domenica 3 agosto 2014

Attorno ad André Salmon. Intervista con Maria Dario

Librobreve intervista #45

Modigliani, Picasso e Salmon
LB: Ho creduto fosse opportuno, per iniziare questa conversazione con la professoressa Maria Dario (docente di letteratura francese all'Università di Padova e nell'ateneo ferrarese), chiedere qualche coordinata su André Salmon, questo grande dimenticato del mondo delle lettere e dell'arte, in patria come fuori dalla Francia.
R: André Salmon (1881-1969) costituisce un caso singolare nella letteratura francese del Novecento. Poeta soprattutto ma anche prosatore, critico d’arte, giornalista si cimentò su tutti i fonti della creazione letteraria nel corso di una lunghissima carriera che si estese dagli inizi del secolo – l’esordio poetico si situa nel 1903 - sino al secondo dopoguerra (la pubblicazione dell’ultima opera, il romanzo Le Monocle à deux coups risale al 1968). 
Esponente di spicco dell’avanguardia letteraria e artistica all’inizio del Novecento a fianco di Apollinaire, Max Jacob, Picasso, che gli furono compagni nell’esplorazione delle molteplici vie della modernità letteraria e artistica, testimone della nascita del cubismo al Bateau-Lavoir, Salmon è anche autore di una vasta produzione memorialistica –in particolare, Montparnasse (1929), L’Air de la Butte (1945) e i celebri Souvenirs sans fin (1956-1961) -, in cui la rievocazione di una stagione culturale straordinaria è il pretesto per la celebrazione del mito collettivo dell’arte moderna. La posterità tuttavia non gli ha riservato lo stesso destino degli altri artisti della rue Ravignan e Salmon è ora relegato ai margini della storia culturale del suo tempo.

