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sabato 18 novembre 2017

"Dora Pal, la terra" di Ida Travi. Una nota di Alessandra Conte

Anche quest'anno si pubblicano in sequenza le note di lettura relative a sillogi e libri finalisti del Premio letterario "Anna Osti" di Costa di Rovigo. Ringrazio la giuria del premio per la collaborazione. Il libro di Ida Travi Dora Pal, la terra si è classificato secondo nella sezione della poesia edita.



Ida Travi, Dora Pal, la terra (Moretti&Vitali – Bergamo, 2017)

Nell'atmosfera rarefatta del libro della terra, diverse sono le chiavi per accedere a ciò che può essere chiamato 'surreale' nella poesia di Ida Travi, alcune evidentemente esplicite («alla fine è la parola che conta», p. 113, sezione l'albero della decadenza; «Se ascolti il soffio sentirai la voce / era così all'inizio», p. 102, sezione la roccia; Cerca le parole e troverai le immagini, titolo dell'introduzione esplicativa, della scrittrice stessa, al mondo dei Tolki). I testi sono un continuum di fotogrammi collegati tra loro tramite segni, simboli e personaggi, anche inanimati, che si avvicendano e prendono la parola, o ascoltano. Il filtro della pellicola che va in scena rende le immagini in scala di grigi, ma con costante luminosità lattiginosa, a tratti con bagliori, che trova alcune discontinuità nelle evidenze che appaiono più buie (la buca, il pozzo, il fondo nero) o colorate (il mandarino, gli oggetti rossi e la stessa corda legata alla cintura di Dora). Questo è il luogo plasmato dalle parole, che al conto delle occorrenze prevalgono nelle aree relative alla luminosità e ai colori chiari. Categorizzandole, contribuiscono inoltre a determinare una serie di opposti (alto/basso; dentro/fuori; chiaro/scuro) che aiutano a svolgere la storia e il senso dei Tolki, gruppo di esseri generici di uomini, donne o bambini (38), oltre che ad individuare la maggior scelta di verbi relativi alle aree del movimento, ma in particolare del dire (40), cantare (20) e chiamare (17). Svolgendo quindi il filo del lessico, su suggerimento dell'autrice, si può sentire e verificare come il disegno autoriale di indagine sulla parola sia coerente, costante e preciso, riferito anche ai libri-studio che precedono Dora Pal. 

Alessandra Conte


(il cavallo sfonda)
Il cavallo sfonda il muro con la testa
buongiorno cavallo bianco, buongiorno cavallo nero
Noi cantiamo l’alleluia, nell’angolo dei re
Il secchio, il badile, il bambino che gioca per terra
la palla lanciata per tutta la terra, la mano gigante

che regge la terra, ma dove? ma dove?


(Su Dora Pal, la terra di Ida Travi ricordo questo precedente post.)

domenica 9 luglio 2017

"Dora Pal" di Ida Travi. La postfazione di Alessandra Pigliaru

L'editore Moretti&Vitali ha pubblicato Dora Pal. La terra, nuovo libro di poesia di Ida Travi. Ricordo in questa breve introduzione che per lo stesso editore Ida Travi ha pubblicato importanti contributi saggistici quali L'aspetto orale della poesia (2000) e Poetica del basso continuo. La scrittura, la voce, le immagini (2015). Per gentile concessione dell'editore si pubblica la Postfazione di Alessandra Pigliaru a questo nuovo libro. Ringrazio in particolar modo Alessandra Pigliaru e Angela Melgrati.


