Della neonata casa editrice Giometti&Antonello di Macerata (si recupera il nome della città anche nelle copertine dei libri, come visto in secoli passati) si è già parlato qui l'anno scorso, poco dopo l'annuncio dell'avvio dei lavori, e in fondo a questo articolo troverete il link che vi riporta a quella intervista ai fondatori che danno il nome alla casa editrice. Ora, dopo il Lenz di Georg Büchner, quasi un numero zero, le pubblicazioni partono davvero e simbolicamente la prima creatura è il volume di memorie di quel gran inventore dell'editoria novecentesca che risponde al nome di Kurt Wolff. Un nome mitico, per chi ad esempio si affascina a sentir parlare di "editoria di catalogo" à la Adelphi, tanto per fare un nome, insomma uno di quei grandi personaggi che hanno plasmato il modo di pensare e fare i libri, filtrare, ma soprattutto - ed è la messa in luce di questo lato uno dei principali meriti di queste Memorie - una persona che ha segnato profondamente il modo di intendere quella delicata relazione che si instaura tra editore e autori. Dicevamo che inaugurare le pubblicazioni con Memorie di un editore. Kafka, Walser, Trakl e gli altri (pp. 144, brossura con bandelle, ampio formato 165x235, euro 14, traduzione di Manlio Mosella) si presenta quasi come un gesto simbolico e sembra che l'ex Quodlibet Gino Giometti e il suo socio Danni Antonello vogliano ripartire dalla ricostruzione di uno scheletro di un'editoria sempre più spappolata e disorientata affidandosi prima a un nume tutelare. Insomma, l'accento è posto inevitabilmente sull'editore, con tutte le difficoltà che tale accento può comportare se riportato al contesto odierno, dove sembrano mancare tutte ma proprio tutte le prerogative di Wolff e dei suoi autori. Eppure è corretto riportare l'accento sull'editore, visto che all'editore si pensa sempre troppo poco, o perché è diventato azienda tout court e quindi poco interessante oppure perché la sua figura potente, febbrile e fabbrile, si è via via sminuzzata e deresponsabilizzata in tante figure consulenziali (con rare eccezioni). Il rinculo di questo colpo porta la nostra mentalità feticistica (feticistica anche nei confronti dell'editore, va da sé) a deviare e riconoscere quasi tutta l'importanza all'autore. Ma è scontato che sia così? No, non è scontato, e leggere Wolff serve primariamente a rispondere no a una domanda del genere. C'è un dialogo e confronto tra editore e autore che è un grande patrimonio nascosto della storia letteraria. Alla luce di simili ragionamenti, si auspica che avendo pubblicato per primi il "viatico" di Kurt Wolff, Giometti&Antonello non si limiti a ripescare o riscoprire fondamentali opere del passato, magari dimenticate, ma possa col tempo arrivare ad agire sul presente, proprio come faceva Wolff che andava a cercare Trakl dopo aver letto le sue poesie in rivista. Qui solo il tempo - un fattore fondamentale in editoria, e allora la figura dell'antiquario Antonello diventa intrigante - potrà mostrarci cosa uscirà da questa nuova casa editrice in Macerata.
Mi soffermo brevemente sul libro e sull'editore. L'immagine che emerge da questo volume è un editore filtro e segugio, un corteggiatore coraggioso. Innestato sul tronco dell'Espressionismo cosiddetto mitteleuropeo, Wolff ha operato per oltre un quarto di secolo, tra il 1913 e il 1940. Fu anche editore d'arte in suolo italiano, a Firenze, e nel 1942, transfuga come un'intera classe intellettuale negli USA, fondò la Pantheon Books. Nella sua Germania tornerà solo nel 1960 e purtroppo morirà di lì a poco, nel 1963 a 76 anni. Il libro è appunto un libro di memoria, un fare ordine. Gli autori che queste memorie avvicinano sono allora, fra gli altri, Kafka, Walser, Trakl e il simpaticissimo e imprevedibile Kraus. Questi scritti riguardano la fase di "lancio" e costruzione dalla base del progetto editoriale e pertanto diventano interessanti, proprio perché rivolti a quel momento in cui le cose sono ancora in principio.