Apollinaire
LB: ...eppure ci sono molti, moltissimi motivi per cui il nostro brilla. Potrebbe ripercorrere a sommi capi i principali e provare a dire perché questo brillare è stato forse offuscato? Da chi o da cosa? Sembra quasi ci sia una sorta di minimo scarto o mancato sincronismo tra Salmon e la sua epoca, che di per sé non costituisce un fattore negativo, anzi, ma che forse l'ha consegnato all'oblio nel mondo delle lettere.
R: Ricostruire i meccanismi di accesso alla consacrazione artistica che decretano il successo (o l’oblio) di uno scrittore è un processo complesso che non dipende unicamente dalle sue qualità artistiche intrinseche ma anche dalla sua relazione con quello che Pierre Bourdieu ha definito il “campo letterario” dell’epoca e i suoi valori artistici di riferimento. Così, per comprendere il passaggio dall’immagine di Salmon come “grand poète de la bande” del Bateau-lavoir, ritratto in una posa spavalda davanti alle Trois femmes di Picasso, prima versione delle Demoiselles d’Avignon, parzialmente coperte da un telo, e il profilo sfocato del “sopravvissuto della modernità” impostosi nel secondo dopoguerra bisogna innanzitutto evocare il processo di rimozione dalla storia letteraria seguito alla sua condanna alla dégradation nationale per  cinque anni a causa della sua collaborazione con il quotidiano “Le Petit parisien” durante l’occupazione tedesca. Se questa damnatio memoriae, motivata prevalentemente da interpretazioni ideologicamente orientate della sua attività giornalistica, costituisce uno spartiacque fondamentale per comprendere in parte le ragioni più recenti di una ricezione problematica, occorre tuttavia sottolineare come già alla metà degli anni ’20 la fortuna critica di Salmon conoscesse un’indubbia fase di declino. Le motivazioni risiedono essenzialmente proprio nelle stesse affinità che avevano legato Salmon agli altri poeti del Bateau-Lavoir, a Max Jacob e soprattutto ad Apollinaire nella prima parte del suo itinerario artistico, allorché l’intensa frequentazione tra i due scrittori, tra il 1903 e il 1910, si traduce in un clima poetico comune fatto di temi, motivi echi (il cosmopolitismo, l’erranza, il lirismo del quotidiano). Questo periodo coincide così con la fase ascendente della parabola salmoniana, che vede la pubblicazione di ben tre volumi di versi tra il 1905 e il 1910: Poèmes (1905), Les Féeries (1907), in cui elabora un personalissimo “lirismo del quotidiano”, essenziale e oggettivo, che inaugura una via nuova alla modernità lirica, Le Calumet, 1910; fondatore del “festin d’Esope” con Apollinaire nel 1903 e poi segretario di redazione di “Vers et Prose” di Paul Fort nel 1905. Divenuto giornalista all’“Intransigeant” nel 1909, lancia la critique des poètes in difesa dei pittori moderni e il suo saggio di critica d’arte La jeune peinture française (1912) contiene una "Histoire anecdotique du cubisme" che costituisce la prima testimonianza, a caldo, sul fenomeno cubista. Si comprende allora il ruolo di primo piano che Salmon ha svolto nella vita culturale del suo tempo tanto da essere considerato la grande speranza della poesia francese anche rispetto all’amico Apollinaire, che avrebbe pubblicato Alcools, la sua prima opera poetica importante nel 1913.
Il confronto tra i due poeti diventa tuttavia inevitabile nel momento in cui Apollinaire, grazie alla pubblicazione delle sue prime opere (L’Enchanteur pourrissant, 1909; L'hérésiarque et & Cie, 1910; Le Bestaire 1911) inizia ad ottenere il riconoscimento che sembra sfuggire invece a Salmon dopo la pubblicazione del Calumet, tentativo di conciliazione tra ispirazione moderna e forme liriche tradizionali, considerato un tradimento della poesia modernista proprio nel momento in cui, complice il lancio del manifesto futurista, si assisteva alla ripresa dell’attività dell’avanguardia letteraria che si sarebbe tradotta in uno sperimentalismo parossistico fino allo scoppio della guerra. Questo ripiegamento su moduli espressivi tradizionali costituisce una sfasatura rispetto alle problematiche e ai valori dominanti nel circuito poetico, che avevano orientato le ricerche poetiche di Salmon nei primi anni della sua attività. Questo momento delicato per Salmon è suggellato in modo emblematico da una poesia straordinaria di Apollinarie, il “Poème lu au mariage d’André Salmon”(1909), uno dei testi più suggestivi di Alcools (1913), in cui Apollinaire celebra l’itinerario poetico dell’amico, riprendendone temi, immagini e moduli stilistici e, di fatto, ricreandoli e superandoli in una modulazione profondamente personale. È il procedimento che presiede all’elaborazione poetica di Alcools in cui Apollinaire introietta, riassume e innova la poesia precedente e contemporanea; è per questo che come scrive emblematicamente Cendrars Apollinaire riassume in modo esemplare la poesia dei primi decenni del secolo: «Apollinaire 1900-1911, seul poète de France («Hamac», Dix-neuf poèmes élastiques).
Non è un caso allora che Salmon attraversi una lunga fase di silenzio poetico proprio tra il 1910 e il 1919, in coincidenza con la consacrazione di Apollinaire, e che la sua opera poetica successiva Prikaz sia pubblicata nel 1919, all’indomani della morte dell’amico. Si inaugura così una fase di intensa elaborazione e di rinnovamento per Salmon che vede la pubblicazione del Livre et la bouteille (1920), dell’Age de l’humanité (1921) e di Peindre (1921). A tale fervore poetico si accompagna un’analoga fecondità sul versante della prosa che vede la pubblicazione della raccolta di racconti Monstreschoisis (1918), del Manuscrit trouvé dans un chapeau (1919), originalissimo romanzo autofictionnel composto in stile cubista, di Moeurs de la famille Poivre (1920) e della Négresse du sacré Coeur (1920) solo per citare alcuni titoli. L’irruzione dei surrealisti sulla scena letteraria del primo dopoguerra interrompe bruscamente questa stagione feconda. I giovani di “Littérature” decretano la morte simbolica di Salmon e della sua generazione poetica consegnandola alla storia letteraria. Reverdy e Cendrars abbandoneranno ben presto la poesia mentre Salmon e Max Jacob si estranieranno progressivamente dagli orientamenti letterari in vigore. Situato tra Apollinaire, che fino alla sua morte incarna il simbolo stesso del poeta, e l’affermazione del movimento surrealista egli non vide riconosciuta la sua originalità poetica

LB: Potrebbe brevemente descrivere il suo percorso di avvicinamento a questo "incatalogabile"?
R: Il mio interesse per Salmon avviene attraverso la mediazione dalla figura di Apollinaire. Le mie prime ricerche avevano riguardato “Les Soirées de Paris”, la rivista di cui Apollinaire fu uno dei fondatori nel 1912 prima di diventarne il condirettore nel 1913, in cui Salmon figura brevemente tra i fondatori. Interrogandomi sulle ragioni del suo repentino abbandono della pubblicazione creata intorno ad Apollinaire in una circostanza dolorosa per lui, l’incarcerazione per l’affaire della Gioconda, risulta evidente come la tacita competizione instaurata tra i due poeti vi abbia svolto un ruolo di primo piano. Nel primo numero della rivista infatti figura il Pont Mirabeau (ripreso in Alcools, 1913) di Apollinaire, una delle sue liriche esemplari, mentre Les Observations déplacées di Salmon, note caustiche sull’attualità letteraria e, nel secondo numero, l’Académie des sciences morales et splénétiques, una poesia brillante e leggera, in tono minore, non riesce evidentemente a reggere il confronto con il testo di Apollinaire. Credo che la rivelazione improvvisa della grandezza poetica dell’amico abbia operato una sorta di trauma creativo in Salmon che non solo prende le distanze dalle imprese apollinairiane ma finisce per allontanarsi dai circoli dell’avanguardia poetica; così egli non partecipa alla seconda fase della rivista dell’amico tra il 1913 e il 1914, divenuta la piena espressione di quell’Esprit Nouveau nelle lettere e nelle arti.
Interrogandomi su questa figura enigmatica, ora conosciuta soprattutto per la produzione memorialistica saccheggiata dai critici d’arte e dagli storiografi, si è rivelata invece la personalità originale di uno scrittore che ha contribuito al processo di elaborazione collettiva della modernità ma il cui ruolo è misconosciuto, sovrastato da quelli che come Apollinaire hanno saputo incarnare nel modo più emblematico la poesia del loro tempo.