Postfazione
di Alessandra Pigliaru


«Datemi retta, quel che vi dico | non potete capirlo di schiena, devo | parlarvi nel petto, e allora | nel petto fiorirà la rosa». È all’altezza del petto e quindi del respiro che Dora Pal parla. Da petto a petto, significa che il tempo del fiorire è tornato a raccontare di sé e che non gli si può voltare le spalle. Lo si farebbe con la storia e con una parola che sistema gli elementi, dalle stagioni alle cose del mondo, in un ordine comprensibile. Non stupisce che in quel petto alberghi una rosa perché i fiori, l’erba, gli alberi con i rami che misurano il cielo fanno parte da sempre della poetica di Ida Travi. E sono un omaggio alla poetica della magnificenza del minuscolo che da Emily Dickinson ad Amelia Rosselli hanno rappresentato uno dei modi di contrattare con la gratitudine per il circostante.
Questo ultimo lavoro che prende il nome della sua protagonista, Dora Pal, chiude la quarta sequenza in versi dedicata ai Tolki, abitanti della terra di Zard e scampati a qualche naufragio o evento catastrofico non ben identificabile. Ancora adesso, siamo dinanzi a un piccolo nucleo di uomini, donne e bambini. Non si tratta tuttavia di altri centri, lo scenario che descrive Travi è stato composto in una å precisa che dal casolare rosso delle origini arriva alla casetta degli attrezzi, alla struttura diroccata e ora a una tettoia che sta davanti a una cucina; anche gli oggetti da lavoro permangono, così come il tragitto della crescita dei vari bambini che si incontrano, prima della nominazione e ora mentre spingono un carretto, fa parte di un unico pensiero. È infatti l’occhio poetico che da , passando per Il mio nome è Inna e Katrin, ha deciso quale parte del creato illuminare. Come fosse una telecamera, lo sguardo di Ida Travi è la porzione registica a cui l’autrice intende farci accedere. Non un millimetro di più di quella inquadratura, anche se accanto si sente il sospiro di Inna, l’incedere di Katrin, il prodigio del pettine, la torsione dell’anello e il grembiule mutato in scialle. Sono soggettività in movimento che premono, tutti e tutte, davanti alla porta di un futuro a venire ma rimangono fuori dalla vista, sia del verso che della lettura. Meglio non sovrapporsi, pur sapendosi prossimi. ogni cosa ha il suo tempo e ogni faccenda il suo momento sotto il sole.
Il futuro, di cui i Tolki si sono fatti portatori, è adesso. Dora Pal e la sua famiglia-tribù conoscono il significato di ciò che sarà da venire e che, in verità, è già avvenuto: «E se non mi credete, a me che cosa importa | cosa m’importa? Io sono Dora Pal, | sono Dora, io!». Dora Pal è la terra, sia minuscola che maiuscola. Quella che viene calpestata, sia dal nostro passo errante che dall’assalto famelico del profitto. È la terra in cui gravitano viventi meno arroganti degli umani e da cui, ciò nonostante, perseveriamo a non imparare quasi niente. È tuttavia anche la terra su cui ci si inginocchia, che si tocca quando l’elemento del “basso continuo” non la perde di vista. Serve ma al modo dell’inutilità irriducibile, viene compianta e presto ricollocata nell’alveo di un augurio.
Dora Pal non possiede nessun vaso, non ha ricevuto nessuna punizione divina per espiare colpe non sue bensì un tempo, forse, ha avuto il nome rovesciato. Non è un caso che nell’etimo di “dora” stia il significato di “dono”, e invece di “pan” (tutto) abbia preferito un suono più dolce, “pal”, che non la renda rintracciabile. La Dora Pal di Ida Travi ha quindi poco da spartire con la mitica Pandora anche se entrambe hanno potuto maneggiare la speranza e la prima ha capito che l’unico modo di portarla nel mondo è saperla predicare. Pandora risiede nel tragitto menzognero di una storia che attribuisce responsabilità a chi non le ha avute. A questo proposito, il piano di immanenza, Ur, che avevamo già conosciuto, ora si esplicita per ciò che è: «Chi ha paura di Ur? || Nessuno ha paura di Ur? || Ur sta sopra ogni cosa || Vuole mangiarvi in testa || State attenti, state attenti!».
Il tono di Dora Pal è sapienziale, i “piccoli nomi” sono allora il simbolo di zoe, il timbro del nascituro non può determinare semplicemente il bios ma qualcosa di più: «Io chiamo i pulcini | e mi viene da piangere || Ma perché, che male c’è | se mi viene così da piangere?». I mali del mondo sono già tutti scappati di mano, è chiaro come non vi sia nessun cruccio a farsi commuovere da chi è piccolo.
