Storie di collane micro #13
©overtures #9
Il libro più recente della collana "Idòla" di Laterza, l'unico uscito finora nel 2015, è «Il matrimonio omosessuale è contro natura». Falso! (pp. 152, euro 9) della filosofa teoretica Nicla Vassallo. Il titolo è centrato, semplice e va diritto al punto: non possiamo enunciare un istituto, culturale giuridico e/o religioso, come il matrimonio e parlare poi di "contro natura" nel caso di quello omosessuale. Ogni matrimonio è "contro natura" e quest'affermazione non sottende un giudizio di valore sul matrimonio in quanto istituto, bensì una banalissima constatazione. Possiamo parlare di tantissimi aspetti, ma non uscire con un'affermazione come quella virgolettata nel titolo di questo libro e dobbiamo capirlo, pena la penosità penosa di qualsiasi argomentazione, più o meno improvvisata, più o meno umorale, che si può ascoltare in giro. C'è qualcosa che fa a cazzotti sin da subito, insomma, e il libro di Nicla Vassallo sostanzialmente si sofferma su questo (e per quanto concerne il caso italiano e la sua unicità in Europa, cerca coraggiosamente di non trovare scorciatoie dando tutta la colpa alla vicinanza del Vaticano). Va da sé che l'ho fatta fin troppo semplice, ma il libro in questione, interessante attuale e quanto mai necessario, mi offre lo spunto per spostarmi e fare qualche osservazione su questa collana e sulla tenuta del concetto di collana in editoria. Laterza e Il Mulino, sotto certi aspetti, licenziano collane simili, contraddistinte da una tematizzazione forte, concept di collana e concept grafico molto diretti che prevedono spesso una sostanziale assenza di immagini in copertina (questo fatto, oltre a garantire un risparmio su eventuali diritti d'immagine, velocizza non poco la grafica). Nel caso specifico di Laterza abbiamo il titolo in primo piano, riportato tra virgolette, come a dire "campionatura di una frase che si sente spesso dire in giro", quindi un ben visibile timbro rosso VERO! o FALSO! (un po' televisiva come scelta, ma di sicuro impatto) e quindi sulla parte bassa nome dell'autore (o degli autori) e rimandi al nome di collana e all'editore. Il tutto giocato a tre colori, anzi due, nero e rosso su fondo bianco. La cosa migliore, per farsi un'idea di come è stata architettata la collana, è scorrere i titoli sinora usciti.
Andrea Baranes, “Dobbiamo restituire fiducia ai mercati” Falso!
Zygmunt Bauman, “La ricchezza di pochi avvantaggia tutti” Falso!
Luciano Canfora, “È l'Europa che ce lo chiede!” Falso!
Innocenzo Cipolletta, “In Italia paghiamo troppe tasse” Falso!
Paolo Flores d'Arcais, “La democrazia ha bisogno di Dio” Falso!
Ippolita, “La Rete è libera e democratica” Falso!
Loredana Lipperini, Michela Murgia, “L'ho uccisa perché l'amavo” Falso!
Ugo Mattei, “Senza proprietà non c'è libertà” Falso!
Federico Rampini, “Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale” Falso!
Marco Revelli, “La lotta di classe esiste e l'hanno vinta i ricchi”. Vero!
Nicla Vassallo, “Il matrimonio omosessuale è contro natura”. Falso! (Qui un video con un'intervista all'autrice)
(Al di là di tutto questo, ad un livello più generale, nello
sconquasso dell'editoria, mi domando spesso se e fino a quando reggerà
il concetto di "collana" così come lo abbiamo conosciuto. Non so se vi capiti mai di pensarci.)
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venerdì 12 giugno 2015
venerdì 16 gennaio 2015
La collana “Богатыри“ di Damocle edizioni dedicata ai classici e contemporanei della letteratura russa
Storie di collane micro #12
Di Damocle Edizioni ho già parlato in un paio di occasioni. La casa editrice veneziana è specializzata nella pubblicazione di tascabili in doppia lingua e libri d’artista, saggistica, poesia e teatro (è presente nel centro storico di Venezia con una propria libreria dove è possibile trovare una raccolta di libri in italiano, inglese, francese, tedesco, russo, lettone, portoghese e spagnolo, di cui molti cuciti a mano e in tiratura limitata).
La nuova collana “Богатыри“, a cura di Chiara Munerato, è dedicata ai classici e contemporanei della letteratura russa. Ogni libro è cucito a mano e presenta il testo a fronte russo-italiano. Riporto qui sotto alcune informazioni che ho ricevuto da Pierpaolo Pregnolato, che ringrazio.
La prima uscita è un testo inedito per l’Italia di Michail Bulgakov.
Era maggio (Был май) è un racconto scritto nel 1934, ma pubblicato solo nel 1978. Il protagonista, cui non viene mai dato un nome, incontra casualmente un drammaturgo, Polievkt Eduardovič, che in modo un po’ scontroso gli dà delle dritte su una sua pièce. Tale incontro avviene in una Mosca primaverile, nel mese di maggio, appunto, e a fare da sfondo alla storia è il caos che in questa città regna sovrano. Il testo si focalizza sui sentimenti e le sensazioni del protagonista, che dalle memorie della moglie di Bulgakov scopriamo essere l’autore stesso. Il racconto è stato tradotto da Chiara Munerato e l’illustrazione in copertina è di Margarita Fjodorova.
"И исчез май. И потом был июнь, июль. А потом наступила осень. И все дожди поливали этот переулок, и, беспокоя сердце своим гулом, поворачивался круг на сцене, и ежедневно я умирал, и потом опять настал май."
"E maggio scomparve. Ci fu poi giugno, luglio. Quindi arrivò l’autunno. E tutte le piogge annaffiavano quel vicolo, il ciclo si chiudeva sulla scena, angustiando il cuore con il suo brusio, ed ogni giorno io morivo, e poi ancora venne maggio."
La seconda uscita è un testo di Fëdor Dostoevskij. Due suicidi (Два самоубийства) è un estratto dal Diario di uno scrittore, un compendio di memorie e riflessioni personali, redatto dall’autore a partire dal 1873. Due suicidi fu scritto nel mese di ottobre del 1876. Anche in questo caso la traduzione è di Chiara Munerato e l'illustrazione in copertina è di Margarita Fjodorova.
"...никогда нам не исчерпать всего явления, не добраться до конца п начала его. Нам знакомо одно лишь насущное видимо-текущее, да и то понаглядке, а концы и начала — это всё еще пока для человека фантастическое."
"...non ci sarà mai dato di esaurire un fenomeno nella sua interezza, di raggiungerne l’inizio e la fine. Conosciamo solo ciò che è presente, reale ed evidente, e per di più solo poco per volta, mentre la fine e l’inizio restano per l’uomo ancora qualcosa di fantastico."
sabato 18 gennaio 2014
La collana "Isola", libriccini di poesia e disegni a cura di Mariagiorgia Ulbar e Andrea Bruno
Storie di collane micro #11
Per chi voglia provare a fare buoni libri di poesia c'è spazio. Forse c'è più spazio che mai. Ovvio che magari dobbiamo scordarci copertine rigide, sovraccoperte, grandi formati e foliazione, distribuzione capillare. Ma questo non significa scarsa cura grafica, anzi. E poi non è in quelli apparati che dobbiamo cercare e possibilmente trovare la poesia, anche se la fattura del libro può ancora rivestire una certa importanza: il blasone di certe collane di poesia storiche ormai inizia a scricchiolare sonoramente. Mi pare di aver sostenuto quest'idea già altre volte e la ribadisco. Un'ulteriore conferma arriva anche dalla nuovissima collana dal nome huxleyano di "Isola" di Mariagiorgia Ulbar e Andrea Bruno. "Libriccini di poesia e disegni" recita il sottotitolo. Libri davvero piccoli, 16 pagine, che però dimostrano una progettazione coerente ed efficace, nata - suppongo - sulla scia di un libretto che oggi potremmo considerare il numero zero della collana, Osnabrück, contenente poesie della Ulbar e illustrazioni di Bruno. Se quel libretto presta forse il format a questa nuova collana, l'ultima sezione de I fiori dolci e le foglie velenose, "Isola", presta il nome a questa nuova collana terracquea. Chi la inaugura? In alto vedete la copertina di Da un luogo vacillante di Yari Bernasconi (1982), poeta della Svizzera italiana che avevamo già potuto apprezzare nell'ultimo Quaderno edito da Marcos y Marcos (si veda anche qui) e che rileggeremo presto per le sue importanti curatele su Giorgio Orelli, in uscita in questo 2014. Il suo libro illustrato da Guido Volpi inizia così: "Correvi nelle stanze disfatte, tra i mattoni, / nel grumo di pareti sbiadite e abbandonate. / Sapevi dove andavi: anche al buio, la sera, / riconoscevi il contorno dei mobili, le tracce / di chi aveva deciso di partire (lasciando tutto). [...]".
Sono contento di aver trovato in un altro libretto della collana, Cosa inutile, l'opportunità di leggere più diffusamente Dina Basso (siciliana di Scordia, classe 1988) che scrive nel proprio dialetto. Nel suo libretto illustrato da Elena Guidolin mi ha colpito in particolar modo questo testo che comincia così: "Arristava abbabanuta / ogni vota ca scupreva / do trasportu de' cavaddi / verso i cursi e no maceddu. / Iddi fermi, supra i rroti / u travagghiu è ddo muturi, / comu u latti dintra i camii / comu i camii da binzina / ca ieunu versu u rifornimentu. [...]" (Restavo abbacinata / ogni volta che scoprivo / del trasporto dei cavalli / verso le corse e al macello. / Loro fermi, sopra le ruote / il lavoro è del motore, / come il latte dentro i camion / come i camion della benzina / che andavano verso il rifornimento. [...]").
"distratti / dal profumo delle rose / abbiamo barattato / il cosa era con il quanto siamo // simili nel gambo // storti nelle pose // dentro un male incorniciato/ stiamo cresciuti / ma completamente soli [...]" La poesia di Sergio Rotino (Lecce, 1958, da tempo a Bologna, tra i fondatori di una delle più belle riviste degli anni passati, "Versodove") è contenuta in Altra cosa da inventare, libriccino stavolta intervallato dai disegni del bravissimo Davide Catania, illustratore dotato di uno dei tratti più convincenti tra quelli che accompagnano questa prima infornata di titoli. La lunga frequentazione del cinema salda in questo volume di "Isola" la compenetrazione tra parole e quel delicato fenomeno che diventa un'illustrazione di queste. Di Rotino vorrei consigliare un piccolo proseguimento qui (ma prima di cliccare arrivate alla fine di questo post, se avete voglia, sennò non tornate più).
