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martedì 29 novembre 2016

A Padova ritorna "Il sabato dei villaggi", rassegna di poesia, critica e piccola editoria a cura di Giovanna Frene


Ricevo la comunicazione e segnalo questa serie di incontri:

 IL SABATO DEI VILLAGGI 
RASSEGNA DI POESIA, CRITICA E PICCOLA EDITORIA 
Seconda Edizione Ideazione e cura di GIOVANNA FRENE 
Dicembre 2016 -­ Aprile 2017 
LIBRERIA ZABARELLA, via Zabarella 80, PADOVA 
Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1839421446305877/

PRESENTAZIONE DELLA RASSEGNA 

Torna nel cuore di Padova la rassegna di poesia, critica e piccola editoria IL SABATO DEI VILLAGGI. Il successo di pubblico e l'entusiasmo degli invitati (poeti, critici ed editori) nella scorsa rassegna ci hanno incoraggiato a proporre gli incontri alla Libreria Zabarella. La formula ha la stessa finalità dello scorso anno: portare al pubblico, in maniera organica, l'ambito del poetico contemporaneo italiano, spesso del tutto dimenticato negli scaffali delle librerie-­‐supermarket, mediante l'incontro con giovani poeti o autori affermati, critici letterari ed editori piccoli e grandi, nell'ottica di promuovere la polifonia della ricerca poetica attuale in Italia, e far sì che concretamente esista una libreria che tenga i nuovi libri di poesia negli scaffali. Ci sono però delle novità: gli incontri saranno più articolati, vedendo la partecipazione di due o più soggetti alla volta, affinché il dialogo con il pubblico risulti più coinvolgente. Crediamo ancora che la poesia sia il centro, a volte occulto, della cultura, e che il difficile frangente epocale esiga da ognuno la resistenza di avere il coraggio di fare cultura alta e allo stesso tempo aderente alla vita, come lo è, o dovrebbe essere, la poesia. 

CALENDARIO 

Dicembre 2016

Sabato 10 dicembre, ore 17.30: Gian Mario Villalta (Collane Gialla e Oro di PordenoneLegge - Lietocolle), con Maria Grazia Calandrone, Luciano Cecchinel, Sebastiano Gatto, Maddalena Lotter, Giulia Rusconi 

Gennaio 2017 

Sabato 14 gennaio, ore 18: Gian Paolo Arena e Marina Caneve (The walking mountain. CALAMITA/à PROJECT, sul Vajont)

Martedì 17 gennaio, ore18: Luca Rizzatello (Prufrock spa) e Daniele Poletti (progetto Dia.forìa)

Sabato 28 gennaio, ore 18: Davide Colussi e Stefano Brugnolo (La scrittura e il mondo. Teorie letterarie del Novecento, Carocci 2016) 

Febbraio 2017

Mercoledì 8 febbraio, ore 18: Renzo Casadei (CartaCanta) e Matteo Saccone (Peter Pan è morto, CartaCanta 2016)

Sabato 25 febbraio, ore 18: Italo Testa e Michele Zaffarano 

Marzo 2017

Sabato 4 marzo, ore 18: Alessandro Canzian (Samuele Editore) e Sandro Pecchiari 

Sabato 11 marzo, ore 18: Vincenzo Ostuni e Gherardo Bortolotti 

Sabato 25 marzo, ore 18: Giulio Perrone (Perrone Editore), Jacopo Alessandro Brusa e Marco Bini 

Aprile 2017

Sabato 15 aprile, ore 18: Danilo Mandolini (ArcipelagoItaca Editore) e Paolo Steffan (Luciano Cecchinel. Poesia, ecologia, resistenza, ArcipelagoItaca 2017)

Sabato 22 aprile, ore 18: Bruno Galluccio e Tommaso Di Dio

domenica 20 novembre 2016

Giovanna Frene, "Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda" (Arcipelago Itaca, 2015) - Una nota di Marco Scarpa

Grazie a una collaborazione con la giuria del "Premio letterario Anna Osti" pubblico in una serie di post le note critiche dei libri premiati nell'edizione 2016 (quest'anno il primo premio non è stato assegnato né per la categoria di poesia edita né per quella di poesia inedita). Il libro segnalato oggi si è classificato terzo nella sezione poesia edita.



Giovanna Frene, Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda (Arcipelago Itaca, 2015) 

