martedì 13 novembre 2012

"Ci invitarono i cortili." La poesia di Georg Heym, grande assente di oggi, nelle risposte di Claudia Ciardi

Librobreve intervista #7












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Torniamo a mescolare le carte con un'intervista e a parlare di poesia, traduzione, editoria "latitante". A Claudia Ciardi e alle edizioni Via del Vento dobbiamo l'unica plaquette di Georg Heym oggi disponibile in italiano. L'intervista diventa allora occasione per entrare nelle motivazioni di questo importante piccolo libro, nella storia della ricezione di Georg Heym in Italia, nel retroscena del lavoro di traduzione e per compiere con lei interessanti scorribande. Non meno importante è il suo affettuoso ricordo di Paolo Chiarini, il grande germanista recentemente scomparso, al quale si deve un fondamentale lavoro di traduzione su Heym, l'einaudiano Umbra Vitae del 1970, sul quale magari torneremo (a chi è interessato, ricordo poi che l'editore Silvy ha ripubblicato l'anno scorso L'Espressionismo tedesco, uno dei più importanti lasciti di Chiarini).
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LB: Come nasce l’idea di questo piccolo libro di traduzioni da Heym?
RISPOSTA: Pura e semplice passione per la lingua di Heym e il suo laboratorio espressivo. Approfondire la lezione di questo poeta, mi ha permesso di entrare nell’universo di segni di coloro che inaugurarono la ‘stagione in inferno’ della poesia tedesca, in aperta rottura con un potere ingessato e incapace di rinnovarsi.
In occasione del lavoro sui sonetti di Walter Benjamin, il nome di Heym, in cui mi ero già più volte imbattuta nel corso della mia prima ricognizione su atmosfere e volti della nascente metropoli berlinese, è riaffiorato insieme a quello di Christoph Friedrich Heinle, in rapporto al distacco di quest’ultimo dalla Jugendbewegung. Capire quale pensiero alimentò i gruppi di questi giovanissimi artisti e in che modo si sviluppò la loro attività, ci dà uno spaccato importante della società tedesca del primo ‘900, attraversata da numerose fratture politiche e culturali, alla base di cambiamenti violenti e tragici, che ebbero conseguenze epocali anche sugli equilibri europei.
Per quanto riguarda la personalità poetica heymiana, riflesso di un carattere schivo e insofferente ai clichés borghesi, si può dire che occupa e incarna pienamente questa soglia generazionale. Da una parte, infatti, fotografa la città nel pieno della sua espansione architettonica e demografica, affollato cantiere di cose, persone e culture, celebrato in tutto il suo travolgente vigore, pur senza trascurare ombre e inquietudini; dall’altra sente il bisogno di fuggire i ritmi esagitati della metropoli per scambiarli con una vicinanza alla natura, di cui cerca di recuperare ed esplorare la tensione empatica. Siamo di fronte a una flânerie in versi che agli sfondi della «Berlino di pietra», efficace sintesi iconografica nella quale Joseph Roth celebrava l’epopea urbana, alterna i toni di un denso spiritualismo romantico. Questa doppia coloritura fa parte del bagaglio genetico espressionista, e Georg Heym ne è interprete finissimo e forse uno dei più coinvolgenti cantori.

LB: Qual è stato il criterio di scelta delle poesie? Ti sei confrontata con qualcuno, in una sorta di editing poetico?
RISPOSTA: Per la traduzione mi sono basata sull’edizione del ’22: Georg Heym, Dichtungen. Una decisione emotiva, ispirata dalle circostanze del tutto fortuite che mi hanno messo tra le mani questa vecchia pubblicazione, avvenuta nel decennale della morte del poeta, a cura di Erwin Loewenson, Kurt Pinthus e Kurt Wolff, gli amici che ne avevano seguito la parabola creativa. Ho pensato di ricavarne una scelta di liriche, tratte dalle tre raccolte lì riunite: L’eterno giorno, pubblicata quando il poeta era in vita, Umbra vitae e Tragedia dei cieli, entrambe postume. Mi sono poi appoggiata all’edizione di Schneider, che attraverso un lavoro rigorosissimo ha dato una sistemazione critica all’intera produzione heymiana, oltre a tener presente la straordinaria ‘pionieristica’ impresa di traduzione compiuta da Paolo Chiarini nel 1970. Chi sia in possesso di quel volume della ‘bianca’, simbolo fra l’altro di una stagione memorabile per Einaudi, non potrà non dedicare qualche minuto della lettura alla nota del curatore. Per l’edizione di Umbra vitae Chiarini non fa mistero di aver impiegato diversi anni di studio e ricerca. La complessità della parola di Heym, su cui si salda il carattere proteiforme del dettato espressionista, richiede infatti un’analisi scrupolosa, sul piano filologico e linguistico. A Chiarini va anche il merito di aver avvicinato il lettore italiano alla costellazione dell’espressionismo, una corrente che per le sue ‘ricadute’ politiche, storiche e sociologiche ha un ruolo di primordine nella narrazione della sfaccettata fisionomia del XX secolo. 
La plaquette di Via del Vento ha cercato di dare spazio ai temi salienti della lirica di Heym, agli aspetti più rappresentativi dell’immaginario del poeta. La mia selezione, orientata da questi criteri, è stata quindi proposta all’editore, per la messa a punto finale. Un importante contributo per l’esito del lavoro, lo ha dato generosamente Angela Staude Terzani, con cui mi sono confrontata per l’interpretazione di alcuni passaggi ostici; l’esercizio sulla lingua di Heym e questa fondamentale collaborazione hanno anche stimolato e arricchito la mia personale esperienza poetica.
Cominciare la nostra raccolta con una delle poesie su Berlino, non è stata una scelta volontaria ma il risultato della sistemazione dei testi, secondo l’ordine in cui si presentavano nell’edizione tedesca. Più che coerente con la celebrazione quasi innica della metropoli nel discorso heymiano. Una fatalità provocata dalla materia.