L'accoppiata Ulbar-Bruno ritorna dopo Osnabrück in Transcontinentale, volume dove l'ossessione del viaggio dell'autrice abruzzese nata a Teramo nel 1981 appare sin da un titolo che s'annuncia più come una lacerazione che come un'unione di terre. La rete da pesca della scrittura insulare di Mariagiorgia Ulbar ha rivisitato e riparato tante maglie, se la confrontiamo con il bel libro d'esordio I fiori dolci e le foglie velenose (un libro che ha solo il difetto, a causa della copertina, di finire sicuro dentro lo scaffale "Giardinaggio" delle librerie se nelle librerie dovesse arrivare). Cambia la rete, cambiano le maglie e cambiano i pesci di cui si nutre l'autrice ("che se mangi poi per forza devi espellere / e che questo vale anche per l'affetto" scriveva a proposito nel libro d'esordio), ne restano imbrigliati altri, nuovi animali, nuove peregrinazioni sul tempo con un passo che batte un ritmo tra l'ancestrale e il postatomico: "Pur cercando io non ho mai trovato / una cosa in me che mi rendesse / un essere stanziale , un animale / come un cane, un cinghiale o un lupo. / Vagare per desolazioni ampie / - territori boscosi o di pietre - / lunghe, spaziose, remote / ma sapere riconoscere le proprie."
Una nuova infornata di titoli è già impastata. Di Alessandra Carloni Carnaroli è già pronto Sei Lucia illustrato da Paolo Parisi. Le accoppiate poeti-illustratori annunciate sono degne di nota. Un'anticipazione? Carlo Bordini-Silvia Rocchi, Azzurra D'Agostino-Michelangelo Setola e Fabio Donalisio-Marco Corona. Questo è il sito della collana Isola. Un'intervista di approfondimento e presentazione del progetto di Gianni Montieri a Mariagiorgia Ulbar si può leggere qui.
In bocca al lupo.
Per chi voglia provare a fare buoni libri di poesia c'è spazio. Forse c'è più spazio che mai. Ovvio che magari dobbiamo scordarci copertine rigide, sovraccoperte, grandi formati e foliazione, distribuzione capillare. Ma questo non significa scarsa cura grafica, anzi. E poi non è in quelli apparati che dobbiamo cercare e possibilmente trovare la poesia, anche se la fattura del libro può ancora rivestire una certa importanza: il blasone di certe collane di poesia storiche ormai inizia a scricchiolare sonoramente. Mi pare di aver sostenuto quest'idea già altre volte e la ribadisco. Un'ulteriore conferma arriva anche dalla nuovissima collana dal nome huxleyano di "Isola" di Mariagiorgia Ulbar e Andrea Bruno. "Libriccini di poesia e disegni" recita il sottotitolo. Libri davvero piccoli, 16 pagine, che però dimostrano una progettazione coerente ed efficace, nata - suppongo - sulla scia di un libretto che oggi potremmo considerare il numero zero della collana, Osnabrück, contenente poesie della Ulbar e illustrazioni di Bruno. Se quel libretto presta forse il format a questa nuova collana, l'ultima sezione de I fiori dolci e le foglie velenose, "Isola", presta il nome a questa nuova collana terracquea. Chi la inaugura? In alto vedete la copertina di Da un luogo vacillante di Yari Bernasconi (1982), poeta della Svizzera italiana che avevamo già potuto apprezzare nell'ultimo Quaderno edito da Marcos y Marcos (si veda anche qui) e che rileggeremo presto per le sue importanti curatele su Giorgio Orelli, in uscita in questo 2014. Il suo libro illustrato da Guido Volpi inizia così: "Correvi nelle stanze disfatte, tra i mattoni, / nel grumo di pareti sbiadite e abbandonate. / Sapevi dove andavi: anche al buio, la sera, / riconoscevi il contorno dei mobili, le tracce / di chi aveva deciso di partire (lasciando tutto). [...]".
Sono contento di aver trovato in un altro libretto della collana, Cosa inutile, l'opportunità di leggere più diffusamente Dina Basso (siciliana di Scordia, classe 1988) che scrive nel proprio dialetto. Nel suo libretto illustrato da Elena Guidolin mi ha colpito in particolar modo questo testo che comincia così: "Arristava abbabanuta / ogni vota ca scupreva / do trasportu de' cavaddi / verso i cursi e no maceddu. / Iddi fermi, supra i rroti / u travagghiu è ddo muturi, / comu u latti dintra i camii / comu i camii da binzina / ca ieunu versu u rifornimentu. [...]" (Restavo abbacinata / ogni volta che scoprivo / del trasporto dei cavalli / verso le corse e al macello. / Loro fermi, sopra le ruote / il lavoro è del motore, / come il latte dentro i camion / come i camion della benzina / che andavano verso il rifornimento. [...]").
"distratti / dal profumo delle rose / abbiamo barattato / il cosa era con il quanto siamo // simili nel gambo // storti nelle pose // dentro un male incorniciato/ stiamo cresciuti / ma completamente soli [...]" La poesia di Sergio Rotino (Lecce, 1958, da tempo a Bologna, tra i fondatori di una delle più belle riviste degli anni passati, "Versodove") è contenuta in Altra cosa da inventare, libriccino stavolta intervallato dai disegni del bravissimo Davide Catania, illustratore dotato di uno dei tratti più convincenti tra quelli che accompagnano questa prima infornata di titoli. La lunga frequentazione del cinema salda in questo volume di "Isola" la compenetrazione tra parole e quel delicato fenomeno che diventa un'illustrazione di queste. Di Rotino vorrei consigliare un piccolo proseguimento qui (ma prima di cliccare arrivate alla fine di questo post, se avete voglia, sennò non tornate più).
L'accoppiata Ulbar-Bruno ritorna dopo Osnabrück in Transcontinentale, volume dove l'ossessione del viaggio dell'autrice abruzzese nata a Teramo nel 1981 appare sin da un titolo che s'annuncia più come una lacerazione che come un'unione di terre. La rete da pesca della scrittura insulare di Mariagiorgia Ulbar ha rivisitato e riparato tante maglie, se la confrontiamo con il bel libro d'esordio I fiori dolci e le foglie velenose (un libro che ha solo il difetto, a causa della copertina, di finire sicuro dentro lo scaffale "Giardinaggio" delle librerie se nelle librerie dovesse arrivare). Cambia la rete, cambiano le maglie e cambiano i pesci di cui si nutre l'autrice ("che se mangi poi per forza devi espellere / e che questo vale anche per l'affetto" scriveva a proposito nel libro d'esordio), ne restano imbrigliati altri, nuovi animali, nuove peregrinazioni sul tempo con un passo che batte un ritmo tra l'ancestrale e il postatomico: "Pur cercando io non ho mai trovato / una cosa in me che mi rendesse / un essere stanziale , un animale / come un cane, un cinghiale o un lupo. / Vagare per desolazioni ampie / - territori boscosi o di pietre - / lunghe, spaziose, remote / ma sapere riconoscere le proprie."
Una nuova infornata di titoli è già impastata. Di Alessandra Carloni Carnaroli è già pronto Sei Lucia illustrato da Paolo Parisi. Le accoppiate poeti-illustratori annunciate sono degne di nota. Un'anticipazione? Carlo Bordini-Silvia Rocchi, Azzurra D'Agostino-Michelangelo Setola e Fabio Donalisio-Marco Corona. Questo è il sito della collana Isola. Un'intervista di approfondimento e presentazione del progetto di Gianni Montieri a Mariagiorgia Ulbar si può leggere qui.
In bocca al lupo.
domenica 1 dicembre 2013
La collana Sillabario/TAG delle edizioni Et al., a partire dal Brecht di Rocco Ronchi
Storie di collane micro #10
Tien botta il costrutto editoriale di collana? Mi chiedo spesso se questo costrutto, questo espediente, questa prassi consolidata storicamente del raggruppare i libri in collane resista nel panorama tutt'altro che leggibile dell'editoria italiana. I dati che l'AIE ha fatto girare a ridosso della Frankfurter Buchmesse sono preoccupanti, solo per stare alle cifre. Se pensiamo che comprendono anche quel reparto di pseudocartoleria che popola le librerie, non c'è da stare allegri. Tutto in calo e, come giustamente nota Federico Novaro nel suo contributo per "L'indice dei libri del mese", chi ne fa le spese di questa situazione è il lettore, fantomaticamente inseguito dalle pseudostrategie degli editori e invece paradossalmente frustrato e frustato dalla sferza dell'inseguimento del mercato. Molti editori sono poco più che stampatori (e tiriamo pur dentro anche i grandi, che si rifiutano di fare un mestiere difficile, nobile e tremendo) e il "dato positivo" che Novaro estrapola è un'inquietante ascesa del numero di case editrici. In fondo basta poco per definirsi "casa editrice": un libro all'anno. Ma diverso è "fare editoria", consapevoli che quella della casa editrice è un'impresa in tutte le accezioni della parola "impresa".
“Questo è il più bel mestiere del mondo”, si legge nel sito della casa editrice Et al., abbreviazione di Et alii, espressione molto diffusa nelle bibliografie. A dichiararlo, riferendosi al proprio mestiere, è il direttore Sandro D'Alessandro. In effetti si percepisce, solo a stare nel sito, la voglia di fare editoria nel senso autentico del termine, rischioso, senza prendere in giro nessuno nella lunga filiera che fa passare di mano l'oggetto libro, quando resta fatto di carta (ma scusate, come fate a chiamare "libro" l'ebook? Si tratta di un'altra cosa, che in fondo merita un nome più rispettoso, che non parassiti all'ombra del libro di carta con una "e" davanti). Se poi i libri di questa giovane casa editrice vi sono capitati tra le mani credo che l'impressione di un lavoro condotto con scrupolo, criterio, passione e intuizione sia chiaro.
La buona percezione regge ulteriormente davanti alla microcollana TAG Sillabario curata da Federico Leoni. Sono stato adescato da un bel libercolo di Rocco Ronchi su Brecht. Come sempre, il mix di due autori frequentati in passato può produrre un certo cocktail dal sapore invitante. A dire il vero, se non fossi in periodo di limitata spending review anche per i libri, mi sarei preso subito anche il Dante. Il suono dell'invisibile di Carlo Sini, stavolta per il titolo, oltre che per il mix di autori (di Dante non serve dire, di Carlo Sini ricordo l'antologia di testi che si usava al biennio). Completano il poker di partenza della collana calato dalla casa editrice Wittgenstein. Lo stupore e il grido di Sergio Benvenuto e Descartes. Una teologia della tecnologia dello stesso Federico Leoni.