Libro denso, tortuoso, riflessivo che si pone come primo stadio di un progetto più ampio denominato Eredità ed estinzione. Ogni poesia o sezione ruotano attorno alla storia o meglio alla rappresentazione della storia. Gli spunti vanno rintracciati nella storia personale dell’autrice che da essi parte per un’analisi più ampia. La riflessione si concentra sul concetto che storia e pure le vicende private sono nient’altro che allegorie, visioni non definite, somma di dettagli pur sempre limitati e limitanti. La comprensione degli eventi è più che altro accettazione incastonata in un lavoro di montaggio e smontaggio. Un’indagine inesausta che non ricerca la perfezione di una ricostruzione ma piuttosto una apertura dello sguardo. Le storie, e la storia tutta, appaiono nella loro fragile dissoluzione. E le poesie restituiscono questi frammenti, queste considerazioni fulminee, visioni in ebollizione. Non ci sono grossi appigli proprio per esemplificare la natura destrutturata dell’idea di passato. Resta la memoria, e con essa le colpe, le occasioni mancate, i giudizi a posteriori, “un peccato, che è infinita sete”. Resta la morte, inequivocabilmente. “non può esistere pietà per tutti i morti uccisi / anche se il morire è solo il morire / le colpe strattonano solo i piedi colpevoli”. Ma pure “questa morte che è solo una morte / la morte non cambia per niente”. Estrapolare versi dai singoli testi è azione che restituisce solo una parvenza perché le poesie lavorano su più livelli e soprattutto sull’idea che tutto regge. Quanto emerge è una intelaiatura appunto che tende a un’indagine più ampia e in questo libro si percepisce questo respiro iniziale, non del tutto approfondito. Le premesse d'altronde sono chiare ed è esplicitato pure nell’introduzione dell’autrice che questo è solo il primo tassello. Non rimane che attendere la prosecuzione delle riflessioni e le potenzialità che le parole sapranno estrarre da questa esplorazione per scardinare l’idea più comune e “stretta” della storia. 

Marco Scarpa
 

martedì 16 febbraio 2016

Da Trieste a Roma (a Padova per un imminente appuntamento): riparte la casa editrice ItaloSvevo

Ricevo all'ultimo da Matteo Giancotti e riporto il comunicato stampa relativo alla ripartenza in seno ad Alberto Gaffi Editore in Roma della ItaloSvevo, casa editrice fondata nel 1967 a Trieste da Sergio Zorzon (una curiosa storia che mischia librerie, marchi editoriali, aste). In tutta fretta, dato l'avvicinarsi del giorno, segnalo anche il prossimo appuntamento di Padova, dove avrà luogo la presentazione dei due titoli che riaprono le pubblicazioni: Trittico di Hans Tuzzi e Piccolo dizionario delle malattie letterarie di Marco Rossari (entrambi brevi libri di 64 pagine e entrambi in vendita al prezzo di 10 euro).

Venerdì 19 febbraio 2016 - ore 18
ItaloSvevo. Piccola biblioteca di letteratura inutile

Intervengono: 
Giovanna Frene, poeta
Matteo Giancotti, critico
Giovanni Nucci, direttore editoriale ITALOSVEVO
Alberto Gaffi, editore ITALOSVEVO
Modera: Cristiano Draghi, giornalista
L'insegna della libreria nella bancarella
di Galleria Rossoni a Trieste

comunicato stampa
ITALOSVEVO
Piccola biblioteca di letteratura inutile

La casa editrice storica di Trieste riprende vita con una collana raffinata, intelligente e dal sa­pore mitteleuropeo,
per smuovere dalla pe­riferia un impero culturalmente in crisi.

«Anche se Trieste non ha dato grandi valori creativi, è stata un’ottima cassa armonica, è stata una città di una sismograficità non comune: per capirlo, bisogna aver visto le biblioteche finite sulle bancarelle dei librai del ghetto… Tutta una grande cultura non ufficiale, libri veramente importanti e sconosciutissimi, ricercati e raccolti con amore, da gente che leggeva quel libro perché aveva proprio bisogno di quel libro.
Bobi Bazlen

L’energia intellettuale che da sempre caratterizza la città di Svevo, Saba, Bazlen e Stuparich, per una nuova editoria di cultura, intel­ligente e attenta alle esigenze dei lettori più raffinati.
Una collana di volumetti intelligenti e anticonvenzionali per contenere quel­la letteratura, di grande tradizione italiana, che non appartiene alla narrativa e difficilmente trova spazio nelle case editrici.

Volumi di piccolo formato molto cura­ti nella veste grafica, copertina in brossura su carta di pregio con lunghe bandelle, ri­legatura filo refe, tagli laterali in tonso.

Con questo nuovo progetto editoriale ItaloSvevo si vuole catalizzare l’energia culturale che nasce dalla storica tradizione letteraria di Trieste e che tuttora ne fa una delle città più attive e ferventi, per esportarla in tutto il Paese. Il progetto della Italosvevo, la cui direzione editoriale è affidata a Giovanni Nucci, è di andare a cogliere questo fermento là dove storicamente è sempre, con una produzione letteraria particolarmente vivida, colta, intelligente e raffinata. Con un occhio di riguardo alla realtà triestina, pubblicando però indistintamente autori italiani e, se necessario, stranieri.  

La collana che inaugura la rinascita della Italosvevo raccoglierà dei testi chiaramente letterari, ma non propriamente narrativi.  La «Piccola biblioteca di letteratura inutile» si muoverà negli spazi del reportage, delle divagazioni letterarie, divertissement, pamphlet, testi di letteratura filosofica o di saggistica dissacrante, brevi scritti morali. Nel segno della riflessione e della critica, dall’attenzione e dell’intelligenza, del sarcasmo e dell’ironia.

I primi due volumi previsti in uscita il 18 febbraio 2016 sono di due autori quanto mai diversi e distanti per età, genere, provenienza e scrittura. Due testi ugualmente forti.

Hans Tuzzi, tra i più raffinati autori italiani, con Trittico ha voluto dare a questa nuova casa editrice tre racconti morali, incisivi e taglienti, con la forza della coscienza critica, come ci si aspetta da un grande intellettuale.

