Il lavoro di Frediani coincide con un'approfondita perlustrazione di materiale d'archivio e arriva a confermare come il sovrabbondante disegno fosse per questo architetto italiano, oggi tra i più studiati al mondo, una via maestra e consustanziale del pensiero. L'intento dell'autore è anche quello di portare Scarpa laddove è sostanzialmente arrivato con le proprie opere, ovvero nel cuore della modernità e del dibattito architettonico assieme a Le Corbusier, Frank Lloyd Wright e Ludwig Mies van der Rohe. L'architetto-pittore si trovò per quasi tutta la vita a operare in contesti preesistenti. E anche i due lavori asolani sui quali il libro indugia non fanno eccezione: la Tomba Brion è situata al confine del piccolo cimitero dalla località trevigiana, mentre la Gispoteca canoviana di Possagno, adiacente alla casa dello scultore, è un edificio che vede la propria origine nella prima metà dell'Ottocento. L'intervento di Scarpa nella gipsoteca è duplice, da un lato sul corpo esistente e dall'altro nel paesaggio che circonda. Lo stesso dicasi per il monumento funebre di San Vito di Altivole (dove lo stesso Scarpa è sepolto). Elemento guida dello studio di Frediani è il concetto di quota: nella casa museo dello scultore la quota +1,37 m segna il livello dei piedi mentre nella Tomba Brion la quota +1,62 m fissa il livello degli occhi. A queste linee e queste altezze Carlo Scarpa concepisce il proprio intervento architettonico nel paesaggio con cerchi, modanature, propilei, cortili, vasche e altri mirabili congegni per gettare molti sguardi sul paesaggio da posizioni di intimità, quasi uno scorgere senza essere visti. Sono queste quote a segnare l'orizzonte, una linea costantemente presente e trapuntata dai saliscendi di ogni suo disegnato pensiero.
Due link per approfondire i lavori trevigiani di Scarpa presi in esame dal libro:
- Gipsoteca canoviana di Possagno;
- Tomba Brion a San Vito di Altivole.