Il libro di Rocco Ronchi su Brecht è un testo che perlustra la funzione peculiare di cui il drammaturgo rivestì la totalità del suo teatro in uno dei momenti più tragici della storia mondiale. Così diventa possibile ripercorrere in modo condensato molte delle fondamentali speculazioni che lo scrittore di Augusta affidò agli Scritti teatrali pubblicati da Einaudi nella PBE, nella traduzione di Emilio Castellani e Roberto Fertonani. Ronchi pone dapprima Brecht in una linea di riflessione che coinvolge il Platone del X libro della Repubblica, quindi avanza in una fondamentale diade tra tra Brecht e materialismo storico (vi ritornerà anche nell'appendice, dove riprende uno scritto apparso su "il manifesto"), poi s'allarga a Wittgenstein e Bachtin, al celebre straniamento, nel capitolo intitolato appunto Verfremdungseffekt, per concludere con un capitolo che allaccia tecnica di recitazione e filosofia.
In chiusura vorrei riportare il testo - a mio avviso efficacissimo - che presenta il concept di questa collana curata da Federico Leoni. Per rispondere alla domanda che mi ponevo in apertura, direi che di fronte a un simile testo il costrutto di collana sembra ancora reggere egregiamente. Insomma, le idee sembrano chiare, quasi luminose. Non so se il costrutto di collana regga solo presso il fantomatico "lettore forte", una specie che più che in via di estinzione mi sembra sempre più in via di stancante definizione e ridefinizione. La domanda è: a chi giova definire il "lettore forte"?
"Ogni libro della collana presenta un grande autore un classico. Della filosofia, della letteratura, della storia dell’arte. Ma lo presenta in modo tutt’altro che classico. Ne parla per tentare un esperimento con la verità, come diceva Nietzsche. Un filosofo parla di uno scrittore, un narratore di uno storico dell’arte, uno psicanalista di uno scultore. Ciascuno racconta una sua passione segreta. Una sua ossessione. Non è tempo di storicizzare, di collocare autori e testi nel cielo bianco dell’eternità. E’ tempo di dichiarare amore e guerra. Non per un autore o un’opera, ma per il suo presente. E cioè per il nostro."
Tien botta il costrutto editoriale di collana? Mi chiedo spesso se questo costrutto, questo espediente, questa prassi consolidata storicamente del raggruppare i libri in collane resista nel panorama tutt'altro che leggibile dell'editoria italiana. I dati che l'AIE ha fatto girare a ridosso della Frankfurter Buchmesse sono preoccupanti, solo per stare alle cifre. Se pensiamo che comprendono anche quel reparto di pseudocartoleria che popola le librerie, non c'è da stare allegri. Tutto in calo e, come giustamente nota Federico Novaro nel suo contributo per "L'indice dei libri del mese", chi ne fa le spese di questa situazione è il lettore, fantomaticamente inseguito dalle pseudostrategie degli editori e invece paradossalmente frustrato e frustato dalla sferza dell'inseguimento del mercato. Molti editori sono poco più che stampatori (e tiriamo pur dentro anche i grandi, che si rifiutano di fare un mestiere difficile, nobile e tremendo) e il "dato positivo" che Novaro estrapola è un'inquietante ascesa del numero di case editrici. In fondo basta poco per definirsi "casa editrice": un libro all'anno. Ma diverso è "fare editoria", consapevoli che quella della casa editrice è un'impresa in tutte le accezioni della parola "impresa".
“Questo è il più bel mestiere del mondo”, si legge nel sito della casa editrice Et al., abbreviazione di Et alii, espressione molto diffusa nelle bibliografie. A dichiararlo, riferendosi al proprio mestiere, è il direttore Sandro D'Alessandro. In effetti si percepisce, solo a stare nel sito, la voglia di fare editoria nel senso autentico del termine, rischioso, senza prendere in giro nessuno nella lunga filiera che fa passare di mano l'oggetto libro, quando resta fatto di carta (ma scusate, come fate a chiamare "libro" l'ebook? Si tratta di un'altra cosa, che in fondo merita un nome più rispettoso, che non parassiti all'ombra del libro di carta con una "e" davanti). Se poi i libri di questa giovane casa editrice vi sono capitati tra le mani credo che l'impressione di un lavoro condotto con scrupolo, criterio, passione e intuizione sia chiaro.
La buona percezione regge ulteriormente davanti alla microcollana TAG Sillabario curata da Federico Leoni. Sono stato adescato da un bel libercolo di Rocco Ronchi su Brecht. Come sempre, il mix di due autori frequentati in passato può produrre un certo cocktail dal sapore invitante. A dire il vero, se non fossi in periodo di limitata spending review anche per i libri, mi sarei preso subito anche il Dante. Il suono dell'invisibile di Carlo Sini, stavolta per il titolo, oltre che per il mix di autori (di Dante non serve dire, di Carlo Sini ricordo l'antologia di testi che si usava al biennio). Completano il poker di partenza della collana calato dalla casa editrice Wittgenstein. Lo stupore e il grido di Sergio Benvenuto e Descartes. Una teologia della tecnologia dello stesso Federico Leoni.
Il libro di Rocco Ronchi su Brecht è un testo che perlustra la funzione peculiare di cui il drammaturgo rivestì la totalità del suo teatro in uno dei momenti più tragici della storia mondiale. Così diventa possibile ripercorrere in modo condensato molte delle fondamentali speculazioni che lo scrittore di Augusta affidò agli Scritti teatrali pubblicati da Einaudi nella PBE, nella traduzione di Emilio Castellani e Roberto Fertonani. Ronchi pone dapprima Brecht in una linea di riflessione che coinvolge il Platone del X libro della Repubblica, quindi avanza in una fondamentale diade tra tra Brecht e materialismo storico (vi ritornerà anche nell'appendice, dove riprende uno scritto apparso su "il manifesto"), poi s'allarga a Wittgenstein e Bachtin, al celebre straniamento, nel capitolo intitolato appunto Verfremdungseffekt, per concludere con un capitolo che allaccia tecnica di recitazione e filosofia.
In chiusura vorrei riportare il testo - a mio avviso efficacissimo - che presenta il concept di questa collana curata da Federico Leoni. Per rispondere alla domanda che mi ponevo in apertura, direi che di fronte a un simile testo il costrutto di collana sembra ancora reggere egregiamente. Insomma, le idee sembrano chiare, quasi luminose. Non so se il costrutto di collana regga solo presso il fantomatico "lettore forte", una specie che più che in via di estinzione mi sembra sempre più in via di stancante definizione e ridefinizione. La domanda è: a chi giova definire il "lettore forte"?
"Ogni libro della collana presenta un grande autore un classico. Della filosofia, della letteratura, della storia dell’arte. Ma lo presenta in modo tutt’altro che classico. Ne parla per tentare un esperimento con la verità, come diceva Nietzsche. Un filosofo parla di uno scrittore, un narratore di uno storico dell’arte, uno psicanalista di uno scultore. Ciascuno racconta una sua passione segreta. Una sua ossessione. Non è tempo di storicizzare, di collocare autori e testi nel cielo bianco dell’eternità. E’ tempo di dichiarare amore e guerra. Non per un autore o un’opera, ma per il suo presente. E cioè per il nostro."
giovedì 3 ottobre 2013
Alberto Pellegatta illustra la collana "Poesia di ricerca" delle Edizioni Edb
Librobreve intervista #26
Storie di collane micro #9
Qualche giorno fa la presentazione milanese di Wilderbeast di Jack Underwood (UK 1984) e Francesca Moccia (Benevento 1976) è stata un successo. Alberto Pellegatta la ricorda come un "record per la nostra collana, per pubblico e per vendite." Sembra insomma esserci spazio e ascolto per la poesia. Ma non mi va di parlare di poesia e editoria, è uno dei discorsi più noiosi che si possa fare. Mi premeva più che altro sottolineare che forse non è del tutto vero quello che ci raccontiamo attorno alla poesia da troppo tempo. Forse bisogna semplicemente agire, come avviene nelle scelte di questa collana. Allora andiamo più a fondo dentro il contenitore che accoglie anche il nuovo libro di Underwood e che si chiama "Poesia di ricerca" (è pubblicata dalle Edizioni Edb). Ne parliamo con Alberto Pellegatta, suo principale animatore.
LB: L'aggancio per iniziare arriva dal recente libro di Leopoldo María Panero (Madrid, 1948) intitolato Il cervo applaudito e tradotto da Ianus Pravo. Ci racconti che libro è? E chi è Leopoldo María Panero?
RISPOSTA: Leopoldo María Panero è autore dell’opera più radicale della poesia spagnola contemporanea, un autore immaginifico con una biografia travagliata e un linguaggio lacerato. Vive nel manicomio psichiatrico di Las Palmas e, non scrivendo più di suo pugno, ha dettato questo libro al nostro traduttore. Il cervo applaudito è un libro inedito anche in Spagna, probabilmente il più bello pubblicato negli ultimi anni dall’autore di Peter Pan non è che un nome. Lo abbiamo presentato a Barcellona davanti a un pubblico numeroso, e presto sarà presentato anche all’Università di Palermo, dove è già entrato in una tesi di laurea.
LB: Allarghiamo lo sguardo alla collana che curi per le Edizioni Edb. Quali titoli sono usciti sinora? Ce li descrivi brevemente?
RISPOSTA: Siamo ormai al quinto titolo, è stato un lavoro complesso di campionatura, allargato a diversi paesi. Ha coinvolto molti studiosi, anche se ho dovuto poi trovare una sintesi. La collana è nata con l’idea di proporre giovani autori in volumi doppi, in un’ottica di confronto e di ricerca sul linguaggio. Queste uscite sono cadenzate da volumi singoli di maestri viventi della poesia universale, com’è appunto il caso di Panero. Citerò due esempi su tutti: Il sentimento dei vitelli di Francesco Maria Tipaldi e Luca Minola, e Wilderbeast di Jack Underwood e Francesca Moccia, neonato della collana. Nel primo caso i due giovanissimi poeti, diversissimi tra loro, l’uno napoletano e l’altro bergamasco, sono riusciti a creare un testo compatto e insieme variegato, ironico e materico, limpido e antiretorico. Un testo che è già alla seconda ristampa e che ha vinto il Premio Sea/Maconi. Nel secondo libro un giovane autore londinese, già uscito in patria per la mitica Faber&Faber, imposta un dialogo “infernale” con la poetessa beneventina Francesca Moccia, nota ai lettori per la potenza delle sue immagini e l’equilibrio della forma.
Potrei anche citare il libro di Silvia Caratti, della quale non usciva niente dal 2005, e che insieme a Mary Barbara Tolusso ha pubblicato nella nostra collana Mea infera caro, un volume che è già in esaurimento.
LB: Quale idea di poesia vorresti trasparisse nitidamente da questa collana? Si parla di poesia di ricerca...
RISPOSTA: Non ho mai pensato che potesse esistere un’ideologia poetica. La nostra non è un’operazione editoriale o di parrocchia, bensì una ricerca culturale. Chiunque potrà verificare che non esiste uno stile privilegiato. Non è importante l’appartenenza a una linea o una scuola, ciò che importa è la qualità: ci guida una sorta di giustizia estetica.