Capelli d’argento, Dora Pal compare torreggiante sopra il «sacco-altare» di farina, elemento cruciale nella poetica di Ida Travi che, se non torna neppure una volta in Katrin, risente di numerose iterazioni ne Il mio nome è Inna. Ma anche ne L’aspetto orale della poesia, come nell’ultimo Poetica del basso continuo. «Dovresti saperlo: la farina | non è come la neve, va nel forno || Tu prendi la farina – così – | ci metti l’acqua e poi… nel forno! || Tu non conosci la storia, Vre || Dell’acqua, del mulino non sai niente | non t’hanno insegnato niente, niente». Una «conoscenzafarina», l’ha chiamata la stessa poeta. La mano di chi scrive è la mano che  «si è ritratta dalla farina così come dal sangue». C’è dell’altro, più profondo della semplicità: in chiusura di questo straordinario lavoro sulle personagge e sui personaggi, unico nel panorama italiano se pensiamo che Travi è riuscita a farne una genealogia critica e simbolica, si avverte lo stringere dell’essenziale; di qualcosa che è di là da lievitare. In Dora Pal farina e polvere sono infatti aspetti della medesima trasformazione. Se la prima è la possibilità di impastare la parola, riparandola al caldo di un forno – a differenza della neve che sarà pur candida ma non sa moltiplicarsi –, la seconda è il monito di una parola che, se non curata, può morire ma per altre ragioni. La polvere in questo senso è sia ontologica che terrestre. ontologica perché chiarisce la natura del pulviscolo che si solleva mentre Dora, Vre, Zet e Kiv si incrociano, non proviene dalla terra ma dalla friabilità di una consistenza relazionale fra loro che esiste da sempre. Allo stesso modo la polvere è terrestre perché le relazioni – quando sono incarnate – hanno il passo della stratificazione storica. La polvere del cimitero, allora, delle tombe di chi ha preceduto una progenie ancora tutta da definire, è il deposito del tempo che non riesce a rigenerarsi.
È che gli enti convocati da Travi sono il contrappunto degli eventi, di quello “scalpitare” che nei lavori precedenti mancava e che qui invece è introdotto dal fischio (del vento come del merlo nero) quando dichiara tempesta: «Eravamo alla stessa altezza la foglia ed io | e sotto il fondamento cantava la tempesta». Del resto è proprio da quella tempesta che si scompigliano le ipostasi, che si sa avvertire il tremore di ciò che sarà. «oltre la porta bianca, oltre | il cespuglio nero… | fino alla coda del cane | fino alla macchina da cucire | Il bambino era per terra | ti ricordi? il rocchetto era per terra | ti ricordi? E le mani per terra | anche loro, anche loro… || L’anima degli animali | entra e esce con le sue ali, Zet | lo dice la parola stessa». Ulteriori riferimenti psicoanalitici di rocchetti, fili e bambini che si attrezzano a far scomparire le madri qui non hanno udienza. Più del rocchetto, ci insegna Ida Travi, è importante il filo. E se esso è ciò che consente al bambino di tirare il carretto, viene ricordato a quel bambino che sta crescendo che un giorno dovrà renderlo. Ancora di più, nel caso di Dora Pal, la corda che tiene al ventre, è il legame. Se allora il rocchetto giunge a essere sostituito dal carretto, significa che il “gioco” di Kiv, prima o poi, non potrà che essere quello di guardare dentro a ciò che trascina: «Tu parla come fanno le radici | lo sai come fanno le radici? || Salgono su dalla terra come se fossero morte | e poi all’improvviso ti danno il fiore, il fiore».
La terra ha la benedizione nell’occhio chiuso del bambino, quell’arco mosso di parole corte, come i Tolki insegnano a ripetere, sono pescate chissà da quale cassetto della memoria onirica. La terra sia benedetta, ci ammonisce Dora Pal, nello scricchiolio dei nomi impronunciabili: «Date retta a quel che dice la vecchia || Se dico –  porta il sasso, porta il sasso | se dico – porta il fuoco, porta il fuoco || Dovete farlo e basta, una non diventa così | per niente, una lo sa se è giusto || E non state qui a discutere, nessuno | può parlare per un altro: è la legge». L’unico tribunale plausibile è quello che segue la legge del cuore, senza criterio: «– essere del mondo cosa vuoi? – || Volevo essere nel petto di qualcuno | volevo sventolare nel petto di qualcuno».
La rivolta possibile appare essere in questo modo quella di sentire, di esercitarsi finalmente a sentire e non solo a pensare, cercando di sanare la scissione immedicabile su cui il canone occidentale ha immaginato fondarsi. Ecco perché i cavalli, uno bianco e uno nero di riferimento platonico, vengono salutati da Ida Travi non nel conflitto di uno sull’altro ma nella assoluta convivenza di entrambi. La terra si regge nelle mani di queste due istanze o forse l’anima è già in salvo? «Come battere un pugno sul tavolo | e alzarsi di colpo gridando: amore!». Tuttavia, è l’anima o il corpo? «Voi, piccole forme d’insetto, voi | esseri vulnerabili nelle chiome». Gli esseri del mondo di cosa si circondano se non di amore? Di cosa reclamano necessità se non di attenzione? Dora Pal è la prima antenata, la regina della parola impastata di lavoro, è la signora che tutto fa muovere, che nella grandezza immensa del cielo intuisce l’importanza del catino. Ma è anche colei che al vuoto della fede (intesa come anello e allusione al vincolo coniugale) oppone la circolarità della parola, del verso che ha detto quanto sia complesso mettere al mondo immagini, linguaggi, parole e opere. E che pur tuttavia si prepara a una nuova gestazione. Non nell’ottica dell’eterno ritorno dell’identico ma seguendo il solco secondo cui nessun essere è del mondo se non nasce già e sempre in relazione. Il commiato dai Tolki non è mai stato più doloroso, eppure ci auguriamo che restando nei pressi di una parola così autentica ne sentiremo ancora parlare. 


