Librobreve intervista #10
Cade quest'anno il quarantennale della morte di Guido Morselli. Quest'intervista vorrebbe essere un piccolo approfondimento di alcuni aspetti della sua opera e allo stesso tempo un invito alla lettura. Lo facciamo proprio con chi, circa trent'anni fa, scrisse Invito alla lettura di Guido Morselli (Mursia). Valentina Fortichiari, ora all'ufficio stampa di Longanesi, ha curato per Adelphi diversi libri dello scrittore nato a Bologna e ritiratosi poi - come noto - in provincia di Varese. Ripercorrendo alcune vicende biografiche e bibliografiche ricaveremo un ritratto di scrittore la cui opera non accusa molto il trascorrere dei decenni, un artista colmo di stile, affamato di creatività vera (non certo quella che oggi viene passata per "creatività"). La tenuta delle sue opere, in un momento in cui anche i romanzi e le poesie sembrano portare stampigliata la data di scadenza "Best before", si sostanzia nello stile e nella sua ricerca inquieta e dovrebbe farci pensare ad un classico. L'intervista si chiude su alcuni consigli di lettura di libri (brevi) di Morselli e mi auguro costituisca una cavalcata piacevole tra domande e risposte, sia per i morselliani della prima ora sia per chi non ha ancora letto nulla di questo scrittore.
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LB: Il 2012, anno del centenario della nascita di
Morselli, mi pare trascorso senza particolari iniziative.
RISPSOTA: Affatto. Il
Premio dedicato a Morselli lo ha ricordato a Varese; a Milano è stata
organizzato un ricordo alla Sala del Grechetto (in collaborazione con il Premio
Chiara e l'Unione Lettori) con la
sottoscritta, Giulio Giorello e Romano Oldrini.
LB: Quest'anno cade invece il quarantennale della morte
dello scrittore, una ricorrenza assai più significativa, sia perché dalla morte
inizia la sua vicenda editoriale sia perché, a mio personalissimo avviso, le
ricorrenze delle morti hanno forse un po' più senso di quelle delle nascite. Le
risultano iniziative particolari in programma per questo 2013 e degne di
menzione?
RISPOSTA: Mi ha fornito
un'ottima idea.

LB: Quarant'anni fa il suicidio dello scrittore. Di lì,
grazie anche all'interessamento dell'amico Dante Isella, cominciò la vicenda
editoriale postuma con Adelphi, con pubblicazioni che si sono succedute a ritmo
costante per tutto il secondo lustro degli anni Settanta e poi, rallentando,
anche negli anni Ottanta e Novanta. Si può affermare che lei ha seguito
costantemente le vicende dello scrittore, sin da un precoce Invito alla lettura uscito da Mursia: può
tratteggiare i passaggi più significativi dell'interesse che ha suscitato
l'opera di Morselli nel suo complesso o determinati titoli in particolare?
RISPOSTA: Oltre a Invito
uscì da Rizzoli Immagini di una vita, da me curato, con uno scritto di
Giuseppe Pontiggia (2001). L'interesse più significativo nei riguardi dello
scrittore ha accompagnato di anno in anno la pubblicazione delle sue opere
soprattutto da parte di Adelphi (dagli anni Settanta a fine Novecento). Dal
famoso saluto di Giulio Nascimbeni "È nato un Gattopardo del Nord"
(anni '70), ai tanti contributi critico-giornalistici, un elemento si può
notare: è mancato un vero studio ponderoso, una analisi corposa e esauriente.
Anche di recente saggi continuano a uscire, su aspetti specifici, e qualche
editore minore (penso alle Nuove Edizioni Magenta di Varese) propone al
pubblico saggi di Morselli (Realismo e fantasia), epistolari. Ma al
momento il 'caso' Morselli pare
languire. Per ragioni soprattutto di costi Adelphi ha interrotto l'Opera Omnia
nella collana La Nave Argo. Peccato: Guido Morselli sta degnamente tra i grandi
del Novecento, ma è come se lo si fosse relegato in una nicchia minore,
nonostante l'attualità e la 'tenuta' della sua narrativa. Come se si
continuasse perversamente a ignorarlo, come
fu quando Morselli era in vita.