LB: Pur avendo dovuto dar forfait all'appuntamento di Pordenone per una febbre improvvisa, sei reduce anche tu dell'esperimento "poetry trailer" presentato a Pordenonelegge. Ci racconti cosa avete fatto e che idea ti sei fatto di questo contatto tra poesia e video?
RISPOSTA: I ragazzi della Scuola di Cinema di Milano hanno scelto una mia poesia e hanno lavorato con passione e curiosità sul testo, lo hanno interpretato senza sovrapporsi, con grande rispetto e sensibilità. Il risultato è davvero interessante. Sarebbe bello se la televisione emettesse questi e altri lavori simili, per far conoscere chi eroicamente si dedica al mantenimento del linguaggio e alla poesia. Devo ringraziare in particolar modo il giovane regista, Leonardo Fallucca, che ha firmato il video della mia poesia.
LB: Quale poeta vorresti pubblicare subito perché introvabile in italiano?
RISPOSTA: Sono molti i poeti stranieri che non sono ancora stati tradotti, penso a quelli in lingua spagnola (iberici o sudamericani) ma anche agli anglofoni. Ci sono anche autori ormai classici che si fa fatica a trovare. . Essendo responsabile di un almanacco di poesia, erede del glorioso Almanacco dello Specchio (rifondato e velocemente archiviato da Mondadori), traghettato dal suo direttore Maurizio Cucchi presso un piccolo editore specializzato in poesia come Lietocollelibri (il primo numero uscirà a novembre) ho potuto inserire uno degli autori angloamericani che ha avuto maggiore influenza sulle giovani generazioni di poeti in lingua inglese, da noi completamente sconosciuto: Micheal Donaghy. Ma avremo anche un’anticipazione di uno splendido libro di Antonio Gamoneda che uscirà per Poesia di Ricerca/Edb, un libro inedito in Italia.
LB: E ora gettiamo uno sguardo in avanti: cosa ci attende? Mi dicevi che la programmazione di qui a un paio di anni è pressoché stabilita e i lettori del blog sono curiosi...
RISPOSTA: Facciamo solo tre libri l’anno, per questo è facile arrivare con la programmazione al 2015. In uscita c’è il volume di una giovane e notevole rappresentante della poesia meridionale, Carla Saracino, affiancata da un raffinatissimo Stelvio Di Spigno. In primavera uscirà invece una plaquette inedita di Maurizio Cucchi, illustrata da un grande scultore milanese come Alberto Ghinzani. Seguiranno altri volumi doppi molto interessanti, di giovani autori italiani e stranieri. Invitiamo i lettori del blog a seguire il nostro lavoro perché non li deluderemo.
Storie di collane micro #9
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| Alberto Pellegatta è nato nel 1978. Vive a Milano. |
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| Il cervo applaudito di L.M. Panero |
RISPOSTA: Leopoldo María Panero è autore dell’opera più radicale della poesia spagnola contemporanea, un autore immaginifico con una biografia travagliata e un linguaggio lacerato. Vive nel manicomio psichiatrico di Las Palmas e, non scrivendo più di suo pugno, ha dettato questo libro al nostro traduttore. Il cervo applaudito è un libro inedito anche in Spagna, probabilmente il più bello pubblicato negli ultimi anni dall’autore di Peter Pan non è che un nome. Lo abbiamo presentato a Barcellona davanti a un pubblico numeroso, e presto sarà presentato anche all’Università di Palermo, dove è già entrato in una tesi di laurea.
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| Mea infera caro di Caratti-Tolusso |
RISPOSTA: Siamo ormai al quinto titolo, è stato un lavoro complesso di campionatura, allargato a diversi paesi. Ha coinvolto molti studiosi, anche se ho dovuto poi trovare una sintesi. La collana è nata con l’idea di proporre giovani autori in volumi doppi, in un’ottica di confronto e di ricerca sul linguaggio. Queste uscite sono cadenzate da volumi singoli di maestri viventi della poesia universale, com’è appunto il caso di Panero. Citerò due esempi su tutti: Il sentimento dei vitelli di Francesco Maria Tipaldi e Luca Minola, e Wilderbeast di Jack Underwood e Francesca Moccia, neonato della collana. Nel primo caso i due giovanissimi poeti, diversissimi tra loro, l’uno napoletano e l’altro bergamasco, sono riusciti a creare un testo compatto e insieme variegato, ironico e materico, limpido e antiretorico. Un testo che è già alla seconda ristampa e che ha vinto il Premio Sea/Maconi. Nel secondo libro un giovane autore londinese, già uscito in patria per la mitica Faber&Faber, imposta un dialogo “infernale” con la poetessa beneventina Francesca Moccia, nota ai lettori per la potenza delle sue immagini e l’equilibrio della forma.
Potrei anche citare il libro di Silvia Caratti, della quale non usciva niente dal 2005, e che insieme a Mary Barbara Tolusso ha pubblicato nella nostra collana Mea infera caro, un volume che è già in esaurimento.
LB: Quale idea di poesia vorresti trasparisse nitidamente da questa collana? Si parla di poesia di ricerca...
RISPOSTA: Non ho mai pensato che potesse esistere un’ideologia poetica. La nostra non è un’operazione editoriale o di parrocchia, bensì una ricerca culturale. Chiunque potrà verificare che non esiste uno stile privilegiato. Non è importante l’appartenenza a una linea o una scuola, ciò che importa è la qualità: ci guida una sorta di giustizia estetica.
LB: Pur avendo dovuto dar forfait all'appuntamento di Pordenone per una febbre improvvisa, sei reduce anche tu dell'esperimento "poetry trailer" presentato a Pordenonelegge. Ci racconti cosa avete fatto e che idea ti sei fatto di questo contatto tra poesia e video?
RISPOSTA: I ragazzi della Scuola di Cinema di Milano hanno scelto una mia poesia e hanno lavorato con passione e curiosità sul testo, lo hanno interpretato senza sovrapporsi, con grande rispetto e sensibilità. Il risultato è davvero interessante. Sarebbe bello se la televisione emettesse questi e altri lavori simili, per far conoscere chi eroicamente si dedica al mantenimento del linguaggio e alla poesia. Devo ringraziare in particolar modo il giovane regista, Leonardo Fallucca, che ha firmato il video della mia poesia.
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| Michael Donaghy, Collected Poems |
RISPOSTA: Sono molti i poeti stranieri che non sono ancora stati tradotti, penso a quelli in lingua spagnola (iberici o sudamericani) ma anche agli anglofoni. Ci sono anche autori ormai classici che si fa fatica a trovare. . Essendo responsabile di un almanacco di poesia, erede del glorioso Almanacco dello Specchio (rifondato e velocemente archiviato da Mondadori), traghettato dal suo direttore Maurizio Cucchi presso un piccolo editore specializzato in poesia come Lietocollelibri (il primo numero uscirà a novembre) ho potuto inserire uno degli autori angloamericani che ha avuto maggiore influenza sulle giovani generazioni di poeti in lingua inglese, da noi completamente sconosciuto: Micheal Donaghy. Ma avremo anche un’anticipazione di uno splendido libro di Antonio Gamoneda che uscirà per Poesia di Ricerca/Edb, un libro inedito in Italia.
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| Carla Saracino |
RISPOSTA: Facciamo solo tre libri l’anno, per questo è facile arrivare con la programmazione al 2015. In uscita c’è il volume di una giovane e notevole rappresentante della poesia meridionale, Carla Saracino, affiancata da un raffinatissimo Stelvio Di Spigno. In primavera uscirà invece una plaquette inedita di Maurizio Cucchi, illustrata da un grande scultore milanese come Alberto Ghinzani. Seguiranno altri volumi doppi molto interessanti, di giovani autori italiani e stranieri. Invitiamo i lettori del blog a seguire il nostro lavoro perché non li deluderemo.
sabato 30 marzo 2013
I "portatori di silenzio" di Stefano Raimondi e la collana dell'Accademia del silenzio
Storie di collane micro #8
Che le quotazioni del silenzio stiano salendo potrebbe risultare un'asserzione che fa sorridere. Eppure, in quest'epoca di chiasso frastornante, alternata sui ritmi dell'iperfrequentazione mediatica o della sua artata rarefazione, credo che saremo ricacciati a forza a esplorare il silenzio, se già non lo stiamo facendo senza accorgercene. Twitteremo silenzio? Qui non si tratta di rinverdire gli assiomi di Watzlawick sull'impossibilità di non comunicare o di riscoprire il valore comunicativo del silenzio. Non è di mancanza di comunicazione o di valore di comunicativo del silenzio che sto parlando (e tra l'altro siamo tutti consapevoli di quali difficoltà ponga oggi la parola "comunicazione"). In letteratura il suicidio di Celan del 1970 ha fatto fatto echeggiare una sorta di primato del silenzio (e Celan ritorna anche in questo bel libro di Stefano Raimondi, poeta, che qui scelgo per illustrare la collana "micro" di cui vi parlo stavolta). Prima ancora, filosoficamente, il silenzio aveva ricevuto da Wittgenstein e dal suo successo (quasi modaiolo a tratti, ci mancava solo il finale del Tractatus sull'incarto dei Baci Perugina ed eravamo fritti!) una spinta non trascurabile. Nella stessa arte contemporanea pensiamo ai silenzi di Rothko o Fontana o Giacometti. E per chiudere con la madre di tutto, la storia, soffermiamoci solo a quello che può essere stato il silenzio dopo il massimo rumore, cioè il silenzio post-atomico.
Il libro di Stefano Raimondi, da leggere anche ad incastro nel suo banco di scrittura poetica (ricordo Interni con finestre uscito per La Vita Felice, di cui trovate un assaggio significativo qui) si dipana attraverso pregni riferimenti a Celan, a Ungaretti, al ritiro/contrazione silenziosa dello Tzimtzum ebraico di Isaak Luria, Edmond Jabès, María Zambrano, Iosif Brodskij in un percorso a tappe/stazioni numerate. I riferimenti non spaventino, perché la prosa scorre, quasi come il silenzio stesso. Il merito del libro di Raimondi è tutto nel problematizzare e mostrare quanto controverso e scivoloso sia questo tema. L'autore sembra donarci con questo libriccino qualcosa di propedeutico, un gesto preparatorio allo spazio creato dal silenzio e, in fondo, alla bella idea di questa stessa collana che lo ospita.
La collana si era aperta con Il silenzio di un altro poeta, Franco Loi, e annovera ora al suo interno i seguenti librini (tutti sotto i 5 euro): C'è silenzio e silenzio. Forme e significati del tacere di Giovanni Gasparini, Una luminosa quiete. La ricerca del silenzio nelle pratiche di meditazione di Giampiero Comolli, Pause. Sette oasi di sosta sull'orizzonte del silenzio di Nicoletta Polla-Mattiot e I sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora di Duccio Demetrio. Fa riferimento ad un'accademia, di cui qui potete trovare il sito internet. Scuola, laboratorio, occasione di incontro e confronto, vacanza dal rumore.