giovedì 18 luglio 2013

"L'importanza di essere piccoli", III edizione: dal 4 al 9 agosto nei borghi, nei boschi, nelle valli dell'Appennino bolognese

"Il mondo è delicato / il mondo è una pallina che s'increpa / teniamolo leggero / teniamolo sulla punta delle dita." Sono le parole di Nino Pedretti che l'associazione Sassi scritti ha scelto per proteggere questa terza edizione della rassegna intitolata "L'importanza di essere piccoli". Ricevo da Azzurra D'Agostino e pubblico con grande slancio: poesia e musica nei borghi dell'Appennino bolognese. Una rassegna di grande richiamo, sia per l'ideazione che per le voci invitate. Prove di libertà di Stefano Dal Bianco, Quando avrò tempo di Anna Maria Carpi, Il mio nome è Inna. Scene dal casolare rosso di Ida Travi, Salva con nome di Antonella Anedda e il trentennale dei Millimetri di Milo De Angelis (recentemente riproposti da Il Saggiatore nella collana "Le Silerchie") costituiscono cinque ottime ragioni, incartate in cinque importanti e recenti libri di poesia, per calarvi in questi luoghi ad ascoltare...


comunicato stampa

L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – III edizione
poesia e musica nei borghi dell’Appennino bolognese
 dal 4 al 9 agosto 2013

Ritorna ad agosto la rassegna di musica d'autore e poesia  che mappa e custodisce poeticamente
l'appennino tosco- emiliano
con
MILO DE ANGELIS, ANTONELLA ANEDDA, UMBERTO MARIA GIARDINI, COLAPESCE, CESARE BASILE e molti altri

La rassegna “l'importanza di essere piccoli giunta alla sua terza edizione (4-9 agosto), organizzata dall'associazione SassiScritti di Porretta Terme (Bo) con la direzione artistica di Azzurra D’Agostino e Daria Balducelli, realizzata con il contributo di Arci Bologna, Regione Emilia Romagna, Fondazione del Monte e Provincia di Bologna Distretti Culturali, ha avuto nell'ultimo anno un sensibile incremento dei Comuni che aderiscono al progetto. Ad arricchire “la geografia poetica” dei luoghi che accoglieranno gli incontri e i concerti si sono aggiunti il comune di Vergato e il suo pittoresco Suzzano, Grizzana Morandi con La Scola, il Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone con il Poranceto, un bosco di alberi secolari, e Granaglione con il parco fluviale di di Molino del Pallone.
Il fiorire di nuove adesioni è un dato positivo se si considera che alla base della rassegna c'è lo spirito di condivisione, valore che l'inverno scorso ha permesso all'associazione SassiScritti di essere selezionata al premio nazionale cheFare (ww.che-fare.com) con il progetto “Custodi”.
A emblema infatti di questi giorni sono stati scelti i versi di Nino Pedretti che esprimono e racchiudono l'idea di cura e custodia, parole che accompagnano l'immagine di una goccia, un filo di ragnatela e di una foglia:  esempi di fragilità e tenacia, di precarietà e di resistenza. Dettagli del mondo tanto piccoli quanto preziosi  come le parole e le note, come quegli spazi del mondo e della persona che sono da proteggere.
Manuela Dago, Franca Mancinelli, Francesca Matteoni, Marco Simonelli con Bart La Falaise e Federico Frascarelli (sei giovani artisti per un'anteprima che sia uno spazio per le voci nuove), Colapesce  e Stefano Dal Bianco, Anna Maria Carpi e Giangrande, Cesare Basile e Ida Travi, Pino Marino e Antonella Anedda, Umberto Maria Giardini e Milo De Angelis si incontreranno per la prima volta in questi giorni, il cantautore ascolterà il poeta e viceversa, incontri e scambi preziosi che trasfigureranno ed esalteranno  gli scorci più belli e sconosciuti dell'Appennino. Il borgo de La Scola arroccato attorno alle sue torri e ai suoi due oratori risalenti al 1300;  il Poranceto - un fiabesco bosco di castagni secolari; il parco fluviale del greto del Reno che solca la valle del Molino del Pallone; gli ampi panorami che abbracciano Suzzano; la bellezza domestica di Massovrana di Badi e  la dolcezza dei declivi di Capugnano.  I luoghi che “daranno asilo” alla rassegna sono i protagonisti, come gli artisti e i loro abitanti, di un evento che accade una volta all'anno ma che porta con sé il lavoro dei mesi precedenti, fatto di incontri, di laboratori, di pensieri condivisi davanti al fuoco, la lenta e paziente creazione di una comunità sensibile all'incontro con “lo straniero”, un appuntamento vissuto gioiosamente dagli abitanti stessi che accolgono i visitatori in un vero e proprio “ricevimento” culturale aperto a tutti. I buffet con prodotti locali saranno infatti preparati dalle pro loco, dalle associazioni culturali, o da semplici cittadini e cittadine che desiderano contribuire alla realizzazione della manifestazione. Infine, ma non meno importante, è la gratuità della rassegna che ribadisce il valore imprescindibile della cultura - da considerarsi come qualcosa che deve essere pubblico, diritto e possibilità a cui tutti sono invitati.