LB: Non è difficile
immaginare il perché dei tanti rifiuti editoriali ricevuti da Morselli in vita,
sui quali si concentrano, a detta di molti, anche i moventi del suicidio. Con il senno del poi,
riconosciamo che la sua prosa e i suoi interessi speculativi erano
sostanzialmente assai lontani dai binari principali della letteratura italiana
del dopoguerra, quel solco netto neorealista e quella traccia indelebile
depositata segnatamente da due organizzatori di cultura come Calvino e
Vittorini. Anche per questo, oggi, i suoi interessi e la sua prosa ci appaiono
assai più duraturi, intramontabili, caldamente attuali. Oggi non possiamo che
rimanere affascinati da un autore che in quegli stessi anni si spendeva
addirittura nelle ambientazioni future di Roma senza papa e in una bellissima storia controfattuale dedicata
ad un evento capitale come la Prima guerra mondiale (mi riferisco naturalmente
a Contro-passato prossimo). Si avvicina anche il Centenario della Prima
guerra mondiale. Potrebbe ripercorrere il senso di quel libro e di quella
vivida ricostruzione dell'Edelweiss Expedition?
RISPOSTA: Prima di tutto
ribadisco che sarebbe sbagliato interpretare il suicidio attraverso la
delusione per i numerosi rifiuti editoriali. L'ho sempre sostenuto e ne sono
tuttora convinta. Nel gesto drammatico del suicidio entrano motivazioni
molteplici, complesse, non riconducibili a questa sola spiegazione. E poi,
sicuramente, la sua formidabile capacità di 'stare fuori' dalle mode, di
precorrerle, di essere totalmente inassimilabile al suo tempo, è la stessa che
oggi lo fa suonare straordinariamente moderno e attuale. Venendo a Contro-passato
prossimo, fu una trovata estremamente felice, raccontata con la leggerezza
densissima della sua prosa elegante, ironica, quasi 'britannica' nella
compostezza quasi trasparente. La
fantasia non faceva difetto a Morselli, ma Guido era anche capace di
'documentarsi' con acribia rara e sapeva dare vita a un affresco storico (anzi
antistorico, una ricreazione della Storia tramutata in controstoria) dove
personaggi reali stavano sulla pagina accanto a protagonisti totalmente di
invenzione. Forse questo può ben dirsi il suo romanzo più compiuto e ricco, ma
quanta fatica, quante 'battaglie' editoriali dovette costargli: addirittura un
Intermezzo tra l'Autore e il suo Editore,
che fu scritto per 'ragionare' sul libro ma che alla fine non produsse i
risultati sperati. Anche Contro-passato non arrivò alla pubblicazione.

LB: La grande lezione di Morselli s'attesta, tra le altre
cose, nella rivisitazione del romanzo storico, non certo nell'accezione
manzoniana dell'espressione. Crede sia questo uno dei punti-cardine da dove
ripartire ogni volta che si prende in considerazione la sua opera, pure ad un livello scolastico e didattico? Ma si studia (si sfiora)
Morselli a scuola, oggi?
RISPOSTA: Si studia a
livello universitario: ancora arrivano da me studenti con tesi. Ma non direi che Morselli si è limitato a
una rivisitazione del romanzo storico: intanto i generi nei quali si è
cimentato attestano sconfinamenti nel teatro, nel racconto, nella saggistica,
nel giornalismo. Se poi stiamo solo sulla narrativa, i romanzi hanno spaziato
nella ricchezza di spunti e di tematiche. Morselli infine è stato
fortunatamente immune dal virus autobiografico (persino nel Diario parla
poco di sé e molto della realtà che lo circonda, di letture e di lavori
intrapresi; insomma un diario di scrittore).
LB: C'è stato appunto un Morselli giornalista e saggista
che va tenuto sempre a mente. Penso ad esempio alla sua recensione del
fortunato Il caso e la necessità del
biologo Jacques Monod. Si può forse far discendere il Morselli scrittore dai
saggi importanti che fece uscire già negli anni Quaranta, anche per i continui
rimandi metaletterari e metafilosofici. Può sintetizzare i momenti salienti del
percorso di giornalista durante il Ventennio fascista e saggista poi?