Leggiamo che L’Accademia del silenzio che dà il nome alla collana è:
- un luogo dove incontrarsi per condividere esperienze di riflessione e creatività legate al silenzio;
- uno spazio didattico dove seguire corsi e seminari pratici per apprendere le potenzialità comunicative, ideative, relazionali, terapeutiche del silenzio;
- un gruppo di studiosi convinti che “fare silenzio” è un’arte, con delle regole che si possono imparare, trasmettere, condividere ed esercitare;
- una comunità virtuale e reale di persone impegnate a promuovere il valore, l’insegnamento e l’esperienza del silenzio.
Oltre agli autori citati, tra i promotori dell'Accademia ricordiamo, tra gli altri, Valentina D’Urso, Marco Ermentini, Emanuele Ferrari, Daniela Finocchi, Giorgio Ieranò, Emanuela Mancino, Francesco Marchioro, Giampaolo Nuvolati, Antonella Parigi, Luigi Perissinotto, Gian Piero Quaglino, Antonio Ria, Francesca Rigotti, Luigi Spina, Manuela Trinci. Stanno pensando ad un manifesto in parte già reperibile in coda ai libri della collana. Credo sia un progetto da seguire con curiosità e interesse.
Che le quotazioni del silenzio stiano salendo potrebbe risultare un'asserzione che fa sorridere. Eppure, in quest'epoca di chiasso frastornante, alternata sui ritmi dell'iperfrequentazione mediatica o della sua artata rarefazione, credo che saremo ricacciati a forza a esplorare il silenzio, se già non lo stiamo facendo senza accorgercene. Twitteremo silenzio? Qui non si tratta di rinverdire gli assiomi di Watzlawick sull'impossibilità di non comunicare o di riscoprire il valore comunicativo del silenzio. Non è di mancanza di comunicazione o di valore di comunicativo del silenzio che sto parlando (e tra l'altro siamo tutti consapevoli di quali difficoltà ponga oggi la parola "comunicazione"). In letteratura il suicidio di Celan del 1970 ha fatto fatto echeggiare una sorta di primato del silenzio (e Celan ritorna anche in questo bel libro di Stefano Raimondi, poeta, che qui scelgo per illustrare la collana "micro" di cui vi parlo stavolta). Prima ancora, filosoficamente, il silenzio aveva ricevuto da Wittgenstein e dal suo successo (quasi modaiolo a tratti, ci mancava solo il finale del Tractatus sull'incarto dei Baci Perugina ed eravamo fritti!) una spinta non trascurabile. Nella stessa arte contemporanea pensiamo ai silenzi di Rothko o Fontana o Giacometti. E per chiudere con la madre di tutto, la storia, soffermiamoci solo a quello che può essere stato il silenzio dopo il massimo rumore, cioè il silenzio post-atomico.
Il libro di Stefano Raimondi, da leggere anche ad incastro nel suo banco di scrittura poetica (ricordo Interni con finestre uscito per La Vita Felice, di cui trovate un assaggio significativo qui) si dipana attraverso pregni riferimenti a Celan, a Ungaretti, al ritiro/contrazione silenziosa dello Tzimtzum ebraico di Isaak Luria, Edmond Jabès, María Zambrano, Iosif Brodskij in un percorso a tappe/stazioni numerate. I riferimenti non spaventino, perché la prosa scorre, quasi come il silenzio stesso. Il merito del libro di Raimondi è tutto nel problematizzare e mostrare quanto controverso e scivoloso sia questo tema. L'autore sembra donarci con questo libriccino qualcosa di propedeutico, un gesto preparatorio allo spazio creato dal silenzio e, in fondo, alla bella idea di questa stessa collana che lo ospita.
La collana si era aperta con Il silenzio di un altro poeta, Franco Loi, e annovera ora al suo interno i seguenti librini (tutti sotto i 5 euro): C'è silenzio e silenzio. Forme e significati del tacere di Giovanni Gasparini, Una luminosa quiete. La ricerca del silenzio nelle pratiche di meditazione di Giampiero Comolli, Pause. Sette oasi di sosta sull'orizzonte del silenzio di Nicoletta Polla-Mattiot e I sensi del silenzio. Quando la scrittura si fa dimora di Duccio Demetrio. Fa riferimento ad un'accademia, di cui qui potete trovare il sito internet. Scuola, laboratorio, occasione di incontro e confronto, vacanza dal rumore.
Leggiamo che L’Accademia del silenzio che dà il nome alla collana è:
- un luogo dove incontrarsi per condividere esperienze di riflessione e creatività legate al silenzio;
- uno spazio didattico dove seguire corsi e seminari pratici per apprendere le potenzialità comunicative, ideative, relazionali, terapeutiche del silenzio;
- un gruppo di studiosi convinti che “fare silenzio” è un’arte, con delle regole che si possono imparare, trasmettere, condividere ed esercitare;
- una comunità virtuale e reale di persone impegnate a promuovere il valore, l’insegnamento e l’esperienza del silenzio.
Oltre agli autori citati, tra i promotori dell'Accademia ricordiamo, tra gli altri, Valentina D’Urso, Marco Ermentini, Emanuele Ferrari, Daniela Finocchi, Giorgio Ieranò, Emanuela Mancino, Francesco Marchioro, Giampaolo Nuvolati, Antonella Parigi, Luigi Perissinotto, Gian Piero Quaglino, Antonio Ria, Francesca Rigotti, Luigi Spina, Manuela Trinci. Stanno pensando ad un manifesto in parte già reperibile in coda ai libri della collana. Credo sia un progetto da seguire con curiosità e interesse.
mercoledì 24 ottobre 2012
La "Great Ideas Series" di Penguin: l'arte tipografica veste i classici formato breve
Monografie collane micro #7
Stavolta perlustriamo un po' l'editoria fuori dai confini. Lo conoscete tutti il pinguino qui accanto? Penso di sì, visto che si tratta dell'emblema della casa editrice più nota al mondo (non ho dati certi, ma credo di non sbagliare se la definisco così). Penguin ha fatto scuola, in molti sensi: per gli autori, per le antologie, per i paperback, per la grafica editoriale iconica. Con la "Great Ideas Series", una collezione di classici "brevi", in vendita all'altrettanto iconico prezzo di £ 4,99, ha semplicemente dimostrato una volta ancora le infinite risorse dell'arte tipografica nella creazione delle copertine. Potete capirlo facilissimamente nella pagina dedicata nel sito di Penguin, navigando tra le cinque serie di testi sinora pubblicati. L'artefice è un grande della progettazione grafica, David Pearson, il quale stavolta sembra essersi superato in un progetto dalle premesse nient'affatto facili: vestire una collana di piccoli libri di nomi arcinoti quanto ingombranti (e forse, alla fine, poco letti) e contraddistinta dal nome semplice e complesso di "Great Ideas". Sono copertine eccezionali, efficaci, e bisogna riconoscere che non è mai facile innescare un'idea grafica che dia vita a centinaia di copertine del genere, tutte legate ma tutte con una grande e profonda autonomia.
Prendete ad esempio The Work of Art in the Age of Mechanical Reproduction di Benjamin, quella di Sun-Tzu o di The Myth of Sisyphus di Camus, o quella grandiosa di On Liberty di Stuart Mill. Sono copertine che fanno sorridere, per quell'intuizione di fondo davvero "smart" che racchiude però decenni di riflessione grafica e secoli di cultura tipografica. Notate infine anche l'intelligente uso del colore, a contraddistinguere ciascuna delle cinque serie finora uscite. Non vi resta altro che perdere dolcemente qualche minuto navigando qui (se girate in una libreria italiana ben fornita vi accorgerete di quanti editori nostrani le stanno imitando).
On parle de:
Great Ideas Series,
Monografie collane micro,
Penguin,
progetto grafico
giovedì 5 aprile 2012
La collana "Mercanti nel tempio" di Amos Edizioni
Librobreve intervista #5
Storie di collane micro#6
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Pubblico una breve intervista concessa da Michele Toniolo, che da anni gestisce con cura e attenzione singolari Amos Edizioni. La derivazione biblica del nome, già rilevabile in Amos, ritorna anche in una collana recentemente proposta, Mercanti nel tempio, che è la ragione per la quale l'ho contattato.
Molte sono le pubblicazioni degne di nota di questo editore veneziano, ma su tutte qui vorrei ricordare le Poesie complete dell'autore de La lluvia amarilla, lo spagnolo Julio Llamazares, nella traduzione del poeta Sebastiano Gatto. A tal proposito segnalo che Llamazares sarà in Italia a breve, invitato per un piccolo tour proprio dal suo editore e accompagnato dal suo traduttore. Il giorno 16 aprile, alle 20:30, sarà allo spazio Paraggi di Treviso, mentre il giorno successivo, alle ore 11:00, sarà ospite all'Università Ca' Foscari, assieme a Jacqueline Risset e a George Elliot Clarke. Per chi può, un paio di occasioni davvero ghiotte.
----
LB: Qual è il retroterra, lo spunto dal quale nasce l'idea di questa collana?
RISPOSTA: Il retroterra di Mercanti nel tempio è semplice: questa collana prende spunto dal passo evangelico della cacciata dei mercanti dal tempio. Il tema, che a prima vista sembra piccolo, in realtà è molto complesso ed esteso. È pienamente letterario.
LB: Quali titoli avete pubblicato sinora? Come vengono scelti?
RISPOSTA: Sono stati pubblicati tre testi finora. Casa occupata di Alice Novac, Là c'era una coppia... di Vladimir Makanin, La mendicante di Locarno di Heinrich von Kleist. Là dove sia possibile, a fronte della traduzione in italiano, si presenta anche il testo in lingua originale. I testi pubblicati sono inediti in Italia oppure, è il caso di Kleist, sono pubblicati in una nuova traduzione. Vengono scelti da me, per la semplice ragione che lavoro da solo in casa editrice.
LB: È possibile avere delle anticipazioni sulle prossime uscite?
Uscirà nel 2012 la traduzione di un racconto (Morte di un pensionato) di uno scrittore e filosofo russo, Vladimir Kantor. E un testo dello scrittore americano Frank Norris.
LB: Come viene messo assieme il gruppo di persone che lavora alla collana (curatori, prefatori, progettisti grafici)?
Storie di collane micro#6
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Pubblico una breve intervista concessa da Michele Toniolo, che da anni gestisce con cura e attenzione singolari Amos Edizioni. La derivazione biblica del nome, già rilevabile in Amos, ritorna anche in una collana recentemente proposta, Mercanti nel tempio, che è la ragione per la quale l'ho contattato.