La grafica curata da Maurizio Ceccato è moderna pur seguendo i dettami della grafica editoriale di più chiara tradizione.

Marco Rossari, traduttore dall’inglese tra i più quotati, scrittore ironico e iconoclasta, pubblica Piccolo dizionario delle malattie letterarie: una lista dei tic, dei mali, dei paradossi, delle fobie e delle compulsività degli scrittori, le diagnosi e i rimedi del mondo letterario impietosamente elencati in ordine alfabetico. Il libro di Rossari ha l’introduzione di Edoardo Camurri, padrino perfetto non solo per questo dizionario, ma per tutta la collana.

“C’è un grande dire del ritorno al vinile nell’editoria, del libro come oggetto e della qualità. Noi faremo libri particolarmente curati, con carta di ottima qualità e copertine molto belle, abbiamo deciso di lasciare le pagine intonse, come si faceva un tempo, da dover tagliare col tagliacarte, per dare l’idea di un oggetto da accudire. Però abbiamo anche la presunzione di pubblicare dei testi diversi da quelli che si trovano solitamente in giro. Stiamo quasi andando a cercare quello che gli altri scartano, magari per mancanza di attenzione, o di coraggio. I grandi movimenti dell’editoria italiana di questi ultimi tempi stanno creando dei nuovi spazi, delle opportunità per un piccolo editore. Ma non avrebbe senso cercare di fare quello che già fanno gli altri, vorremmo dare spazio a quella letteratura che definirei “filosofica” che ha una straordinaria forza nella nostra tradizione letteraria, basti pensare a Manganelli, Calvino, o a Sciascia… per non parlare di certe cose specificatamente triestine di Bazlen, Stuparich o Saba. Magari riusciremo a scovare qualche inedito di autori del passato, ma vorremmo più che altro indirizzarci su testi di autori viventi, magari considerati marginali nell’ottica un po’ univoca del mercato della narrativa. Tanto degli esordienti, o non particolarmente affermati, quanto dei grandi autori che hanno qualcosa di talmente particolare che i loro grandi editori stentano a pubblicare. Noi vogliamo usare la forza di una piccola e nuova casa editrice e unirla con l’incredibile brodo di cultura che ancora oggi si respira a Trieste, nella sua formidabile tradizione culturale e letteraria. E vogliamo andare dove gli altri sentano a volersi spingere.”
Giovanni Nucci


UFFICIO STAMPA
Francesca Comandini +39.340.3828160 press.francescacomandini@gmail.com

RESPONSABILE COMUNICAZIONE TRIESTE

Gianfranco Terzoli +39.3207212610 gianfranco.terzoli@email.it

lunedì 12 ottobre 2015

Il sabato dei villaggi. Una rassegna di poesia, critica e piccola editoria a Padova a cura di Giovanna Frene


IL SABATO DEI VILLAGGI 
RASSEGNA DI POESIA, CRITICA E PICCOLA EDITORIA
Prima Edizione

Ideazione e cura di GIOVANNA FRENE

Novembre 2015 - Aprile 2016

LIBRERIA ZABARELLA 
via Zabarella 80, PADOVA

Comunicato stampa

PRESENTAZIONE DELLA RASSEGNA

La rassegna di poesia, critica e piccola editoria IL SABATO DEI VILLAGGI nasce dalla necessità di portare al pubblico, in maniera organica, l'ambito del poetico contemporaneo italiano, spesso del tutto dimenticato negli scaffali delle librerie. La filosofia che ha mosso la creazione di questa prima edizione della Rassegna è semplice: la ricerca e l'esposizione della qualità, sia essa propria della creazione/edizione poetiche, sia essa propria dell'ermeneutica letteraria. Giovani poeti, critici ed editori indipendenti porteranno alla Libreria Zabarella tutta la ricchezza della loro esperienza di ricerca nel terreno del poetico, lasciando stabilmente i loro libri nella libreria; il desiderio, infatti, è che esista anche a Padova una libreria deputata alla fruizione diretta della poesia contemporanea italiana.

La poesia è tutt'ora al centro della cultura, ne è il suo fondamento, anche se a tratti sembra occulto: il dibattito che tanto ha accalorato recentemente il panorama italiano sulla sua presunta morte, non fa che palesare appunto il tratto nascosto di questa sua incontrovertibile essenza, che travalica la percezione del singolo. Tuttavia, direbbe il poeta, il frangente culturale è grave: la cultura stessa è diventata merce, ma niente è più avulso dal concetto di merce che il linguaggio della poesia. La poesia oggi, dunque, è il territorio della resistenza, del fare cultura alta, dell'interrogarsi sulla vita, dello scrivere gratuito senza l'incombenza del guadagno, del condividere il pane della conoscenza. La tranquilla determinazione del sapere poetico non rende migliore la vita, ma la può rendere sopportabile, a tratti decifrabile.