Jacques Doucet
LB: Mi accennava a un nuovo lavoro sulla corrispondenza tra Salmon e Jacques Doucet (1916-17). Il periodo, oltre ai corrispondenti, mi interessa molto...
R: Recentemente le mie ricerche salmonianesi sono orientate verso la corrispondenza letteraria redatta per Jacques Doucet, una ventina di lettere, in buona parte, inedite redatte tra il 1916 e il 1917, allorché, passata la prima ondata di slancio patriottico, iniziarono a moltiplicarsi i segnali di ripresa dell’attività artistica e letteraria. La mostra di pittura moderna organizzata da Salmon nel luglio 1916 al Palais d’Antin in cui vengono esposte per la prima volta le Demoiselles d’Avignon di Picasso, per le quali il nostro coniò il titolo definitivo, testimonia il ruolo di primo piano di Salmon nella vita culturale durante la guerra. Nell’ottobre di quello stesso anno il celebre sarto Jacques Doucet, mecenate delle lettere e delle arti, commissionò a Salmon, e contemporaneamente a Reverdy, la redazione di una corrispondenza letteraria che avrebbe avuto durata annuale. Sollecitato dal suo interlocutore che gli chiedeva di "préciser certaines attitudes littéraires de notre temps" Salmon intraprende un viaggio a ritroso sino agli inzi del secolo, "le mouvement contemporain eut trop souvent une valeur collective pour qu'il soit possible de le juger en négligeant ses origines". Sensibile alla frattura istituita dalla guerra, l’autore si volge al recente passato, rievocando attraverso i suoi esordi letterari l’avventura di una generazione di poeti e pittori (Apollinaire, Max Jacob, Picasso) le cui vicende personali e artistiche si erano strettamente intrecciate lungo tutto l’avant-guerre.Nella gravità del momento presente lo scrittore si assume il ruolo di storiografo della propria generazione, consegnando all’evocazione memoriale gli anni della giovinezza e con essi una stagione letteraria straordinaria, ormai conclusa,“nos années les plus saintes, nos années d'absolu sacrifice, de rayonnante pauvreté", da tramandare alla posterità. È una stagione che assurge a tempo mitico, destinato ad essere celebrato lungo il resto della sua attività memorialistica. Di fronte alle distruzioni che devastavano la Francia, le sue cattedrali, i suoi archivi, intere città, la necessità di preservare la memoria del passato più recente si fa pressante e costituisce una resistenza ad oltranza contro le rovine operate della guerra. La peculiarità di questa ricostruzione risiede soprattutto nell’ottica della marginalità adottata da Salmon, che accanto ai compagni della rue Ravignan Max Jacob, Picasso e Apollinaire, sullo sfondo, eleva al rango di protagonisti i dimenticati della storia. Queste memorie divengono così il racconto delle carriere abortite, delle speranze deluse, delle opere incompiute, una sorta di cronaca alternativa alla grande storia letteraria.

LB: Se un editore italiano le dicesse "Iniziamo a pubblicare André Salmon" da dove consiglierebbe di partire?
R: Per quanto riguarda le possibilità di traduzione dell’opera salmoniana bisogna ammettere che quest’opera vasta e multiforme non si presta agevolmente a un’operazione di divulgazione culturale, da cui la sua assenza dal panorama editoriale italiano. Se la parte più accessibile di questa produzione resta indubbiamente quella memorialistica e in parte, la critica d’arte, l’opera probabilmente più interessante in ragione della sua originalità resta indubbiamente Manuscrit trouvé dans un chapeau; corredata dai magnifici disegni di Picasso, quest’opera inclassificabile che alterna prosa e verso, autobiografia e fiction nella cornice strutturale del manoscritto ritrovato ci fa penetrare nel cuore stesso della laboratorio della scrittura salmoniana, nei suoi motivi più profondi, nelle sue esigenze espressive più vitali.

3 commenti:

  1. Che bella scoperta

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  2. È pressoché impossibile trovare il libro manuscrit trouvè dans un chapeau di Salmon ....... per leggere i suoi"Souvenir sans fin" l'ho dovuto chiedere direttamente a Gallimard .....bah, si trova più facilmente la tamaro (in minuscolo"

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