PROGRAMMA
Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si svolgono a partire dalle ore 21:00

L'anteprima della rassegna, che vuole essere un momento dedicato all'incontro con artisti emergenti o addirittura esordienti, si terrà Domenica 4 agosto nel bel clima domestico del borgo di Massovrana (Badi/Castel di Casio) un abbraccio di casette appena sopra il Lago di Suviana che faranno da palco al live acustico del cantautore olandese Bart la Falaise che, accompagnato da un altro musicista, interpreterà canzoni inedite e cover con una voce limpidissima e delicata. Federico Frascarelli, un altro giovane cantautore, presenterà alcuni brani chitarra e voce dal suo Mi manda 2 righe. Nel corso della serata si terranno letture corali, improvvisate, folli e iridescenti di 4 poeti underground molto diversi tra loro ma uniti da una vena poetica che lascerà sicuramente stupiti gli spettatori. La voce delicata ma salda di Franca Mancinelli; il tono agrodolce venato di un'amara ironia che canta la vita la morte il sesso nel nostro tempo di Marco Simonelli; le spirali di senso e suono che come linfa di pianta innervano i versi di Francesca Matteoni; la freschezza e i brevi lampi che raccontano per immagini di Manuela Dago una delle fondatrici di Sartoria Utopia, 'capanna editrice' di libri di poesia cuciti a mano.

Lunedì 5 agosto inizia ufficialmente la rassegna che si sposta nel Comune di Granaglione a Molino del Pallone e più precisamente nel “parco fluviale” che si estende lungo la riva del fiume Reno, bonificata dagli abitanti del paese e gestita dalla Proloco del Molino.
Acqua che chiama acqua perché uno degli ospiti del parco sarà il cantautore siciliano Colapesce (Lorenzo Urciullo, nel 2010 lancia il progetto solista Colapesce in riferimento alla leggenda siciliana di Colapesce, il ragazzo “pesce” che amava stare nel mare a tal punto da non riemergerne più) che con l'album Un meraviglioso declino si è aggiudicato la “Targa Tenco 2012”  come "migliore opera prima" e il premio “Fuori dal Mucchio” (assegnato dal mensile Il Mucchio Selvaggio) per il "Miglior esordio". E se Colapesce suonerà dal vivo facendo riemergere quel “meraviglioso declino” che accompagna la vita comune corrosa dalla crisi ma che allo stesso tempo fa riscoprire quelle piccole cose che fanno “sognare ancora”, al poeta senese Stefano Dal Bianco è affidata la parola che “conferma l'inquietudine profonda del suo rapporto con l'esistere e la sua ansia di libertà in un mondo di anime costrette". Scandita in sette parti, come le sette note della scala musicale, la nuova opera di Dal Bianco Prove di Libertà (ed. Mondadori) esplora le contraddizioni del sentimento e del pensiero, l'antinomia tra spinta alla consapevolezza e levità di una più naturale adesione alla vita.

Dal fiume e dai “meravigliosi declini poetici” della prima serata la rassegna, Martedì 6 agosto, si sposta verso Vergato da cui si sale ad ottocento metri di altezza al panoramico Suzzano con le sue case in pietra arenaria. Qui gli abitanti addobberanno la piazzetta preparando anche un piccolo buffet di benvenuto, mossi  dall'entusiasmo e dalla stessa tenacia che ogni anno gli ha permesso di organizzare una famosa festa  popolare che radunava centinaia di persone provenienti dai paesi delle Valle del Reno. Forti di questa tradizione e volendo mantenere vivo un luogo che altrimenti rischierebbe di essere spopolato, la terza tappa della “mappa poetica” de l'importanza di essere piccoli ospita la poetessa e traduttrice Anna Maria Carpi una tra le più importanti ed interessanti autrici e intellettuali contemporanee. Formatasi all'Accademia di Brera, partecipando a esposizioni a Milano e a Colonia, ha vissuto per diversi periodi a Bonn; saggista e traduttrice di poeti tedeschi (da Gottfried Benn, Kleist, Nietzche, Grünbein a Enzensberger) si confronta con la vita quotidiana e con le grandi domande ontologiche, con quel mistero abissale che si cela nei gesti di tutti i giorni, nella vita che scorre come la prosa e che ha slanci di verticale poesia. Un linguaggio familiare che filtra nella pelle, arriva anche alle persone che non sono “abituate” ad ascoltare poesia. Una leggibilità che è tipica invece della musica proposta per quest'occasione dal musicista, produttore e songwriter Giangrande, capace di muoversi con grazia ed eleganza all’interno dei diversi linguaggi e stili musicali: dalla canzone d’autore all’elettronica fino alla colonna sonora. In questo momento in tour con Daniele Silvestri come chitarrista della band, Giangrande porta a Suzzano il suo ultimo album da solista, Directions, prodotto da Paolo Benvegnù. Un album dalle atmosfere delicatissime, cantato in tre lingue, un respiro internazionale che però bene si sposa -grazie alla delicatezza della voce di Giangrande- con l'intimità di un piccolo borgo. 