LB: Tradurre la poesia di Heym. C’è una similitudine, un’immagine che possa rendere l’idea di che cosa significa?
RISPOSTA: Non so se vi è mai capitato di camminare sui monti, poco prima che il sole scenda. Quell’ora in cui tutto sembra vivere un momento di sospensione e attesa, è tra le cose più perfette delle quali si possa fare esperienza. Ci si sente attraversati da una certa inquietudine al pensiero che la luce stia per venir meno, quasi una vertigine, che sale in noi e allo stesso tempo promana dal bosco. Animali e piante sembrano ritrarsi alla presenza del passeggiatore, come se si preparassero al mistero di una metamorfosi; si ha l’impressione di trovarsi in un luogo inabitato e vibrante. Tradurre la poesia di Heym significa evocare questo indefinito. 
 
LB: Questo libriccino copre un vuoto. In passato abbiamo registrato qualche movimento attorno alla poesia di Heym, poi è calato un silenzio per certi aspetti inspiegabile. Come mai l'Italia, che traduce molto (e molto anche dalla lingua tedesca), ignora oggi questo poeta? Qualche supposizione a riguardo?
RISPOSTA: Sì, per trovare una traccia della presenza di Heym, come si accennava sopra, bisogna andare indietro agli anni ’70 e ’80. Quel lavoro prezioso meriterebbe oggi di essere ripreso, nell’ottica di una rinnovata e più ampia considerazione del poeta. Sinceramente non saprei spiegare per quale motivo il silenzio abbia preso il posto di una ricerca che avrebbe potuto restituirci una delle voci più dense e significative tra le avanguardie del ‘900. Si potrebbe ipotizzare che la breve vita di Heym abbia suo malgrado contribuito all’idea di un mancato raggiungimento, nella sua carriera letteraria, di una vera e propria maturità artistica. Questo strano equivoco avrebbe forse inibito l’interesse di studiosi o semplici appassionati. Infine il carattere stesso dell’espressionismo, considerato talora dalla sensibilità dei lettori fin troppo lugubre e fosco, e ciò vale specialmente nel caso di Heym, dove il senso della morte riempie davvero ogni verso, questa Stimmung, si diceva, può darsi abbia reso meno appetibile, anche in rapporto a ipoetici scenari di pubblico, un’operazione editoriale. Tutti questi aspetti potrebbero aver finito per oscurare la straordinaria qualità del dettato heymiano.

LB: Cos'altro di Heym potrebbe essere "urgentemente" riproposto in traduzione?
RISPOSTA: L’intera produzione lirica. Un lavoro certamente lungo e molto impegnativo ma che, lo ripeto, permetterebbe di rendere disponibile in italiano una lezione poetica originale e altissima. 
 
LB: Quali sono i nuovi progetti nel tuo cantiere di traduzione e ricerca?
RISPOSTA: Mi sono appena cimentata nella traduzione di alcuni frammenti di Robert Musil. Tornando sul tema della ‘narrazione’, inaugurato dal volumetto dedicato a Benjamin-Heinle, l’ho scandagliato da una diversa prospettiva, quella della guerra e della dissoluzione del binomio stato-identità nella Mitteleuropa; il risultato è una straordinaria insospettabile allegoria dell’Europa attuale.
Sul fronte del mio percorso di scrittura, all’interno di un cantiere popolato da abbozzi ed esercizi, sta lentamente prendendo vita la mia prima raccolta poetica.

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