RISPOSTA: La parentesi
giornalistica poco ha contato nel ventennio fascista: non era giornalistico il
passo della sua scrittura più felice, la pasta della scrittura. Articoli e saggi gli servirono in un certo
senso per allenare la scrittura, per cimentarsi come era naturale in percorsi
ovvii per un umanista e per un giovane che aveva percorso l'Europa nel classico
Grand Tour e, dopo la laurea in Giurisprudenza, seguiva le sue inclinazioni naturali più nel
versante letterario ma era attento a tutti i fermenti culturali della sua
epoca. Se saggi come Realismo e fantasia (il più ricco ma anche il
primo, che contiene in nuce molti dei temi morselliani sviluppati poi nei
romanzi), Fede e critica, persino il brevissimo e lucido Capitolo
breve sul suicidio mostrano una intelligente capacità argomentativa, non sono
però tra le opere migliori di Morselli, che resta narratore puro e che, a suo
dire, volle sempre considerarsi dilettante, avverso allo specialismo
imperante. La sua narrativa ha
conosciuto fasi anche di interruzione, pause e riprese, ma è proprio la matura
stagione dei grandi romanzi (dagli anni Sessanta sino alla sua scomparsa) a
indicare anche le preferenze dello scrittore.
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| "Casina rosa" (foto Chiodetti) |
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LB: Alla lettura di alcune note biografiche, colpisce
l'apertura di Morselli anche al teatro e al cinema. Quel che ne ricaviamo è un
artista sempre pressato dallo sforzo della ricerca della forma più congeniale.
Concorda? Può brevemente tornare anche sugli esiti delle opere di teatro e sui
tentativi di sceneggiature cinematografiche?
RISPOSTA: Certo che
concordo: Morselli aveva una 'fame' di creatività che comprendeva tra l'altro
anche l'uso della immagine. Si cimentò nella fotografia (con esiti eccellenti)
e nell'uso della cinepresa. Del resto nei romanzi le immagini sono determinanti
e quasi tratteggiate con l'occhio di uno sceneggiatore. Ovvia dunque anche la
sua curiosità per tali generi: i suoi lavori rimasero incompiuti in parte, non
rivisti e non sistemati per la pubblicazione o diffusione quanto i romanzi.
Evidentemente lo stesso Morselli era consapevole di non aver raggiunto
risultati soddisfacenti. Propendo a considerarli lavori minori, nel rispetto
delle intenzioni dell'Autore. Non credo
neppure che Morselli ne avrebbe autorizzata la divulgazione.
LB: A lei va
riconosciuta una sorta di "lunga fedeltà" all'autore. Il suo Invito alla lettura di Guido Morselli (1984),
assieme all'altrettanto efficace libro di Simona Costa per il Castoro
(1981), costituisce un caposaldo. Da
dove nasce il suo affiancamento pieno e duraturo alla vicenda editoriale di
Morselli, che poi sfocia nelle varie curatele delle opere pubblicate da
Adelphi?
Nasce dalla fortuna di
ricevere un compito da Adelphi all'inizio dell'avventura morselliana (1975,
appena laureata): quello di inventariare tutti gli scritti rimasti nei vari
scatoloni custoditi a Varese da Maria Bruna Bassi. Quel compito mi permise di
entrare nel mondo di uno scrittore tanto profondamente: una esperienza unica,
che ancora perdura.
LB: Pensare al suo libro e a quello di Simona Costa è per
me un'occasione di riflessione su questo genere di collane (rispettivamente di
Mursia e de La Nuova Italia che li ospitavano), le quali oggi non godono più di
molta considerazione. Sotto le vesti di
"libri di servizio" si nascondevano dei piccoli capolavori di
sintesi e di impegno critico, ai quali oggi sarebbe stupido rinunciare in un
panorama di grande disorientamento. Nella realtà mi pare che molti snobbino
questo genere di collane (ed è il motivo per cui non si vendono/vedono più).
Vorrei un suo parere a riguardo, dal momento che l'editoria costituisce anche
lo scenario del suo lavoro attuale.