Mercoledì 7 agosto la geografia poetica della rassegna si addentra nel cuore di un bosco di castagni secolari nel Parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone in località Poranceto (nel comprensorio del comune di Camugnano). Nel raccoglimento del castagneto, in quel silenzio referenziale che si crea a contatto con la natura, gli ospiti potranno ascoltare la “mitologia contemporanea” di Ida Travi. Poetessa, ma anche studiosa di filosofia, Ida Travi con il saggio L'aspetto orale della poesia pubblicato dal 2000 al 2007 in tre edizioni, avvia una sua riflessione personale sul rapporto tra poesia e filosofia, in particolare tra lingua poetica e lingua materna, oralità che diventa cardine della sua scrittura e una traccia del dire. La parola detta da Ida Travi, che ripesca i toni e le voci dalla memoria in un "impasto" sensoriale, e la parola cantata, dolentemente dialettale dello straordinario cantautore siciliano Cesare Basile, permeeranno il sottobosco de Il Poranceto con toni alti e gravi. Cesare Basile suona e scrive dall'inizio degli anni ottanta e tra le sue collaborazioni vanta quella con John Bonnar (Dead Can Dance), Nada, Lorenzo Corti (Cristina Donà, Delta V, aka Musical Buzzino), Valentina Galvagna e Marta Collica (Sepiatone). Dopo aver soggiornato a Berlino e a Milano, nel 2011 Basile rientra a Catania dove sposa la causa del Teatro Coppola Occupato che lo impegnerà anche nei lavori di ristrutturazione. Dal lavoro nel cantiere del teatro sono nate le dieci tracce dell'ultimo album Cesare Basile (febbraio 2013 Urtovox) un disco blues “situato tra la tradizione popolare italiana ed il folk americano delle radici, cantato in siciliano con una voce che graffia l’anima".

Giovedì 8 agosto il paesaggio che comprenderà l'incontro con la poesia di Antonella Anedda e la musica di Pino Marino sarà quello della campagna intorno al comune di Grizzana così cara all'artista Morandi. Le curve delle colline, i profili brulli dei calanchi, sono i quadri malinconici e nostalgici che circondano l'antico borgo de La Scola. Di origine militare bizantina Scola, nel corso dei secoli, assume una fisionomia difensiva con torri che permettono la sicurezza del borgo ed è grazie a queste torri che il borgo è riconoscibile anche da lontano. Bellissima, con la sua meridiana settecentesca, l'edicola e gli affreschi, il forno quattrocentesco con mensole scolpite, finestre con formelle d'arenaria incise con simboli comacini, la Scola è una partitura di memoria, di storie e di leggende così ben custodite dall'Associazione Sculca composta da volontari che ancor oggi si prendono cura di un dono tramandando dal tempo. Non poteva esser scelto luogo migliore per raccogliersi intorno alle parole “salvifiche”di Antonella Anedda e alle sue meditazioni liriche. “Premio Rèpaci Viareggio” 2012 con la raccolta Salva con nome,  Anedda con i suoi ultimi versi aggiunge un ulteriore tassello a un percorso poetico animato da un pensiero sotterraneo. La sua poesia “naviga nel sangue fino al cuore” e lo fa con la precisione di un “agocucendo con pazienza i significati, i nomi che, come indica il titolo dell'ultima raccolta, esistono per affacciarsi al mondo. E se Antonella Anedda “cuce” i versi, il raffinato cantautore Pino Marino inanella parole come perle, componendo canzoni raffinate caratterizzate da sonorità scarne ed intimistiche. Compositore, autore, pianista e chitarrista, legato alla miglior tradizione del cantautorato italiano, Pino Marino per molti anni ha portato la sua musica nei locali capitolini. Dopo diversi progetti che lo hanno portato a ricevere prestigiosi riconoscimenti come il “Premio Recanati” premio Italiano “Musica Emergenti”  nel 2000 con la collaborazione di Mauro Pagani e David Petrosin,  pubblica il suo primo album, Dispari con il quale vince il “Premio Ciampi” nel 2001. Con il suo secondo lavoro Non bastano i fiori (2003) la critica si fa unanime e Federico Guglielmi della rivista musicale “il Mucchio selvaggio” scrive:  "...una voce evocativa che intona testi per i quali si può scomodare il termine poesia, poesia concreta e surreale, profonda e ironica, intrisa di malinconia così come illuminata di speranze (...)”

