domenica 5 gennaio 2014

"Quattro Quartetti" di T.S. Eliot tradotti da Roberto Sanesi

Ripescaggi #30

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Di una traduzione d'autore (così si diceva un tempo, almeno) vi voglio parlare con questo ripescaggio. Pesco ancora una recensione, vecchia di oltre dodici anni, uscita per la rivista "daemon". Il libro, celeberrimo, è Quattro quartetti di T.S. Eliot, nella traduzione di Roberto Sanesi (Book Editore, 2001, pp. 96, Euro 10,50, di probabile difficile reperibilità). Proprio in queste ultime settimane il titolo eliotiano è tornato alla ribalta nelle cronache per una lettura d'eccezione fattane da Raffaele La Capria per Enrico Damiani Editore.
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Giunge come una sorpresa questa inedita traduzione dei Four Quartets di Eliot, per mano dello scomparso Roberto Sanesi (1930-2001). Il pregevole lavoro e la gestazione editoriale del progetto spettano all’editore Book.  Questo volume diventa un nuovo tassello per la comprensione di Eliot e per l’apprezzamento di colui che rimane tuttora uno dei principali curatori italiani dell’opera eliotiana. Sanesi parla, nella lettera di presentazione all’inizio del volume, di un suo “pedinamento eliotiano iniziato nel 1945”. Da Massimo Scrignòli, che del progetto di pubblicazione in questione è il principale (ma non unico) artefice, scopriamo che il pedinamento parte verso la fine della guerra, con un Sanesi quindicenne che colloquia di letteratura, e di Eliot in particolare, con un soldato americano che gli regala una copia dei Collected Poems.

Questa traduzione, risalente al periodo 1948-1950, di Burnt Norton, East Coker, The Dry Salvages e Little Gidding è anche arricchita dalla presenza delle note ai Quattro Quartetti di John Hayward. L’apparato è utile non tanto per sterili quanto risibili tentativi di scardinamento del testo bensì per ripercorrere i forti e ramificati riferimenti della mente eliotiana in quella che è l’opera poetica più intensamente autobiografica.

In realtà è però assai complesso parlare dell’autobiografismo in Eliot. Sono queste le poesie in cui meglio si salda l’opera del critico (ricordiamo la fondamentale raccolta di saggi Il bosco sacro, introdotta per la prima volta in Italia da Luciano Anceschi nel 1946) con quella del poeta. Percepibile, più che con l’anteriore The Waste Land (1922, prima traduzione italiana di Mario Praz nel 1932), è il legame dell’opera critica con  questi Quartetti, scritti in diversi momenti tra il 1936 e il 1942. La riflessione sul tempo, i luoghi, la tradizione (letteraria e non), la vibrazione multidirezionale del celebre ‘ correlativo oggettivo ’, la rilettura di Dante e dei metafisici inglesi: tutto questo si innesta in quattro movimenti concepiti sotto la stessa riflessione mistico-religiosa.

Di quest’opera poetica eliotiana non abbiamo in Italia molte versioni. Ricordiamo quelle di Filippo Donini uscita per Garzanti molti anni fa (1959) e quella di Angelo Tonelli (Feltrinelli). Anche Emilio Cecchi s’era cimentato coi Quattro Quartetti; la sua traduzione avrebbe dovuto uscire per Mondadori ma, come noto, non se ne fece più nulla. Con questa versione di Roberto Sanesi, riportata alla luce dopo mezzo secolo, abbiamo modo di avvicinare nuovamente l’affascinante capitolo delle vicende ricettive di Eliot nel nostro paese. Sanesi (nella lettera datata 8 agosto 2000 che accompagna il volume) ci fa presente che cinquant’anni dopo non avrebbe tradotto nello stesso modo alcuni frangenti del testo. La decisione, presa di comune accordo con l’editore, di pubblicare con poche varianti la traduzione conclusa di getto verso il 1950 (è la traduzione di un ragazzo ventenne) sembra comunque la migliore possibile, oltre che la più interessante e stimolante per il lettore.

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