RISPOSTA: È vero: si
trattava di studi seri, di primo approccio alla conoscenza degli scrittori, e
forse proprio per questo non del tutto sufficienti. L'Editoria conosce momenti,
stagioni. Evidentemente quelle pubblicazioni non assolvono più un compito che
oggi si preferisce affidare alla lettura diretta. Non bisogna stupirsene. Oggi
anche l'insegnamento è cambiato. Bisogna adeguarsi a una fruizione diversa dei
capolavori. Del resto basta scorrere le classifiche, specchio dei gusti
contemporanei del pubblico, delle mode editoriali. L'Editoria ha chiuso il 2012
con una crisi preoccupante, che riflette la crisi più ampia del Paese. Per
sopravvivere bisogna rivedere i criteri, le scelte e adeguarsi. Morselli si
chiederebbe se il romanzo è morto. Il romanzo classico, forse. Si cimenterebbe con il genere 'giallo', mi
sono sempre chiesta?

LB: Sua è anche la cura
dei diari dell'autore. In quale rapporto di illuminazione reciproca stanno i
diari e le opere dell'autore, se possibile con riferimento particolare a
quell'opera "conclusiva" ed eccezionale che si incontra in Dissipatio H.G.?
Come ho detto i numerosi
quaderni, dai quali si è ricavata la scelta pubblicata da Adelphi, sono in
prevalenza diari e appunti di uno scrittore e possono illuminare sul retroterra
culturale di Morselli, sugli anni di formazione, sul percorso di gusto e gli itinerari
della sua mente ondivaga, onnivora, mobilissima. Alcuni libri sono nati sui
diari (Uomini e amori). Per altri i richiami diaristici indicano la
direzione degli studi, delle suggestioni, delle letture che li hanno
accompagnati. E infine anche, ma in misura minore, degli stati d'animo.
LB: Può ricostruire a grandi linee il profilo della
fortuna di Morselli al di fuori dei confini italiani? Esiste qualche isola di
attenzione particolare che vale la pena menzionare?
RISPOSTA: Morselli è stato
ampiamente tradotto all'estero, in Europa ma non solo. Ricordo un inglese di
Durham, pazzo di Morselli, che nel tradurre i suoi romanzi mi faceva molte
domande per meglio capire l'uso di certi termini italiani. Venne in
pellegrinaggio a Gavirate. Bisognerebbe però consultare tutte le edizioni e la
storia dei diritti venduti da Adelphi e qui mi fermo. Un percorso che non ho
seguito capillarmente. Come anche l'esito della fortuna critica all'estero.

LB: Trovo che uno degli aspetti più interessanti sia il
ricorrere di quel ragionamento percussivo attorno ai tamburi dello specialismo
e del dilettantismo. Soprattutto il ricorrere del "dilettantismo",
riferito al proprio percorso, è a mio avviso uno dei lasciti più potenti della
riflessione morselliana. Qual è il suo pensiero a riguardo?
RISPOSTA: Concordo in
pieno. Questa sua visione culturale e insieme filosofia di vita, questa sua
capacità di understatement, il non prendersi mai sul serio e il
ritenersi comunque sempre un dilettante, è ciò che ha permesso allo scrittore di toccare vette alte con la sana
consapevolezza della relatività del tutto. Oggi Morselli avrebbe tuonato contro
l'esasperante specialismo, l'ipertecnologia che sta invadendo campi anche
letterari. Il libro in digitale gli avrebbe fatto orrore. Non si sarebbe
piegato alle attuali logiche del mercato, alle leggi del marketing, e via di
seguito.
LB: Se dovesse oggi, a distanza di anni, "invitare
alla lettura" di Morselli menzionando tre vettori di interesse verso la
sua opera, cosa direbbe ai lettori di questo blog?
RISPOSTA: Consiglierei di
leggere ancora i libri di Guido Morselli per l’intelligenza, la molteplicità
dei mondi raccontati, la prosa perfetta.
LB: Quale il più bel
"libro breve" di Morselli?
RISPOSTA: Comincerei da Divertimento
1889, un piccolo gioiello, e se il virus attecchisse continuerei con Dissipatio
H.G. e poi percorrerei tutta la parabola creativa morselliana. Certamente
la noia non starebbe mai in agguato.