Giovanna Frene, ottobre 2015

*

CALENDARIO DEGLI INCONTRI

2015

- MARCO GIOVENALE, sabato 14 novembre, ore 18

- *NERVI EDIZIONI (Fabio Donalisio, Marco Scarpa, Francesco Targhetta), sabato 21 novembre, ore 18

- *EDB EDIZIONI (Alberto Pellegatta), sabato 19 dicembre, ore 18

2016

- RENATA MORRESI, sabato 14 gennaio, ore 18

- NICCOLÒ SCAFFAI, sabato 6 febbraio, ore 18

- TOMMASO DI DIO, sabato 27 febbraio, ore 18

- BRUNO GALLUCCIO, sabato 12 marzo, ore 18

- RAOUL BRUNI, sabato 19 marzo, ore 18

- *BENWAYS EDIZIONI (Marco Giovenale, Mariangela Guatteri), sabato 9 aprile, ore 18

- DAVIDE COLUSSI e PAOLO ZUBLENA, sabato 16 aprile, ore 18

lunedì 1 dicembre 2014

Giovanna Frene, "Il noto, il nuovo"

Le note critiche del premio letterario "Anna Osti"



Primo appuntamento della miniserie di cinque post dedicati alle note critiche ai libri premiati o segnalati all'ultima edizione del premio letterario Anna Osti. Ringrazio i promotori del premio e i singoli autori di queste note. Ospito oggi il testo che Marco Scarpa ha scritto per Il noto, il nuovo di Giovanna Frene (Transeuropa, 2011).

Il noto, il nuovo. Appunti postumi  sulla natura del potere e della storia. Questo il preambolo da cui partire. Giovanna Frene non tenta una via facile né nella scrittura né nel (macro) tema trattato. È poesia non lineare, colta, citazionistica, con elementi storici e filosofici che si intrecciano ma tutto rientra nel progetto essenziale di scrutare l’uomo, gli estremi di cui è capace, i gorghi da cui non evade (mai, definitivamente) e quel reiterare una natura che collassa nei propri errori. Sono sviscerati i pensieri di un Novecento alle prese con totalitarismi e altri abissi e il male (termine riduttivo e generalizzante) pare essere un germe protagonista di difficile recinzione. Non si scappa di fronte a questi versi che spingono contro un muro chi si imbatte in essi, “noi che / mentiamo in ogni momento a noi stessi”, perché questa poesia pare distante (nei tempi e nei gesti considerati) ma parla di una realtà innervata nelle nostre viscere eppure spesso dimenticata. La scrittura non è semplice come non è semplice venire a patti con l’influenza del potere, la voracità di una bassezza dilagante, l’efficacia del male come rimedio per andare avanti, “senza desideri, corpi che orbitano”. I versi sono la sintesi pure di un modo di approcciarsi alla lettura e così alla comprensione e così alla vita. Il noto, il nuovo, emblematico titolo, presuppone anche dell’altro: “tutte le forme del passivo / in sequenza non fanno un attimo, ma di nuovo un vuoto, la soglia dell’attesa, l’ora / perpetua della fine”. Speranza la chiamerei. Illusione o desiderio che una razionale anamnesi sappia, grazie alla poesia, enuclearsi nelle menti dei lettori.


Marco Scarpa

martedì 3 dicembre 2013

"Per restare fedeli". La poesia di Stefano Raimondi

Librobreve intervista #31

C'è l'impressione che Transeuropa si sia un po' persa per la via. Del resto i tempi sono difficili per ogni azienda, figuriamoci in editoria. Il fatto è che fino a poco tempo fa questa casa editrice di Massa dava l'idea di poter diventare un punto di riferimento per la poesia in Italia, capace di coprire con un bel progetto e un promettente catalogo quello spazietto che le due collane poetiche maggiori, di Mondadori e Einaudi, occupano più che altro per rendita di posizione, quasi svogliatamente, per heritage più che per reale convinzione o "missione". L'impressione che l'editore promettente abbia mostrato difficoltà, soprattutto nella distribuzione e nella promozione, rimanendo invece assai invitante nelle scelte editoriali, non è soltanto mia. Ovviamente, chiunque abbia a cuore la ricerca poetica spera che simili impressioni, giustificate però da difficoltà oggettive a reperire tanti titoli (è la personale esperienza), non siano del tutto vere e che si tratti solo di una fase, tra l'altro comune a tanti soggetti impegnati nell'editoria. Se le impressioni però fossero corrispondenti al vero, sarebbe un peccato perché alcuni titoli di questa casa editrice, transitati anche in questo blog, sono davvero tra i più validi degli ultimi anni ed il merito va probabilmente ascritto al comitato editoriale operante in seno alla casa editrice. Ed è anche il caso di Per restare fedeli (pp. 96, euro 9,90), il libro di Stefano Raimondi del quale colloquio nelle righe che seguono con l'autore, fresco di importanti riconoscimenti e prossimo alla finale del Premio "Città di Fabriano", che si terrà il prossimo sabato 7 dicembre.