Venerdì 9 agosto termina il viaggio degli artisti e degli spettatori nelle terre dell'Appennino con il consolidato appuntamento a Capugnano (Porretta Terme), dove sul palco saliranno altri due grandi artisti: Milo De Angelis e Umberto Maria Giardini.
Milo De Angelis è una delle voci più importanti della poesia italiana contemporanea, poeta che frequenta gli abissi e i “cortili oscuri della vita” e lo fa sporgendosi nei precipizi, negli orridi della vita per ripescarne una parola scarna, non spettacolare, che batte come un corpo che duole, che indica un verso, una caduta. Dalla pietra miliare Millimetri del 1983 fortunatamente riedita dopo trent'anni dal Saggiatore, alla dolente e meravigliosa raccolta di dolori di Tema dell'addio, fino alle poesie di Quell'andarsene nel buio dei cortili dove i ricordi d'infanzia, gli amori, il calcio, gli amici,e i cortili milanesi sono sempre attraversati dal buio, un buio che è il risvolto segreto della luce, un buio che convoca a giudizio. Oltre ad essere un grande poeta De Angelis ha tradotto superbamente dal francese e dalle lingue classiche Racine, Baudelaire, Blanchot, Eschilo, Lucrezio.
Sarà, infine, l'atteso live acustico di Umberto Maria Giardini (conosciuto per molti anni con lo pseudonimo Moltheni) a chiudere la serata e la terza edizione della rassegna, e lo farà con il suo canto aperto e suggestivo che conduce in territori onirici. Un'esibizione insolita dove ai suoni più elettrici del bellissimo e ultimo disco La dieta dell'imperatrice, si darà spazio ad arrangiamenti più melodici, e in scena con la sua contraddistinta grazia, Umberto Giardini darà sicuramente il meglio di sé a ricordarci che “l’unico sollievo che l’uomo può succhiare direttamente dalla sua volgare esistenza è dato dalla natura e dal silenzio. Ovunque c’è natura, ovunque c’è silenzio, c’è speranza” considerazione che sembra essere in dialogo con uno dei versi più belli di Milo De Angelis contenuti nella storica raccolta Millimetri : “In noi giungerà l’universo, | quel silenzio frontale dove eravamo | già stati”.
Come ogni anno a dare il benvenuto agli artisti e al pubblico ci sarà la calorosa ospitalità dell'Associazione Beata Vergine della Neve e della Proloco che come tutti gli anni per l'occasione cucineranno crescentine, tigelle e polenta.

Ad arricchire la rassegna saranno presenti i due bookshop della libreria “L' Arcobaleno” di Porretta e de “LO SPAZIO di via dell'ospizio” di Pistoia, oltre che la presenza di una vetrina aperta all'innovativa e ricercata piccola casa editrice “Sartoria Utopia” con i suoi colorati ed eleganti libri cuciti a mano. Verranno inoltre messi in vendita a sostegno delle attività del festival alcuni esemplari di poster d'arte numerati, pezzi unici realizzati  appositamente per il festival secondo le antiche modalità di lavoro tipografico dalla tipografia d'arte bolognese Anonima Impressori. Inoltre nei giorni del festival e in quelli precedenti alcune realtà locali realizzeranno piccoli gadget a sostegno del festival, come per esempio i segnalibri con su riportato un verso di Umberto Saba sul pane e dati in omaggio dall'Antica Forneria Corsini di Porretta Terme, nella convinzione che la cultura sia altrettanto importante nutrimento.

L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – III edizione
poesia e musica nei borghi dell’Appennino bolognese
dal 4 al 9 agosto 2013
con il contributo di
Arci Bologna, Regione Emilia Romagna Fondazione del Monte,Provincia di Bologna Distretti Culturali
e il sostegno dei comuni di
Castel di Casio, Gragnaglione, Grizzana Morandi, Porretta Terme, Vergato
e del Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone
e di Coop Reno, Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, Banca di Imola Filiale di Porretta Terme, Proloco di Capugnano, Associazione Parrocchiale Beata Vergine delle Nevi, Proloco di Molino del Pallone, Proloco di Cereglio
con la collaborazione e il sostegno di
Associazione Parrocchiale “Beata Vergine della Neve”; Pro Loco di Capugnano; Pro Loco di Cereglio; Pro Loco di Molino del Pallone; “Antica Forneria Corsini” di Porretta Terme; “The Califfo” Pub di Porretta Terme; Libreria “L'Arcobaleno” di Porretta terme; Libreria “Lo Spazio di via dell' ospizio” di Pistoia; Gelateria “La Baracchina” di Porretta terme; Centro Turistico “La Prossima” di Castel di Casio; Associazione culturale  “Sculca”.

4 agosto- Massovrana (Castel di Casio) h 21 in caso di pioggia: sala interna del B&B Borgo Massovrana
MANUELA DAGO, FRANCA MANCINELLI, FRANCESCA MATTEONI, MARCO SIMONELLI
(letture poetiche) BART LA FALAISE & “SOCIO”(live acustico); FEDERICO FRASCARELLI (live acustico)

5 agosto- Molino del Pallone (Granaglione) h 21 in caso di pioggia: Molino del Pallone, sala proloco
STEFANO DAL BIANCO  (lettura/incontro) COLAPESCE (live acustico)

6 agosto – Suzzano (Vergato) h 21 in caso di pioggia: Suzzano, sala proloco
ANNA MARIA CARPI (lettura/incontro) GIANGRANDE (concerto)

7 agosto-Poranceto (Camugnano) h 21
in caso di pioggia: Sala  Parco dei Laghi, p.zza  Kennedy 10, Camugnano
IDA TRAVI (lettura/incontro) CESARE BASILE (live acustico)

8 agosto – La Scola (Grizzana Morandi) h 21 in caso di pioggia: La Scola, sala Associazione La Sculca
ANTONELLA ANEDDA (lettura/incontro) PINO MARINO (live acustico)

9 agosto – Capugnano, Porretta Terme h 21
in caso di pioggia:  Capugnano, Oratorio della chiesa di San Michele Arcangelo
MILO DE ANGELIS (lettura/incontro) UMBERTO MARIA GIARDINI (live acustico)