Molte sono le pubblicazioni degne di nota di questo editore veneziano, ma su tutte qui vorrei ricordare le Poesie complete dell'autore de La lluvia amarilla, lo spagnolo Julio Llamazares, nella traduzione del poeta Sebastiano Gatto. A tal proposito segnalo che Llamazares sarà in Italia a breve, invitato per un piccolo tour proprio dal suo editore e accompagnato dal suo traduttore. Il giorno 16 aprile, alle 20:30, sarà allo spazio Paraggi di Treviso, mentre il giorno successivo, alle ore 11:00, sarà ospite all'Università Ca' Foscari, assieme a Jacqueline Risset e a George Elliot Clarke. Per chi può, un paio di occasioni davvero ghiotte.
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LB: Qual è il retroterra, lo spunto dal quale nasce l'idea di questa collana?
RISPOSTA: Il retroterra di Mercanti nel tempio è semplice: questa collana prende spunto dal passo evangelico della cacciata dei mercanti dal tempio. Il tema, che a prima vista sembra piccolo, in realtà è molto complesso ed esteso. È pienamente letterario.
LB: Quali titoli avete pubblicato sinora? Come vengono scelti?
RISPOSTA: Sono stati pubblicati tre testi finora. Casa occupata di Alice Novac, Là c'era una coppia... di Vladimir Makanin, La mendicante di Locarno di Heinrich von Kleist. Là dove sia possibile, a fronte della traduzione in italiano, si presenta anche il testo in lingua originale. I testi pubblicati sono inediti in Italia oppure, è il caso di Kleist, sono pubblicati in una nuova traduzione. Vengono scelti da me, per la semplice ragione che lavoro da solo in casa editrice.
LB: È possibile avere delle anticipazioni sulle prossime uscite?
Uscirà nel 2012 la traduzione di un racconto (Morte di un pensionato) di uno scrittore e filosofo russo, Vladimir Kantor. E un testo dello scrittore americano Frank Norris.
LB: Come viene messo assieme il gruppo di persone che lavora alla collana (curatori, prefatori, progettisti grafici)?
RISPOSTA: Il progetto grafico è per sottrazione; non sono un grafico, quindi le copertine sono bianche, senza immagini. I due disegni che costituiscono il logo della collana, invece, e che sono posti all'interno, all'inizio e alla fine di ciascun libro, sono stati realizzati da un grafico mestrino, Filippo Millosevich, che si è ispirato al tema della cacciata dei mercanti dal tempio. Quanto a traduttori e curatori li scelgo di volta in volta, a seconda dell'autore.
LB: La collana è composta da libri assai brevi. In questi spazi (vedi intervista a Matteo Codignola di Adelphi) abbiamo già parlato della difficoltà di riconoscimento e di visibilità del "libro breve" in libreria, anche quando porta in sé opere di grande valore. Qual è la vostra esperienza in merito? Noto che il prezzo che applicate è molto onesto se paragonato a certi microlibri che, pur non presentando particolare ricercatezza nella carta o nella copertina, sono venduti a prezzi a mio avviso eccessivi. È verosimile che esista una sorta di meccanismo inverso per cui certi libri brevi, per "emergere", debbano essere comunque posizionati ad un prezzo elevato?
RISPOSTA: Non so se la visibilità di un libro sia una questione di prezzo o dimensioni. (Ma non dovrebbe essere una questione di qualità?). Alla fine essa dipende dal libraio. Spesso ci dimentichiamo che il mestiere di editore e di libraio è innanzitutto un mestiere sociale; che non esclude l'elemento culturale e commerciale. Non abbiamo a che fare con lettori o clienti, ma con persone. Questo dovrebbe contare.
RISPOSTA: Non so se la visibilità di un libro sia una questione di prezzo o dimensioni. (Ma non dovrebbe essere una questione di qualità?). Alla fine essa dipende dal libraio. Spesso ci dimentichiamo che il mestiere di editore e di libraio è innanzitutto un mestiere sociale; che non esclude l'elemento culturale e commerciale. Non abbiamo a che fare con lettori o clienti, ma con persone. Questo dovrebbe contare.
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Intervista,
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Monografie collane micro
venerdì 27 gennaio 2012
La collana "Piccola filosofia di viaggio" di Ediciclo
Storie di collane micro #5
Elemento caratterizzante del progetto grafico della collana "Piccola filosofia di viaggio" di Ediciclo è la freccia in stile segnaletica montana che punta a destra. All'interno di questa freccia sono racchiuse tutte le informazioni di copertina mentre, sullo sfondo, troverete sempre un'immagine di impatto legata alla tematica di viaggio affrontata.
Ediciclo, l'editore di "cose di bicicletta", ha da tempo intrapreso una metamorfosi che lo vede impegnato a proporre costantemente tematiche legate alla mobilità e al turismo cosiddetto "sostenibile", alle nuove forme di conoscenza degli spazi (in bici, ma anche a piedi). Per certi aspetti questa casa editrice ultraspecialistica potrebbe diventare una sorta di content provider per tutta una serie di tematiche che sono poi quelle che hanno decretato, in passato, anche il buon esito di un festival come Ciclomundi. Ha quindi tante carte in regola per farlo, ha forse - soltanto - un nome che pur sottolineando la ultraspecializzazione ne limita un po' lo sviluppo, restringendo l'orbita potenziale (in termini di naming si parla di un nome che crea un posizionamento restrittivo, un po' come Perlana che non serve soltanto per la lana o Prenatal che è anche...Postnatal).
Recentemente mi è capitato tra le mani La musica della neve di Davide Sapienza. Avevo seguito con interesse il suo lavoro-sforzo nell'attenta riproposizione delle opere di Jack London, da lui "caldeggiate" e tradotte (e solo come inciso, che gioia rivedere tempo fa da Adelphi, non per la sua cura ma per quella di Stefano Manferlotti, dopo una lunga assenza, Il vagabondo delle stelle, un libro tanto precocemente amato). Sapevo poi di altri suoi libri o reportage in ambiente esplorativo e montano. Questo libro, sottotitolato con "Piccole variazioni sulla materia bianca", è un racconto di neve, un viaggio nel colore bianco perfetto affidato al format di questa nuova collana dell'editore di Portogruaro denominata "Piccola filosofia di viaggio".
Ecco allora i primi piccoli volumi che, assieme a quello di Davide Sapienza ne fanno già parte o ne faranno parte a breve:
- Anna Laure Bloch, L'euforia delle cime. Piccole considerazioni sulla montagna e il superamento di sé;
- Jean-Pierre Valentin, Il mormorio delle dune. Piccolo elogio del deserto e di coloro che lo vivono;
- Sébastien Jallade, Il richiamo della strada. Piccola mistica del viaggiatore in partenza;
- Julien Leblay, Il Tao della bicicletta. Piccole meditazioni ciclopediche;
- Émeric Fisset, L'ebbrezza del camminare. Piccolo manifesto in favore del viaggio a piedi.
Tutto all'insegna del "piccolo" e breve quindi ma anche, per ora, all'insegna di una certa provenienza francofona degli autori tradotti. La collana si inserisce in uno spazio che è quello dell'editoria legata al viaggio, un settore a mio avviso da seguire con particolare attenzione proprio per la vicinanza e possibilità di ibridazione con le nuove tecnologie, comprese quelle sedicenti "smart" (anche per questo ho parlato di Ediciclo come potenziale content provider qui sopra). Se lo chiedono in tanti quale futuro incontrerà il libro, non solo Robert Darnton nel suo importante libro tradotto da Adelphi (Adelphi che, con un'operazione che ha un certo valore "simbolico", si è da poco affacciata sul mercato degli e-book). Penso che ad esempio leggere il Viaggio in Italia di Piovene con un supporto di AR (augmented reality) non debba più essere considerato uno scenario blasfemo. Da nessuno. La "realtà aumentata" potrebbe essere un'alleata per l'editoria di domani. Un editore come Ediciclo, su riflessioni simili, dovrebbe trovarsi in una posizione tutto sommato privilegiata e avvantaggiata.
Elemento caratterizzante del progetto grafico della collana "Piccola filosofia di viaggio" di Ediciclo è la freccia in stile segnaletica montana che punta a destra. All'interno di questa freccia sono racchiuse tutte le informazioni di copertina mentre, sullo sfondo, troverete sempre un'immagine di impatto legata alla tematica di viaggio affrontata.
Ediciclo, l'editore di "cose di bicicletta", ha da tempo intrapreso una metamorfosi che lo vede impegnato a proporre costantemente tematiche legate alla mobilità e al turismo cosiddetto "sostenibile", alle nuove forme di conoscenza degli spazi (in bici, ma anche a piedi). Per certi aspetti questa casa editrice ultraspecialistica potrebbe diventare una sorta di content provider per tutta una serie di tematiche che sono poi quelle che hanno decretato, in passato, anche il buon esito di un festival come Ciclomundi. Ha quindi tante carte in regola per farlo, ha forse - soltanto - un nome che pur sottolineando la ultraspecializzazione ne limita un po' lo sviluppo, restringendo l'orbita potenziale (in termini di naming si parla di un nome che crea un posizionamento restrittivo, un po' come Perlana che non serve soltanto per la lana o Prenatal che è anche...Postnatal).
Recentemente mi è capitato tra le mani La musica della neve di Davide Sapienza. Avevo seguito con interesse il suo lavoro-sforzo nell'attenta riproposizione delle opere di Jack London, da lui "caldeggiate" e tradotte (e solo come inciso, che gioia rivedere tempo fa da Adelphi, non per la sua cura ma per quella di Stefano Manferlotti, dopo una lunga assenza, Il vagabondo delle stelle, un libro tanto precocemente amato). Sapevo poi di altri suoi libri o reportage in ambiente esplorativo e montano. Questo libro, sottotitolato con "Piccole variazioni sulla materia bianca", è un racconto di neve, un viaggio nel colore bianco perfetto affidato al format di questa nuova collana dell'editore di Portogruaro denominata "Piccola filosofia di viaggio".
Ecco allora i primi piccoli volumi che, assieme a quello di Davide Sapienza ne fanno già parte o ne faranno parte a breve:
- Anna Laure Bloch, L'euforia delle cime. Piccole considerazioni sulla montagna e il superamento di sé;
- Jean-Pierre Valentin, Il mormorio delle dune. Piccolo elogio del deserto e di coloro che lo vivono;
- Sébastien Jallade, Il richiamo della strada. Piccola mistica del viaggiatore in partenza;
- Julien Leblay, Il Tao della bicicletta. Piccole meditazioni ciclopediche;
- Émeric Fisset, L'ebbrezza del camminare. Piccolo manifesto in favore del viaggio a piedi.