Questa inedita alchimia della casa editrice Giometti&Antonello è interessante e ci parla di un "fuoriuscito" dell'agambeniana Quodlibet (Gino Giometti) e del creatore della libreria antiquaria "Scaramouche" (Danni Antonello), due realtà geolocalizzate a Macerata. Intendo dire che è interessante questo incontro, e peculiare, a mio avviso, come già insinuato poco sopra, è l'innesto che arriva dal versante antiquario, se saprà trasformarsi in una visione nuova. Oltre a questo volume fondativo, prima edizione italiana delle memorie di un editore mitico, personaggio tanto citato quanto forse poco letto - e già questo costituisce motivo d'interesse - è già disponibile il libro che il poeta Jacques Prevel ha dedicato ad Antonin Artaud. Aggiungo che assieme al già citato Georg Büchner, per il primo anno Giometti&Antonello accoglierà nel proprio tragitto autori (ma anche curatori o traduttori) quali Drieu La Rochelle, Luciano Bianciardi, James Joyce, Rodolfo Wilcock, Samuel Beckett, Edoardo Camurri, Paolo Nori, Velimir Chlebnikov, Ernst Jünger, Albert Hofmann, Osip Mandel’stam e John Cage. Infine, per leggere l'intervista dedicata alla casa editrice nell'aprile 2014, potreste andare qui.
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venerdì 18 dicembre 2015
martedì 3 novembre 2015
da "Le poesie" di Georg Trakl
Una poesia da #55
Leggere una grande guerra #18
Stimato amico, abbiamo alle nostre spalle quattro settimane di marce faticosissime lungo tutta la Galizia. Da due giorni sostiamo in una cittadina della Galizia occidentale nel cuore di un dolce e ridente paesaggio collinare, e dopo tutti gli enormi avvenimenti dell'ultimo periodo ci concediamo finalmente un po' di pace. Domani o dopodomani riprenderemo a marciare. Sembra prepararsi un nuovo, immane massacro. Voglia il cielo esserci misericordioso questa volta! Cordiali saluti a Sua moglie e ai Suoi cari figli. Suo devoto Georg Trakl
Queste parole, indirizzate all'amico Ludwig Von Ficker, partivano alla volta di Innsbruck verosimilmente dalla cittadina di Limanova, ai primi di ottobre del 1914. Circa un mese più tardi, il 3 novembre, nella notte di Cracovia, l'anticipatore delle catastrofi mondiali (nella lettera, fra l'altro, fa riferimento alla recente carneficina di Grodek, alla quale dedicò una delle sue poesie più note), da molti considerato il più grande poeta di lingua tedesca del Novecento, morì per un'overdose di cocaina. Nella sua cortissima Prefazione al volume di Garzanti intitolato Le poesie (pp. 336, euro 9, a cura di Vera degli Alberti e Eduard Innerkofler, con introduzione di Margherita Caput e Maria Carolina Foi, prima edizione del 1983), Claudio Magris notava che "L'avventura randagia della poesia, che scopre la verità della condizione umana, è irriducibile al programma politico, ma proprio in questa scissione risiede il suo valore politico, la violenta illuminazione con la quale essa mette in luce il nucleo della situazione storica, quell'antitesi fra il singolo e la società che costruisce già il mondo contemporaneo". Dal nucleo di testi relativi all'esperienza bellica estrapolo Im Osten. La lettera riportata in apertura e la foto di Trakl sulla spiaggia del Lido a Venezia un anno prima della morte si trovano in Gli ammutoliti. Lettere 1900-1914 (Quodlibet, 2006, pp. 240, euro 16,50, a cura e con un saggio di Clio Pizzingrilli).
