Visualizzazione post con etichetta Manni Editori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Manni Editori. Mostra tutti i post

lunedì 29 settembre 2014

da "Tutte le poesie" di Edoardo Cacciatore

Una poesia da #43


Nomen omen. Edoardo Cacciatore (Palermo, 1912 - Roma, 1996) rimane ancor oggi, a quasi vent'anni dalla morte, un poeta cacciatore. Scusate questa banalità, così telefonata in sede introduttiva, ma non troverei un modo più semplice per avviare questo breve post dedicato alla poesia di questo semidimenticato del Novecento, del quale l'editore Manni rende ancora disponibili le poesie in un unico volume intitolato Tutte le poesie (pp. 672, euro 30, a cura e con presentazione di Giorgio Patrizi, all'interno della collana curata da Romano Luperini). Il compito di illustrare la sua poesia mi è precluso, ma le intenzioni che per me mettono in opera simili brevissimi post sono circa le seguenti: 1) rimettere in circolo da questo spazio comunque appartato e non rilevante un nome di un poeta che pare scomparso: è comunque un inizio; 2) provocare ovvero provocare sia reazioni, se ve ne sono, ma anche essere provocatorio contro la sicumera diffusa attorno al sapere cosa sia o non sia poesia oggi; 3) tradizione, tradizione, tradizione e tradizione e non lo scrivo quattro volte per essere conservatore, anche se essere conservatori è pur sempre un'opzione filosofica e epistemologica rispettabile che dobbiamo provare a comprendere, tanto più in poesia, un'opzione che quasi paradossalmente hanno meglio presente i poeti che fanno vera ricerca e vera caccia. Lo scrivo quattro volte perché non possiamo pensare di fare poesia senza desiderare di conoscere la tradizione di Tasso, Poliziano, Parini e aggiungo - non a caso scrivendo di Cacciatore - di tutta la nostra lirica manierista; parimenti poi non possiamo nemmeno pensare che conoscerla sia un viatico per essere poeti, anzi, ma questo è fin troppo ovvio forse; 4) io credo che avendo chiari questi punti sia allora possibile riconoscere che i percorsi della poesia non sono mai autostrade o linee ad alta velocità, ma sempre più spesso sentieri mal tracciati o addirittura fiumi carsici e anche quando paiono linee ad alta velocità (come pareva la linea lombarda?) è più saggio percorrerle con un turistico e quasi irrispettoso passo, lentamente, lasciando una bava di lumaca o, meglio ancora, addirittura stando fermi a osservare tutto da sopra un viadotto o a cavalcioni di un guardrail. Edoardo Cacciatore oggi mi ha aiutato a dire di tutto ciò. Non so se sarebbe contento. Probabilmente no. Ma è così che si va a caccia, coi pensieri del mattino presto e chi potrà mai dire se fu proprio cacciando che si registrarono le prime manifestazioni di quella che chiamarono poesia. Ma poi scusatemi: vi interessa così tanto il problema dell'origine della poesia?



Il testo che segue è tratto da La puntura dell'assillo: cinquanta ed un sonetto pubblicato a Milano da Società di poesia nel 1986 con una prefazione di Alfredo Giuliani.

XXXVII
Smania è il pensiero

Per quanto l'astuzia il rigore pareggi
Nel mettere in orbita audacia di razzi
L'assillo che punge può più - in beccheggi
Di slanci e di transiti ormai tu ti spiazzi
In corpo ci sei ma non avvantaggi
Quell'area esule sempre sul piede
D'imporre al sorpasso accedente viaggi
In cui minimizzi la gretta tua sede
Insisti e l'assillo ha preso il tuo posto
Molteplice pensi ed i sensi pedestri
Già pèrdono alluzzo ancor più discosto
Ti esoneri esòrbiti in smania di estri
-----Senz'orbita ormai assai volentieri
-----Tu calcoli e scòrpori ubiquo i pensieri.

domenica 9 marzo 2014

da "Metro C" di Alessandro De Santis

Una poesia da #32


Quando qualcuno mi cerca per mandarmi un libro io sono, il più delle volte, contento, a maggior ragione se questo blog diventa l'occasione per leggere cose nuove e se qualcosa muove non solo chi lo amministra ma anche chi lo legge. Così è nato un breve scambio con Alessandro De Santis, il quale mi ha cercato per mandarmi il suo secondo libro di poesia, Metro C (Manni Editori, pp. 72, euro 12, con una nota di Aurelio Picca), che segue Il cielo interrato pubblicato da Joker nel 2006. L'impianto dell'opera è chiaro sin dal titolo (e sin dalla copertina). Un componimento per ogni fermata - stazione della capitale. Da tempo avevo fatto la mia scelta da questo libro tanto bello quanto compatto per questo spazio di segnalazioni: "Oslavia". Poi, scrivendo all'autore, ho allargato anche al componimento intitolato "Torre Maura". L'autore, che per anni ha curato il blog LUMINOL e l'omonima collana delle Edizioni Socrates, è stato recentemente scelto da Franco Buffoni e dal comitato di lettura per quello che diventerà il "XII quaderno di poesia contemporanea" di Marcos y Marcos, come potete ricavare da questo comunicato nel sito dell'editore.


Torre Maura
Ore 10,35. Sguardi ottimisti. Un insolito vento


L’uomo senza braccia
non cerca appigli
l’uomo senza braccia
ha sporte che gli pendono dai lembi
muove il mento
come a voler dire qualcosa
il volto smunto
povero di peli
un tipo biondo lo fissa
segue con lo sguardo
la sua ellittica geometria
un uomo – si sa – esige dei legami
non ha motivo d’essere
quell’albero potato,
senza rami. 



Oslavia
Ore 09,55. Nel chiostro.
Libri che nessuno comprerà 



No, non sarà già un terremoto
quello che ci spazzerà via,
né una risata buona e giusta
quella che ci seppellirà
Un cancro ad un polmone invece dirà fine
È stanco di parole, Fabio
un nome come tanti
impugna la sua penna e inizia
a disegnare la ninfea
nascosta dentro al suo
polmone, e gli sbatte la palpebra,
come un pipistrello in pieno giorno.