Tutto all'insegna del "piccolo" e breve quindi ma anche, per ora, all'insegna di una certa provenienza francofona degli autori tradotti. La collana si inserisce in uno spazio che è quello dell'editoria legata al viaggio, un settore a mio avviso da seguire con particolare attenzione proprio per la vicinanza e possibilità di ibridazione con le nuove tecnologie, comprese quelle sedicenti "smart" (anche per questo ho parlato di Ediciclo come potenziale content provider qui sopra). Se lo chiedono in tanti quale futuro incontrerà il libro, non solo Robert Darnton nel suo importante libro tradotto da Adelphi (Adelphi che, con un'operazione che ha un certo valore "simbolico", si è da poco affacciata sul mercato degli e-book). Penso che ad esempio leggere il Viaggio in Italia di Piovene con un supporto di AR (augmented reality) non debba più essere considerato uno scenario blasfemo. Da nessuno. La "realtà aumentata" potrebbe essere un'alleata per l'editoria di domani. Un editore come Ediciclo, su riflessioni simili, dovrebbe trovarsi in una posizione tutto sommato privilegiata e avvantaggiata.
On parle de:
Ediciclo,
Monografie collane micro,
Piccola filosofia di viaggio
martedì 11 ottobre 2011
Instant Book di Chiarelettere
Storie di collane micro #4
Affiancate le copertine dei volumi di Étienne de La Boétie e Don Lorenzo Milani. Si noti il progetto grafico dal curioso aspetto retro, apparentemente cozzante con una collana denominata Instant Book
A oggi i libri pubblicati da Chiarelettere nella collana Instant Book sono tutti ascrivibili al "genere" breve. La collana presenta un concept interessante: strappa dal passato vicino e lontano testi di autori noti e li ripropone alla luce della volontà attualizzante che è propria del brand Chiarelettere, sin dalla sua comparsa pochi anni fa.
Anche dal punto di vista grafico l'editore ha introdotto un elemento innovativo, giocando tipograficamente con stilemi retro. La volontà attualizzante è poi depositata nel nome di collana, Instant Book, quasi a sostenere che si pubblicano classici del passato che sembrerebbero scritti per la più scottante attualità, per una veloce rotazione sui banconi più in vista della libreria. Un esempio su tutti? Il volume di Luigi Einaudi contenente lo scritto del 1946 intitolato L'imposta patrimoniale, proposto con la prefazione di Francesco Giavazzi. L'argomento è stato a lungo sulla bocca di tutti nelle ultime settimane. Quando si dice tempestività.
Prima di questo avevamo visto in libreria Odio gli indifferenti di Antonio Gramsci, presentato da David Bidussa. Anche quella pubblicazione voleva essere un atto di riflessione dovuto dedicato all'Italia attuale. Operazione meritoria, se pensiamo al tesoro nascosto negli scritti gramsciani i quali, per la loro appartenenza ad un corpus massiccio e pieno, faticano a trovare opportune sistemazioni antologiche che ne illumino questo o quell'aspetto. Ben vengano quindi anche delle microantologie gramsciane, proprio come questa, che prendano a cuore un nucleo specifico della sua scrittura. Sarebbe interessante leggerne una nuova sul Gramsci linguista, ad esempio.
Altra scelta editoriale all'insegna di un intento attualizzante è stata la proposizione dello scritto in cui George Bernard Shaw s'addentra in un'originale lettura del Cristianesimo e di Gesù Cristo in chiave politica nonché in una dettagliata analisi dei vangeli. Il titolo è Sia fatta la tua volontà e la prefazione di Luigi Zoja. Originariamente lo scritto comparve nel 1916 come prefazione della commedia Androclo e il leone.
Incluso in questa collana anche Don Lorenzo Milani con A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca? Il volume raccoglie gli scritti del 1965 (segnatamente lettere che diventano dei piccoli saggi) relativi alla vicenda giudiziaria che vide coinvolto il priore di Barbiana per il reato di apologia dell'obiezione di coscienza.
Il volume che menziono per ultimo è il celebre Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie, prefazione firmata da Paolo Flores D'Arcais. Il fraterno amico di Montaigne trova qui la sua collocazione da instant book in libreria con il suo precoce e fortunatissimo scritto (anche in Italia ne contiamo diverse edizioni, compresa quella uscita per Liberlibri di Macerata in tempi non lontani). Il Discorso, tra le altre cose, prova a rispondere alle domande inquietanti "Perché obbediamo? Chi consente l'asimmetria del potere?". Questo testo e il suo autore sono stati ripresi, dimenticati e poi rilanciati, riadattati a Zeitgeist sempre nuovi e a volte tirati anche un po' per la giacchetta. Anche questo è un libro confezionato con chiari intenti di presa diretta sull'attualità, quella italiana in particolare. A questo punto, visto che l'editoria in tema di tirannide è abbastanza vivace, suggerirei di ripensare non solo a Étienne de La Boétie ma anche al nostro Vittorio Alfieri.
Affiancate le copertine dei volumi di Étienne de La Boétie e Don Lorenzo Milani. Si noti il progetto grafico dal curioso aspetto retro, apparentemente cozzante con una collana denominata Instant Book
A oggi i libri pubblicati da Chiarelettere nella collana Instant Book sono tutti ascrivibili al "genere" breve. La collana presenta un concept interessante: strappa dal passato vicino e lontano testi di autori noti e li ripropone alla luce della volontà attualizzante che è propria del brand Chiarelettere, sin dalla sua comparsa pochi anni fa.
Anche dal punto di vista grafico l'editore ha introdotto un elemento innovativo, giocando tipograficamente con stilemi retro. La volontà attualizzante è poi depositata nel nome di collana, Instant Book, quasi a sostenere che si pubblicano classici del passato che sembrerebbero scritti per la più scottante attualità, per una veloce rotazione sui banconi più in vista della libreria. Un esempio su tutti? Il volume di Luigi Einaudi contenente lo scritto del 1946 intitolato L'imposta patrimoniale, proposto con la prefazione di Francesco Giavazzi. L'argomento è stato a lungo sulla bocca di tutti nelle ultime settimane. Quando si dice tempestività.
Prima di questo avevamo visto in libreria Odio gli indifferenti di Antonio Gramsci, presentato da David Bidussa. Anche quella pubblicazione voleva essere un atto di riflessione dovuto dedicato all'Italia attuale. Operazione meritoria, se pensiamo al tesoro nascosto negli scritti gramsciani i quali, per la loro appartenenza ad un corpus massiccio e pieno, faticano a trovare opportune sistemazioni antologiche che ne illumino questo o quell'aspetto. Ben vengano quindi anche delle microantologie gramsciane, proprio come questa, che prendano a cuore un nucleo specifico della sua scrittura. Sarebbe interessante leggerne una nuova sul Gramsci linguista, ad esempio.
Altra scelta editoriale all'insegna di un intento attualizzante è stata la proposizione dello scritto in cui George Bernard Shaw s'addentra in un'originale lettura del Cristianesimo e di Gesù Cristo in chiave politica nonché in una dettagliata analisi dei vangeli. Il titolo è Sia fatta la tua volontà e la prefazione di Luigi Zoja. Originariamente lo scritto comparve nel 1916 come prefazione della commedia Androclo e il leone.
Incluso in questa collana anche Don Lorenzo Milani con A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca? Il volume raccoglie gli scritti del 1965 (segnatamente lettere che diventano dei piccoli saggi) relativi alla vicenda giudiziaria che vide coinvolto il priore di Barbiana per il reato di apologia dell'obiezione di coscienza.
Il volume che menziono per ultimo è il celebre Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie, prefazione firmata da Paolo Flores D'Arcais. Il fraterno amico di Montaigne trova qui la sua collocazione da instant book in libreria con il suo precoce e fortunatissimo scritto (anche in Italia ne contiamo diverse edizioni, compresa quella uscita per Liberlibri di Macerata in tempi non lontani). Il Discorso, tra le altre cose, prova a rispondere alle domande inquietanti "Perché obbediamo? Chi consente l'asimmetria del potere?". Questo testo e il suo autore sono stati ripresi, dimenticati e poi rilanciati, riadattati a Zeitgeist sempre nuovi e a volte tirati anche un po' per la giacchetta. Anche questo è un libro confezionato con chiari intenti di presa diretta sull'attualità, quella italiana in particolare. A questo punto, visto che l'editoria in tema di tirannide è abbastanza vivace, suggerirei di ripensare non solo a Étienne de La Boétie ma anche al nostro Vittorio Alfieri.
venerdì 16 settembre 2011
La collana Zoo di :duepunti edizioni
Librobreve intervista #4
Ecco allora una lista con i primi titoli della collana:
Storie di collane micro #3
:duepunti sul divano: da sinistra Roberto Speziale, Andrea L. Carbone, Giuseppe Schifani
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Visto che l'occasione lo consente, unisco in questo post intervista e monografia di una collana "micro". La casa editrice in questione è una di quelle che, a mio avviso, meritano maggiore attenzione nel panorama degli ultimi anni. La collana di cui parliamo nell'intervista è "Zoo ||| Scritture animali", un contenitore inaugurato quasi per caso nel 2010 che si presenta come un espediente editoriale per affrontare temi assai lontani dall'intrattenimento (il nome "Zoo" potrebbe erroneamente trarre in inganno qualcuno) bensì centrali, fondanti e intramontabili.
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LB: Ho sempre trovato nelle “scritture animali” un parametro forse ingenuo ma efficace per “sentire” la bravura di uno scrittore. Per questo la collana Zoo mi è parsa subito un’idea notevole. Ci può spiegare come è nata e quali sono state le riflessioni editoriali che ne hanno accompagnato il lancio?
RISPOSTA: Se alla sua considerazione uniamo il grande potere di fascinazione che gli animali indubbiamente posseggono, avremo le due coordinate su cui si muove la collana. A questo si aggiunga come nella storia della letteratura il riferimento al mondo animale come pura suggestione, se non come allegoria di qualità dell’animo umano che sono in grado di realizzare all’interno di una storia un metalivello di senso che ha molto a che vedere con le origini del mito.
La nascita del progetto di zoo|||scritture animali (che già nella grafia del suo nome propone i limiti di una gabbia) risale al maggio 2008 e all’incontro con Dario Voltolini, avvenuto in occasione del Salone del Libro di Torino e mediato da un ex compagno di scuola, che altri non è che Giorgio Vasta. Dario che ci conosceva per aver letto l’inqualificabile storia del xx secolo di Ourednik (Europeana, :duepunti 2005) in quell’incontro ci propose di pubblicare il suo Fabio, un racconto lungo, o se vogliamo romanzo breve, ispirato da un ragno, la Tegenaria Parietina. Fummo lusingati dall’offerta, tuttavia non avevamo una collana di autori italiani che potesse accogliere in uno spazio letterario coerente quel testo. Da lì l’idea di creare una collana che muovendo proprio da quell’esempio costituisse un unicum editoriale ospitando testi che rispondono a un preciso concept tematico. Naturalmente per dirigere il progetto abbiamo coinvolto Vasta e Voltolini.
LB: Come funziona la collana? Si pubblica su invito e ci sono testi che sono in un certo qual modo commissionati?
RISPOSTA: Sono i due direttori a proporre i nomi degli autori. Capita poi che un autore abbia nel cassetto un testo che ben si adatta ai temi della collana, ovvero – come nella maggior parte dei casi – è proprio la voglia di confrontarsi con il concept che spinge l’autore nel mettere alla prova la propria scrittura e “catturare” – in termini letterari – l’animale prescelto.