LB: Fammi partire dal titolo, che poi è sempre un asse(t) fondamentale di un libro. Ci racconti dove nasce questo titolo intrigante?
RISPOSTA: Ogni titolo è davvero un calco riassuntivo della storie che nel libro vengono raccontate e lascia sempre quell'orizzonte d'attesa a sollecitare la curiosità e l'attenzione di chi ha scelto di seguirne il destino. “Per restare fedeli" è un verso del mio poema, è un passo che ritengo essere l'insieme di due parole fondamentali: “Restare” nonostante tutto e nonostante il tutto e “fedeli” che dice il gesto, l'intenzione di un rapporto, di una relazione. Questo è un libro di fedeltà e d'abbandono e proprio su questo “chiasmo”, che la scelta diventa ancora più radicale, importante. Per restare fedeli è un titolo nato per farsi capire e per farsi intendere. Qui inoltre c'è anche un riferimento alla fedeltà a se stessi e alle proprie scelte, perché solo da questo calco iniziale, si può incominciare a “restare fedeli” a chi saprà condividere con te una reale progettualità esistenziale e non solo.

LB: Nella tua nota ci sono pochi cenni sulla genesi di questo libro di poesia. Quale arco di scrittura prende quest'ultimo libro e quali le motivazioni più profonde (se si può parlare di "motivazioni" in poesia)?

RISPOSTA: Il testo è stato scritto più di dieci anni fa. Il suo inizio è databile intorno al 2001 e precisamente in seguito ai fatti sconvolgenti di Genova. Per restare fedeli nasce dunque proprio da un cortocircuito storico-emotivo che mi ha colto durante quegli anni. Un lungo rapporto amoroso finito e lo scoppio delle guerre e delle rivolte che ho sentito come il riverbero/riflesso della mia situazione interiore. Due guerre: una privata e l'altra storica/epocale. Gli eventi di Genova, la caduta delle torre gemelle e lo scoppio della guerra d'Iraq, sono stati qui i puntelli che hanno incardinato il mio sentire dentro una narrazione dialogica e bifronte. Le guerre e il loro continuo disamore e, di rimando, l'amore con la sua guerra e le sue morti, le sue uccisioni sono le vie sulle quali ho progettato la scrittura di questa raccolta. Da entrambi si esce per speranza e con la voglia di rimediare ai torti subiti, ai dolori patiti. Ma se nel primo caso è la fortuna a farci restare in vita, nel secondo caso è solo lo scambio autentico con la persona amata, a portare provviste per il “dopo”, o meglio, anche per il “dopo”. Le motivazioni interiori plasmano ogni cosa mentre sono le progettualità artistiche – le poetiche – a definire nell'opera il suo perimetro: lo spazio per l'affondo etico. Ogni parola in poesia pone l'attesa del vero.

LB: Torna la guerra protagonista e penso anche al tutto sommato recente Guerra di Franco Buffoni. Ma Buffoni non è l'unico. Ci racconti meglio che territorio occupa la guerra (le guerre) nella tua scrittura poetica?
RISPOSTA: La guerra è per me un racconto continuo. Le guerre sono anche le parole tolte alle narrazioni: parole tolte male. Ma proprio per il fatto di raccontarle si presume di esserne scampati, sopravvissuti. Per fortuna non ho mai vissuto una guerra reale e non me lo auguro proprio, ma ciò che mi rende vicino empaticamente ad una guerra svolta nel mio tempo, nella mia epoca è il dolore della fatica e della fame che mi vengono incontro per farsi interpretare/sentire. Non ci sono guerre lontane. La “guerra” dovunque essa sia ci riguarda sempre! Io sono della generazioni di chi ha avuto i genitori nati e cresciuti sotto le bombe della seconda guerra mondiale; genitori e conoscenti che hanno passato ore e giorni nei rifugi, scampando ai bombardamenti in una città (Milano) che, a differenza della campagna, diventò una vera trappola per topi. Nelle città la guerra - mi diceva mio padre - la sentivi sulla testa e tra un bombardamento e l'altro si pregava di essere risparmiati. Ma era soprattutto la miseria e la fame a mietere più vittime, a fare del proprio vivere un'elemosina. La raccolta delle provviste era un esporsi reale e pericoloso e poter mangiare qualcosa ogni giorno era un'ossessione/desiderio che deflagrava più che le bombe. I racconti fatti dai miei, sono stati una storia reale che ho assunto come verità e spavento: come vita. La guerra detta da loro è stata la guerra capita da me!
Ogni guerra fa stragi e porta a degli stravolgimenti che nessuno può prevedere e le soluzioni di sopravvivenza delle persone si fanno estreme e decisive, nelle vite messe a prestito in quel tempo. Ho ascoltato la storia della fame e delle fughe, facendomi l'idea di una città distrutta fino alle cantine. Nel mio libro ci sono molto riferimenti ai rifugi e alla paura del buio illuminato solo da una fioca lampadina (come l'immagine perfetta ed essenziale che compare sulla copertina del mio libro), che dondola sulle facce di tutti , tra la paura di chi stava seduto ad aspettare che i caccia bombardieri finivano di mordere il cielo. Questi racconti , questa memoria/esistenza si è sovrapposta/sovrimpressionata alle notizie che leggevo quotidianamente dai giornali durante la seconda guerra del Golfo e la cronaca si intrecciava anche alla mia solitaria e privata guerra interiore: storia con la “S” maiuscola insieme alla storia con la “s” minuscola . È stato davvero un cortocircuito questo poema, un autentico lavorio di sovrimpressioni.