SUL FRONTE ORIENTALE
Ai selvaggi organi della tempesta invernale
somiglia del popolo l'oscura collera,
la purpurea onda della battaglia,
di stelle sfondate.
Con cigli infranti, argentee braccia
fa cenno ai soldati morenti la notte.
Nell'ombra dell'autunnale frassino
sospirano gli spiriti degli abbattuti.
Sterpaglia spinosa cinge la città.
Da sanguinanti gradini discaccia la luna
le atterrite donne.
Selvaggi lupi irruppero attraverso la porta.
IM OSTEN
Den wilden Orgeln des Wintersturms
Gleicht des Volkes finstrer Zorn,
Die purpurne Woge der Schlacht,
Entlaubter Sterne.
Mit zerbochnen Brauen, silbernen Armen
Winkt sterbenden Soldaten die Nacht.
Im Schatten der herbstlichen Esche
Seufzen die Geister der Erschlagenen.
Dornige Wildnis umgürtet die Stadt.
Von blutenden Stufen jagt der Mond
Die erschrockenen Frauen.
Wilde Wölfe brachen durchs Tor.
Leggere una grande guerra #18
![]() |
| Sulla spiaggia del Lido di Venezia, 1913 |
Queste parole, indirizzate all'amico Ludwig Von Ficker, partivano alla volta di Innsbruck verosimilmente dalla cittadina di Limanova, ai primi di ottobre del 1914. Circa un mese più tardi, il 3 novembre, nella notte di Cracovia, l'anticipatore delle catastrofi mondiali (nella lettera, fra l'altro, fa riferimento alla recente carneficina di Grodek, alla quale dedicò una delle sue poesie più note), da molti considerato il più grande poeta di lingua tedesca del Novecento, morì per un'overdose di cocaina. Nella sua cortissima Prefazione al volume di Garzanti intitolato Le poesie (pp. 336, euro 9, a cura di Vera degli Alberti e Eduard Innerkofler, con introduzione di Margherita Caput e Maria Carolina Foi, prima edizione del 1983), Claudio Magris notava che "L'avventura randagia della poesia, che scopre la verità della condizione umana, è irriducibile al programma politico, ma proprio in questa scissione risiede il suo valore politico, la violenta illuminazione con la quale essa mette in luce il nucleo della situazione storica, quell'antitesi fra il singolo e la società che costruisce già il mondo contemporaneo". Dal nucleo di testi relativi all'esperienza bellica estrapolo Im Osten. La lettera riportata in apertura e la foto di Trakl sulla spiaggia del Lido a Venezia un anno prima della morte si trovano in Gli ammutoliti. Lettere 1900-1914 (Quodlibet, 2006, pp. 240, euro 16,50, a cura e con un saggio di Clio Pizzingrilli).
SUL FRONTE ORIENTALE
Ai selvaggi organi della tempesta invernale
somiglia del popolo l'oscura collera,
la purpurea onda della battaglia,
di stelle sfondate.
Con cigli infranti, argentee braccia
fa cenno ai soldati morenti la notte.
Nell'ombra dell'autunnale frassino
sospirano gli spiriti degli abbattuti.
Sterpaglia spinosa cinge la città.
Da sanguinanti gradini discaccia la luna
le atterrite donne.
Selvaggi lupi irruppero attraverso la porta.
IM OSTEN
Den wilden Orgeln des Wintersturms
Gleicht des Volkes finstrer Zorn,
Die purpurne Woge der Schlacht,
Entlaubter Sterne.
Mit zerbochnen Brauen, silbernen Armen
Winkt sterbenden Soldaten die Nacht.
Im Schatten der herbstlichen Esche
Seufzen die Geister der Erschlagenen.
Dornige Wildnis umgürtet die Stadt.
Von blutenden Stufen jagt der Mond
Die erschrockenen Frauen.
Wilde Wölfe brachen durchs Tor.
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