LB: Pensate di ripubblicare “scritture animali” di autori del passato, testi magari fuori catalogo e usciti dai circuiti che meritano di essere riproposti in chiave aggiornata?
RISPOSTA: Era una delle idee iniziali. Al momento non abbiamo in programma un testo con queste caratteristiche, ma non lo escludiamo per il futuro, anche per scandire il corso delle pubblicazioni.
LB: Mi interessano molto i nomi delle collane. Zoo è chiaro, breve, facile. È un nome che dice quello che non va bene oggi nel mondo animale?
LB: Mi interessano molto i nomi delle collane. Zoo è chiaro, breve, facile. È un nome che dice quello che non va bene oggi nel mondo animale?
RISPOSTA: Lo zoo è anche un contenitore e insieme una costrizione. In termini editoriali la collana è il contenitore per antonomasia, mentre la costrizione è nell’estensione che imposta agli autori per i loro testi che, se da un lato è un limite è anche una prova nel dosare il ritmo narrativo ibrido tra romanzo e racconto.
LB: Veniamo infine al progetto grafico, fiore all’occhiello della collana. Ci racconta come è nato? L’unico aspetto che non mi sarei aspettato è un sapore un po’ troppo “Isbn” delle copertine. Perché la scelta del barcode in copertina? Forse perché ricorda le sbarre degli animali allo... Zoo?
RISPOSTA: Per le caratteristiche e la natura porosa della carta scelta per la copertina non potevamo ipotizzare forme grafiche complesse. Abbiamo quindi pensato di trasformare questo limite in un punto di forza nonché elemento di riconoscibilità per la collana: contorni netti, forme stilizzate, lettering essenziale, colori piatti in una bicromia che si esalta grazie alla grana e alle fibre naturali della carta. Infine il codice EAN che crea l’effetto di una gabbia che racchiude solo parzialmente la silhouette dell’animale, così come l’editoria non può ridursi a solo marketing.
LB: Quali sono state le prime reazioni ai titoli già pubblicati?
RISPOSTA: Non esisteva prima d’ora una collana che avesse un concept così tanto definito, sia dai temi che dallo stile, mentre i libri ultra-tascabili sono un frammento di mercato ormai ben definito. Si pensi ai Millelire di Stampa Alternativa, ai Sassi di nottetempo o ai libri di Mille et une nuits in Francia. Benché il formato sia piccolo abbiamo tenuto a realizzare libri di alta qualità. Forme eleganti: l’impaginato mima il canone dei manoscritti medievali. Materiali ricercati: la carta della copertina è prodotta artigianalmente a partire dallo sterco di elefante all’interno di un progetto di tutela di questi animali in Sri Lanka. Eco-sostenibilità: oltre all’origine della carta di copertina, le carte usate per l’interno dei libri sono certificate FSC e gli inchiostri a base di oli vegetali e materie prime naturali rinnovabili. Tutti elementi che insieme al calibro degli autori coinvolti fanno della collana zoo|||scritture animali un vero e proprio oggetto da collezione.
Ecco allora una lista con i primi titoli della collana:
1. GIUSEPPE GENNA, Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari, 2010.
2. DAVIDE ENIA, Mio padre non ha mai avuto un cane, 2010.
3. MARIO GIORGI, Alter E (un fagiano), 2010.
4. GIULIO MOZZI, La stanza degli animali, 2010.
5. NICOLA LAGIOIA, Fine della violenza, 2010.
6. CARLO D’AMICIS, Il grande cacciatore, 2011.
7. MATTEO B. BIANCHI, Gatta gatta, 2011.
8. GIORGIO FALCO, La compagnia del corpo, 2011.
domenica 19 giugno 2011
Skira Mini Saggi ovvero SMS
Storie di collane micro #2


Anche gli editori d'arte assaggiano la forma breve, anzi brevissima.
Skira manda in libreria i primi libretti di un'interessante collana dal naming furbo e coerente con il principio di brevità che la ispira "Sms. Skira Mini Saggi". I titoli che inaugurano questo progetto sono Arcimboldo e il re malinconico di Angelo Maria Ripellino, Il mistero delle Due Dame di Giandomenico Romanelli, Breve storia dell'arte moderna di Jean Clair, Lorenzo Lotto di Anna Banti e Breve storia della fotografia di Walter Benjamin.
Se quest'ultimo è un libro imperdibile (come tutti quelli di Benjamin) perché raccoglie un saggio uscito nel 1931 da considerarsi oggi, a tutti gli effetti, pionieristico per l'arte fotografica che andava sempre più affermandosi, gli altri sono tutti volumi in grado di offrire una ragione importante per il lettore: il Lorenzo Lotto di Anna Banti mancava da un bel po' e non si può che salutare con entusiasmo. Il testo di Ripellino, a molti è già noto per essere incluso nel fortunato Praga magica, viene isolato in un libro autonomo. Romanelli si dedica invece all'enigmatico capolavoro del Carpaccio, mentre l'intervista a Jean Clair contiene un interessante punto di vista sul "secolo breve" dell'arte moderna, con incursioni nei rapporti tra arte e scienza che è opportuno sottolineare.
Anche questa collana sembra dimostrare una realtà che si sta consolidando, cioè la trasversalità del "libro breve" e di collane costruite su di esso all'interno dei cataloghi degli editori italiani. La collana in questione è diretta da Eileen Romano. Nella pagina di chiusura si anticipa anche un testo di Claude Monet dal titolo La mia storia che dovrebbe uscire in libreria a brevissimo.



Anche gli editori d'arte assaggiano la forma breve, anzi brevissima.
Skira manda in libreria i primi libretti di un'interessante collana dal naming furbo e coerente con il principio di brevità che la ispira "Sms. Skira Mini Saggi". I titoli che inaugurano questo progetto sono Arcimboldo e il re malinconico di Angelo Maria Ripellino, Il mistero delle Due Dame di Giandomenico Romanelli, Breve storia dell'arte moderna di Jean Clair, Lorenzo Lotto di Anna Banti e Breve storia della fotografia di Walter Benjamin.
Se quest'ultimo è un libro imperdibile (come tutti quelli di Benjamin) perché raccoglie un saggio uscito nel 1931 da considerarsi oggi, a tutti gli effetti, pionieristico per l'arte fotografica che andava sempre più affermandosi, gli altri sono tutti volumi in grado di offrire una ragione importante per il lettore: il Lorenzo Lotto di Anna Banti mancava da un bel po' e non si può che salutare con entusiasmo. Il testo di Ripellino, a molti è già noto per essere incluso nel fortunato Praga magica, viene isolato in un libro autonomo. Romanelli si dedica invece all'enigmatico capolavoro del Carpaccio, mentre l'intervista a Jean Clair contiene un interessante punto di vista sul "secolo breve" dell'arte moderna, con incursioni nei rapporti tra arte e scienza che è opportuno sottolineare.
Anche questa collana sembra dimostrare una realtà che si sta consolidando, cioè la trasversalità del "libro breve" e di collane costruite su di esso all'interno dei cataloghi degli editori italiani. La collana in questione è diretta da Eileen Romano. Nella pagina di chiusura si anticipa anche un testo di Claude Monet dal titolo La mia storia che dovrebbe uscire in libreria a brevissimo.
martedì 19 aprile 2011
Minima Volti di Mimesis Edizioni
Storie di collane micro #1
Librobreve non ospita solamente recensioni, ma anche notizie, interviste a protagonisti dell’editoria (in arrivo le prime) e, con questo post, inaugura una serie di piccole monografie su collane che, secondo chi scrive, si distinguono nel panorama dell’editoria formato micro.
Tra queste è meritevole d’attenzione il caso della collana “Minima Volti” di Mimesis Edizioni. In realtà presto si dovrà parlare per esteso e in altre sedi di questo editore che sta trovando un posto di rilievo nell’editoria di filosofia tanto da autodefinirsi, nella propria comunicazione, come “l’editore di filosofia”, quasi a dire “per antonomasia”, aggiungo io. Scelta di posizionamento coraggiosa e lungimirante, finalizzata a presidiare fermamente una vivace porzione del panorama editoriale che comunque si presta a incursioni e scorribande su “generi” contigui (architettura, antropologia, cinema, arti figurative).
I volumi sono innovativi e curati nel progetto grafico e hanno un prezzo di copertina fisso di 3,90 euro fortemente invitante (in commercio si trovano spesso volumi simili dal punto di vista della fattura a 7 euro). Nel 2011, rispettivamente con copertina verde, bianca e rossa a ricordare un anniversario a tutti noto, sono usciti rispettivamente Repubblica di Giuseppe Mazzini, Federalismo di Carlo Cattaneo (mai scelta fu più tempestiva per provare a far chiarezza su questa parola della politica!) e Eguaglianza di Carlo Pisacane.
Il 2010 è stato l’anno in cui la collana ha trovato il proprio assetto. All’interno di questa piccola miniera dell’editoria recente, si sono susseguiti diversi autori, filosofi contemporanei e classici. Troviamo il prolifico Slavoj Zizek con The Matrix e Il segreto sessuale della chiesa, un volumetto con una tesi originale sulla pedofilia in ambiente ecclesiastico, Anal und Sexual di Lou Andreas-Salomé, Padre Agostino Gemelli con il libro forse più provocatorio, quel Contro Padre Pio nel quale il medico cerca di smascherare il grande bluff che intravede nelle ferite del frate da Pietrelcina e che possiamo considerare a tutti gli effetti un documento importante per ricostruirne la fama controversa. C’è un discreto gruppo di filosofi francesi che conta Gilles Deleuze, sempre molto seguito dall’editoria italiana, con Immanenza e l’affascinante Cinema, Jean Baudrillard, che ritorna sui suoi cavalli di battaglia con Cyberfilosofia così come fa il Micheal Foucault di Eterotopia. Non mancano classici della tradizione filosofica come Il dio nascosto di Niccolò Cusano (che bello!) e Sulle reliquie, lo scritto del 1543 di Giovanni Calvino in grado di smascherare, oggi come allora, la pericolosa contiguità tra superstizione e religione. C’è pure spazio per un paio di filosofi italiani, Antonio Caronia e Mario Perniola che, rispettivamente con Virtuale e Più che sacro, più che profano, tornano su temi già trattati altrove e danno uniformità e continuità al progetto tematico della collana, dove trovano spazio senza cozzare tematiche cyborg e religiose.
Rimane la curiosità di ipotizzare il futuro di questa serie di libretti, avviata con una scelta di titoli e autori calibrata e graffiante. L’attesa è che vengano preservati i forti stimoli che, racchiusi nel piccolo mondo di un volume di 48 pagine, questi titoli sanno offrire.
On parle de:
Collana Mimima Volti,
Mimesis Edizioni,
Monografie collane micro
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