LB: Il binomio poesia-storia sembra più forte che mai. Penso anche ad un altro libro uscito per Transeuropa come Il noto, il nuovo di Giovanna Frene. Ma ci sono tanti altri libri che negli ultimi tempi sono tornati a scontrarsi/confrontarsi con questo binomio, che poi rimanda direttamente alla poesia come "forma di storiografia possibile". In Italia ma anche fuori dall'Italia. Che cosa pensi a riguardo?
RISPOSTA: Il binomio poesia e storia è una condizione naturale della poesia stessa. La Storia è la macrostruttura delle storie (quelle di tutti) e in questa relazione continua, la parola poetica diventa sismografica, tracciante, percettiva. La poesia è fatta di esperienze e dove le vite vanno ad intrecciarsi con i giorni, le opere diventano una testimonianza evidente del proprio agire, del proprio volere. La Storia è un racconto e la poesia una sua cifra. Non penso che la poesia possa essere civile solo come “genere”. Ogni poesia è civile perché politica in quanto portatrice dell'evento persona. Il rapporto poesia e Storia è dunque una condizione dello scrivere e di chi usa le parole per “dire” la sua possibilità d'esistere.

LB: Il tuo libro mi sembra un interessante banco di prova e sperimentazione per i rapporti tra testo e paratesti e tra poesia e prosa poetica. Come ti sei mosso nella scrittura in merito a questi vertici di un ipotetico perimetro di scrittura?
RISPOSTA: Sì questa raccolta ha un banco di lavoro molto ampio e molto vissuto. Ho voluto infatti tenere aperti due registri: poesia e cronaca. Soprattutto nella sezione centrale di “Blog out”, si possono notare come i brani dei quotidiani, letti in quei giorni di battaglia, siano divenuti i versi proemiali che solitamente abitano la mia scrittura poetica e che graficamente sono sempre posti in alto a destra, scritti in un corpo minore rispetto al testo centrale. Sono brani che innescano una situazione e propongono un legame con il resto che accade nel corpo centrale della pagina. Sono rimandi ma anche reali “immagini” di realtà che dialogano per rarefazione. Li intendo anche come “microfilmati” che si propongono come avvio a qualcosa che deve accadere, una sorta di prima intuizione. Ho ritagliato e sottolineato pagine e pagine in quei giorni, archiviandole, selezionando poi i dettagli che maggiormente sentivo capaci di racchiuderne gli eventi, ma anche le singole inquadrature. Questo modo di procedere, questo “montaggio” filmico dei testi è per me essenziale. Mi piace infatti affermare che io “giro” poesie più che scriverle. Il lavoro del montaggio ha per me la stessa importanza che il lavoro della gettata creativa. Jean-Luc Godard è un maestro per me in poesia quanto Giuseppe Ungaretti o Paul Celan.
Per quanto riguarda invece la comparsa di inserti di prosa poetica anche questa modalità è frutto di una “fucina” arredata nel tempo. La prosa poetica aveva già avuto una sua piccola apparizione nella raccolta d'esordio La città dell'orto (Casagrande, 2002) e poi più estesamente in Il mare dietro l'autostrada (Lietocolle, 2005), fino a concretizzarsi realmente come progetto scritturale, nella raccolta Interni con finestre (La Vita Felice, 2009). E' stato dunque un lento apprendistato e un pacato modo d'ascoltare questa particolare “misura” che, nella brevità ha la sua forza e nel ritmo il suo tono e la sua sostanza. Ho sempre pensato di non essere in grado di scrivere un romanzo e gli incipit mi hanno sempre invece molto affascinato. Ma il mio fiato è corto ed ogni tentativo di proseguire oltre “l'inizio” ha sempre dato scarsi risultati. Dunque la misura della piccola prosa poetica è la distanza massima che posso percorrere e da qui il tentativo di “dire” - nella tensione del “togliere” più che dell'aggiungere - ha realizzato in me la strada per questa scrittura ibrida e sincopata. La poesia resta a fare da partitura ritmica là dove la necessità di narrazione si fa prepotente e necessaria.

LB: Per concludere vorrei chiederti se sta accadendo qualcosa di importante e significativo attorno a questa tua ultima uscita poetica. Grazie.
RISPOSTA: Non so cosa sia importante realmente per la poesia, se non il fatto emblematico della sua resistenza come linguaggio. Attorno poi alla mia ultima raccolta si sono mosse risposte e ritorni davvero interessanti e, non in ultimo, premiazioni che mi hanno rallegrato. Ho partecipato e vinto al premio Marazza e ora sono in finale al Fabriano, dopo essere stato tra i finalisti del Fogazzaro e del Maconi. Vedremo cosa mi riserverà ancora il 2013.
Comunque sia se qualcosa di importante deve accadere intorno a un nuovo libro di poesia è sempre la sua relazione/reazione con il mondo e con la gente che ti sceglie per passare con te del tempo: il suo tempo! Questo è per me una grande cosa: il tempo dedicato. Bisogna sempre essere Ospiti e Ospitali in poesia!

