mercoledì 6 maggio 2015

Destino d'un poeta: Emanuel Carnevali

Quote #8

"To repeat or copy the words of another, usually with acknowledgment of the source." Questo il verbo "to quote". Ma in italiano "quote" è il plurale di quota, parola che mi interessa soprattutto nel senso della misura di un'altezza o di un lato. Citando e contestualizzando minimamente passi importanti, cerco un modo assai svelto di dar notizia di libri significativi, possibilmente brevi. Stando breve, pure io.

Di Carnevali ho scritto a più riprese, anche non molto tempo fa, ma torno a farlo con un brano che è sì una breve citazione, ma soprattutto una testimonianza raccolta da una persona che tra le prime ha dato un importante ritratto di questo "uomo che ha fretta" (A Hurried Man si intitolava il libro che Carnevali pubblicò del 1925, titolo ripreso dall'editore Fazi nel suo Racconti di un uomo che ha fretta a cura di Gabriel Cacho Millet e Maria Pia Carnevali, nel 2005). Assieme alle novità più recenti della casa editrice rodigina Il ponte del sale, mi è arrivata questa plaquette di una manciata di pagine intitolata Destino d'un poeta: Emanuel Carnevali, la quale sostanzialmente riproduce un articolo scritto da Eugenio Ferdinando Palmieri per “Il Resto del Carlino” il 23 novembre 1934, accompagnato da due disegni di Giorgio Mazzon, numerati dall'artista stesso. Il testo dell'articolo di Ferdinando Palmieri è quasi "inaugurale" se pensiamo a quando è stato scritto, e direi che è stato giustamente isolato da Il ponte del sale, perché in poche pagine riesce in un ritratto che a distanza di anni non ha perso nulla in vividezza.

A Bazzano, nella trattoria di Porta Castello, il giornalista de "Il Resto del Carlino" raccolse queste parole del poeta:

L'eclisse può produrre bellissime sfumature ma il sole odia la luna quand'essa intralcia il lavoro delle sue braccia. Io odio colori ed anima, io odio nuances e delicatezze, odio le danze. Un povero straccione che cammina con la testa sul petto: ecco il mio dolore. Io sono, io stesso, un dogma: la mia poesia è un semplice grido - grido del primo giorno di conoscenza, ch'io smarrii attraverso tanti giorni di dissipazione... Io voglio essere ciò che il mondo ha mancato di essere: possibilmente la bellezza ch'è l'uomo contro la bruttezza ch'è l'uomo... E se il mondo corre inevitabilmente verso il nulla, ebbene io sarò colui che gli si opporrà. Io amo troppo la vita per vederla così infamata, violentata, disonorata, annullata. Se il mondo imputridisce io sono l'unico essere che consapevolmente rifiuterà di riconoscere il suo imputridimento...



2 commenti:

  1. che bel brano, grazie per averlo postato insieme al resto!

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