Tutti gli eventi sono a ingresso libero

INFO
fb: L'importanzaDiEsserePiccoli
mob: 349 5311807 | 349 3690407

UFFICIO STAMPA
ufficio stampa arci bologna: Rossella Vigneri (+39 349 8354451) ufficiostampa@arcibologna.it

ufficio stampa SassiScritti:
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Daria Balducelli mob. 349 3690407; d.balducelli@gmail.com

Le foto degli artisti e dei luoghi in cui si svolgerà la rassegna sono disponibili all’indirizzo: www.arcibologna.it/area_stampa

Come raggiungere i borghi: http://sassiscritti.wordpress.com/come-arrivare/

martedì 7 maggio 2013

Mario De Santis e Ida Travi ospiti di "Tra Versi" a Ca' dei Ricchi a Treviso












Giovedì 9 maggio 2013 alle ore 21
Ca' dei Ricchi, via Barberia, Treviso
Rassegna di poesia "Tra Versi" - a cura di Marco Scarpa
con Mario De Santis e Ida Travi

Mi pare sia stato Zanzotto a far cadere una volta un inciso sui "diritti della poesia". Lasciava intendere che si parla e scrive troppe volte di "responsabilità e doveri del poeta e della poesia", tralasciando imperdonabilmente il versante non meno importante dei diritti della poesia. Quest'arte, se c'è, è davvero una forma rara di "generosità" e una discussione sui diritti che le spettano potrebbe essere prima o poi intavolata.
Penso anche a questo quando vi propongo simili rassegne (e i libri brevi di poesia che in queste serate si presentano) e penso anche ai diritti della poesia o del fare per la poesia, il quale costituisce forse un fare poesia a sua volta. 
Segnalo il penultimo appuntamento della rassegna di poesia "Tra Versi" curata da Marco Scarpa, con l'aiuto alle scenografie di Sara Tisci. La sede è sempre la restaurata Ca' dei Ricchi, nel pieno centro di Treviso. Stavolta l'appuntamento cade di giovedì. Se il tempo lo consente, forse questa potrebbe essere l'occasione per sperimentare il cortile esterno come luogo della lettura. La rassegna sinora ha portato in città molte tra le voci più interessanti della penisola. Chi non ha mai partecipato potrebbe "provare per credere" e scoprire come la poesia può oggi essere proposta e presentata con passione, cura e competenza. Ricordo che l'appuntamento finale porterà a Treviso, venerdì 31 maggio, una delle voci più lette, ancorché forse poco ascoltate, di quest'ultima stagione. Come ho già ricordato, mi riferisco a Cristina Alziati e al suo Come non piangenti.


Mario De Santis è nato a Roma nel 1964. Giornalista e conduttore radiofonico dal 1988, ha curato principalmente trasmissioni culturali e di attualità. Dopo dieci anni di autore di contenuti a Radio Deejay, dal 2010 è a Radio Capital, dove conduce e cura programmi, tra questi il quotidiano di libri e arte “Soul Food”. Vive a Milano. È poeta e ha pubblicato due raccolte di versi Le ore impossibili (Empiria, 2007) e La polvere nell’acqua (Crocetti, 2012). Collabora con “Poesia”, “Bookdetector”, "RSera” “repubblica.it” con recensioni e interviste.

Ecco un link dedicato a Mario De Santis.



Ida Travi è nata a Cologne (Brescia) il 21 settembre 1948. Da molti anni la sua poesia si inscrive nel rapporto tra oralità e scrittura: suo è uno dei primi libri scritti in proposito, nel 2000: L’aspetto orale della poesiaAnterem Edizioni 2000, Selezione Premio Viareggio 2001, terza edizione per Moretti&Vitali, nel 2007. In poesia ha pubblicato La corsa dei fuochi (Moretti&Vitali, 2006), Neo/Alcesti (Moretti&Vitali, 2009), Tà. Poesia dello spiraglio e della neve (Moretti&Vitali, 2009, Selezione Premio Viareggio 2011) e nel 2012 Il mio nome è Inna (Moretti&Vitali, 2012). Il suo Diotima e la suonatrice di flauto. Atto Tragico, edito da Baldini Castoldi Dalai nel 2004, è testo drammaturgico messo in scena dal Teatro Scientifico di Verona, e ora opera lirica e tesi di Laurea in Composizione di Andrea Battistoni, già direttore alla Scala. Su sue poesie e radiodrammi i compositori contemporanei Andrea Mannucci, Andrea Ziviani, Giuliano Zosi, Nicola Meneghini hanno composto musiche originali per opere poetico-musicali. Ha rilasciato interviste e letture per Archivio Radio Rai Tre Suite, Fahrenheit, Radio Svizzera Italiana, Radio Alma Bruxelles, Radio Popolare, Radio Ca' Foscari e altre emittenti nazionali. Collabora a "Il Manifesto".

Qui sotto un video dedicato a Ida Travi.