso del 2006, libro-antenna di voci e figure che segna un tono nuovo della scrittura. La sezione del libro che ho apprezzato più di tutte resta Acqua rotta S. Mamante, mese d'agosto 2003, dove una scrittura che diventa quotidiana e concentrata chiama a raduno tutta la potenza e le stagioni che appartengono al suo dettato. La poesia che oggi ho deciso di riportare appartiene alla sezione Voci tempestate del 1999-2000. L'ho scelta anche per quelle ripetizioni e anafore che - mi pare - nella poesia di Mariangela Gualtieri assumano un colore del tutto nuovo e inascoltato, qui sì forse caricate dalla vita per il teatro di chi le ha scritte. (Molto bella anche la poesia scelta per la copertina della Bianca Einaudi, ma per leggere questa è sufficiente cliccare sull'immagine della copertina.)



Perché credo ancora nel segreto
ficcato dentro una foglia o un frutto
se credo alla tua faccia di ragazzo
spettinato, se credo a tutto, a tutto,
è per avventurarmi anche il lunedì
quando le sale sono chiuse e
sembra così lungo il tempo
così abbandonate le creature del mondo.
Se credo se credo se rido alle cose
invisibili, se chiedo le cose impossibili,
se mi batto col vento, se sbando di
continuo, se mi affanno,
è il mio gioco battagliero
di indispettire quel cielo ostinato
che si nasconde dietro al nostro cielo.
Mostra solo i suoi buchi di luce
quando dormiamo.

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