Milano 2 dicembre 2013


Ad uso dei forzati del copia-incolla delle note biobibliografiche, ricopio qui sotto una sempre utile nota relativa all'intervistato:

Stefano Raimondi (Milano, 1964) poeta e critico letterario, laureato in Filosofia (Università degli Studi di Milano). Sue poesie sono apparse nell’Almanacco dello Specchio (Mondadori, 2006) e su Nuovi Argomenti (2000; 2004). Ha pubblicato Invernale (Lietocolle, 1999); Una lettura d’anni , in Poesia Contemporanea. Settimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, 2001); La città dell’orto, (Casagrande, 2002 - Premio Sertoli Salis 2002); Il mare dietro l’autostrada (Lietocolle, 2005); Interni con finestre (La Vita Felice, 2009); Per restare fedeli (Transeuropa, 2013 – Premio Marazza 2013). È inoltre autore di saggi come: La ‘Frontiera’ di Vittorio Sereni. Una vicenda poetica (1935-1941), (Unicopli, 2000); Il male del reticolato. Lo sguardo estremo nella poesia di Vittorio Sereni e René Char, (CUEM, 2007); Portatori di silenzio, (Mimesis, 2012) e curatore dei seguenti volumi: Poesia @ Luoghi Esposizioni Connessioni, (CUEM, 2002) e [con Gabriele Scaramuzza] La parola in udienza. Paul Celan e George Steiner, (CUEM, 2008). È tra i fondatori della rivista di filosofia “Materiali di estetica”. Collabora a “PULP libri”, “Bookdetector”, “QuiLibri”, “Poesia” e tiene corsi sulla poesia in diverse associazioni culturali e strutture scolastiche. Curatore del ciclo d’incontri “Parole Urbane”. Svolge inoltre attività di consulenza editoriale, docenza presso la Libera Università dell'Autobiografia ed è tra i fondatori dell'Accademia del Silenzio.

lunedì 25 marzo 2013

"Nuovi poeti italiani 6" Einaudi. Ca' dei Ricchi a Treviso ospita Franca Mancinelli, Laura Liberale e Giovanna Frene per "Tra Versi"












Giovedì 28 marzo 2013 alle ore 21
Ca' dei Ricchi, via Barberia, Treviso
Rassegna di poesia "Tra Versi" - a cura di Marco Scarpa
con Franca Mancinelli, Laura Liberale e Giovanna Frene


La rassegna "Tra versi" curata da Marco Scarpa prosegue e porta in città alcune tra le voci più interessanti di oggi. Stavolta il pretesto editoriale è tangibile e recente, visto che ospiti della serata che si terrà a Ca' dei Ricchi a Treviso saranno Franca Mancinelli, Laura Liberale e Giovanna Frene, vale a dire tre poetesse tra quelle incluse nel volume tutto al femminile Nuovi poeti italiani 6 (pp. XVIII - 302, € 16,00, a cura di Giovanna Rosadini, della quale consiglio calorosamente Unità di risveglio, sempre per Einaudi). Le altre nove sono Alida Airaghi, Daniela Attanasio, Antonella Bukovaz, Maria Grazia Calandrone, Chandra Livia Candiani, Gabriela Fantato, Isabella Leardini, Laura Pugno e Rossella Tempesta. La formula degli incontri curati da Marco Scarpa prevede le presentazioni degli autori, le letture di poesie e momenti per il confronto ed il dialogo con chi verrà ad ascoltare. Particolare cura sarà dedicata alla scenografia, con cuscini, tappeti, libri e pergamene scritte a mano, il tutto in un ambiente informale, familiare, rilassato per facilitare l’ascolto, per avvicinare colui che ascolta a colui che legge ed infine per condividere un bicchiere di vino. Vi ricordiamo il sito di TRA (Treviso Ricerca Arte) raggiungibile a questo link.

Foto calcistica per 7 delle 12 protagoniste
del volume Einaudi. Da sinistra in piedi: Maria Grazia
Calandrone, Isabella Leardini in un pieno di ottanio,

 Laura Liberale, Giovanna  Frene. Sedute: Daniela 
Attanasio, Giovanna Rosadini e Franca Mancinelli
Franca Mancinelli è nata a Fano nel 1981. Ha pubblicato un libro di poesie, Mala kruna (Manni, 2007; premio opera prima “L’Aquila” e “Giuseppe Giusti”). Suoi testi sono inclusi in diverse antologie tra cui, le più recenti, Il miele del silenzio. Antologia della giovane poesia italiana, a cura di Giuseppe Pontiggia (Interlinea, 2009), La generazione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta (Ladolfi Editore, 2011). Un’anticipazione del suo secondo libro di versi, Pasta madre, in uscita presso Nino Aragno editore, è apparsa in Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2012) e nel n. 273 di «Poesia» (luglio/agosto 2012) con una nota di Massimo Raffaeli. Collabora come critica con «Poesia» e con altre riviste e periodici letterari.

Laura Liberale è nata a Torino nel 1969 Si è laureata in Filosofia con una tesi di Religioni e Filosofie dell’India e dell’Estremo Oriente. Dopo la laurea ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Studi Indologici. Dal 2006 tiene corsi e seminari di Scrittura Creativa (per adulti e per studenti di elementari e medie). Autrice di saggi indologici e insegnante, ha ottenuto riconoscimenti in svariati premi di poesia e narrativa. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo, Tanatoparty (Meridiano Zero, Padova) e la silloge poetica Sari – poesie per la figlia (d’If, Napoli). Nel 2011 è uscita la raccolta di poesie Ballabile terreo (d’If); nel 2012, il suo secondo romanzo, Madreferro (Perdisa Pop, Ozzano dell’Emilia). Sempre nel 2012, è stata inserita, con un’ampia scelta di poesie, nell’antologia Nuovi poeti italiani 6 edita da Einaudi e curata da Giovanna Rosadini.

Giovanna Frene (Asolo, 16 dicembre 1968) vive a Padova. Diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, è laureata in Lettere moderne, ed è Dottore di Ricerca in Storia della Lingua Ha pubblicato: Immagine di voce, Facchin 1999; Spostamento - poemetto per la memoria (Lietocolle, 2000); Datità (Manni, 2001); Stato apparente (Lietocolle, 2004); Sara Laughs (D’If, 2007); Il noto, il nuovo (Transeuropa, 2011); e, con lo pseudonimo di Federica Marte, il prosimetro Orfeo è morto, (Lietocolle, 2002). Ha pubblicato poesie in riviste italiane e straniere ed è inclusa in varie antologie poetiche, tra cui: Nuovi Poeti italiani 6 (Einaudi, 2012); Poeti degli Anni Zero (Ponte Sisto, 2011); Parola Plurale (Sossella Editore, 2005).

mercoledì 20 marzo 2013

"La poesia del giovedì" per la Giornata mondiale della poesia

L'appuntamento della rassegna veneziana curata da Maddalena Lotter e Giulia Rusconi coincide stavolta con la Giornata mondiale della poesia. Ecco il programma, assai più ricco per l'occasione...


Giovedì 21 marzo 2013
Osteria da Filo, Venezia, h. 18:00
Presentazione e reading di 
Alessandro Canzian, Roberta Durante e Giovanna Frene
Alla chitarra e alla tromba
Ulisse Fiolo e Duccio De Rossi
info: portalepoesie@gmail.com

In occasione della Giornata Mondiale della Poesia si festeggia con Alessandro Canzian, Roberta Durante e Giovanna Frene. Laura Callegaro esporrà il suo lavoro fotografico Tomboy. L'Osteria da Filo, che ospita la rassegna, preparerà un rinfresco per brindare, alla fine, con i poeti. Per l'occasione singolare, anche le curatrici della rassegna leggeranno loro poesie.


Alessandro Canzian. Nato il 5.09.1977 a Pordenone, vive a Fanna (PN) dove gestisce la Samuele Editore. Ha pubblicato i volumi di versi “Canzoniere inutile” (Samuele ed., Fanna 2010) Christabel (ed. Del Leone, Spinea 2002), La sera, la serra (tip. Mazzoli, Maniago 2004), il libro fotopoetico Distanze (ass. Terra d’Ulivi, Lecce 2007) e il saggio sulla poesia di Claudia Ruggeri Oppure mi sarei fatta altissima (ass. Terra d’Ulivi, Lecce 2007). È inoltre presente nelle antologie Le poesie stuzzicano l'appetito (Progetto Giovani, Spilimbergo 2001) e Poetica&Mente nella sezione Giovani scritture in Friuli_VG 2004 (C.d.s.a espressione est, Udine 2005). Nel 2010 ha curato insieme a Roberto Cescon, Federico Rossignoli, Piero Simon Ostan e Enzo Comin l’evento festa di Poesia 2010 di Pordenone. Cura il blog http://alessandrocanzian.leonardo.it/blog.



Roberta Durante. Nata a Treviso nel 1989, ha vissuto a Venezia qualche anno per studiare Arti Visive e dello Spettacolo presso la facoltà di Architettura . Ha disegnato cartoni animati e scritto articoli per dei magazine online. Con la raccolta Girini vince la VI edizione del premio Mazzacurati-Russo pubblicando il libro nel 2012 (Edizioni d'if).



Giovanna Frene. Nata a Asolo nel 1968, vive tra Crespano del Grappa (TV) e Padova. Diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia, è laureata in Lettere all’Università di Padova; si è poi addottorata in Storia della Lingua, sotto la guida di P.V. Mengaldo. Ha pubblicato Immagine di voce, Facchin 1999; Spostamento - Poemetto per la memoria, Lietocolle 2000; Datità, postfazione di A. Zanzotto, Manni 2001; Stato apparente (Immagine di voce e l’inedito Triade 1990), Lietocolle 2004; Sara Laughs, D’If 2007; Il noto, il nuovo, prefazione di P. Zublena, postfazione di S. De March, fotografie di L. Callegaro, traduzione inglese di J. Scappettone e J. Calahan, Transeuropa 2011; e, con lo pseudonimo di Federica Marte, il prosimetro Orfeo è morto, Lietocolle 2002. Ha pubblicato poesie in diverse riviste italiane e straniere. È inclusa in varie antologie poetiche, tra cui Parola Plurale, Sossella 2005; Nuovi poeti italiani, a cura di P. Zublena, «Nuova Corrente» n. 135, 2005; Poeti degli Anni Zero, a cura di V. Ostuni, Ponte alle Grazie, 2011; Nuovi poeti italiani 6, a cura di G. Rosadini, Einaudi 2012.