Di tanto in tanto, una notizia su un libro e un brano da ascoltare, al libro collegato.
Visualizzazione post con etichetta Francesco Martinelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francesco Martinelli. Mostra tutti i post
venerdì 26 giugno 2015
"Gli standard del jazz. Una guida al repertorio" di Ted Gioia
Musicali pretesti #5
Di tanto in tanto, una notizia su un libro e un brano da ascoltare, al libro collegato.
La collana "Jazz" delle edizioni EDT riprende a pubblicare dopo una pausa. L'anima è sempre quel Francesco Martinelli intervistato qui. Stavolta Martinelli è anche traduttore di questo Gli standard del jazz. Una guida al repertorio (EDT, pp. XVI-493, euro 28) del critico e storico americano Ted Gioia. Il festival Umbria Jazz è vicino, con un cartellone come sempre interessante e ha senso che un libro del genere esca in questo preciso momento dell'anno. L'editoria musicale inoltre rincorre spesso l'idea di "repertorio" per affrontare e sfrondare un panorama vasto e difficilmente avvicinabile dalla scrittura. Per certi aspetti dovremmo riconoscere che quella sulla musica è una delle scritture più difficili e intricate sulla faccia della terra, per molti aspetti è quasi una contraddizione in termini, prova ne sia la difficoltà di individuare nomi di spicco nella prosa musicale, tra i tanti che contribuiscono ad animare le svariate riviste e i siti, quasi sempre appiattiti su stilemi invasivi e ricorrenti. Ad ogni modo la scrittura e la critica sulla musica accadono e non di rado sono corsi di pensiero che val la pena intraprendere (un guida come Breve storia della musica di Alfred Einstein è un libro che mi sento di consigliare, ad esempio). Per restare ai nostri standard jazz, questo libro fresco di stampa mi ha portato a scegliere una versione di God Bless the Child di Billie Holiday interpretata da Eric Dolphy con Herbie Hancock al pianoforte, Eddie Khan al basso e J.C. Moses alla batteria. La trovate nell'album della Blue Note The Illinois Concert (live all'università dell'Illinois, 10 marzo 1963).
Di tanto in tanto, una notizia su un libro e un brano da ascoltare, al libro collegato.
sabato 11 gennaio 2014
Libri e jazz: un'intervista con Francesco Martinelli
Librobreve intervista #33
Per chi legge di jazz in Italia non è affatto difficile imbattersi nel suo nome. Francesco Martinelli è senza dubbio tra i più importanti giornalisti e studiosi legati a questa musica e la sua attività meritoria in ambito editoriale è nota. Si pensi soltanto alle traduzioni e alle collaborazioni con una casa editrice come EDT. Da pochissimo è uscita la sua traduzione di Storia del jazz di Ted Gioia, sicuramente non un libro breve, data la mole. Ma l'aver intercettato quel libro e la sua traduzione mi ha spinto a intervistarlo per sentire che aria tira nei rapporti tra jazz e libri nel nostro paese.
LB: Da poco è uscita la sua traduzione del libro di Ted Gioia, una quasi monumentale Storia del jazz. Che libro è quest'ennesima "storia"?
RISPOSTA: Se posso permettermi un commento alla domanda, non è proprio una "ennesima" o lo è solo per il lettore inglese. In italiano è la terza storia "moderna" dopo il Polillo di cui raccomandiamo sempre la lettura ma che è ormai di quarant'anni fa. E "quasi" monumentale è giusto, dato che una delle altre due dispinibili ha quasi il doppio delle pagine... Il libro di Gioia è soprattutto una "storia" nel senso di racconto, che per me è la cosa più importante. In dodici "quadri" accompagna il lettore a conoscere luoghi e personaggi di una vicenda musicale affascinante intrecciandola strettamente con la storia della cultura e della società americana. Saggista e letterato, oltre che musicista, Gioia ha una ferrea preparazione sull'argomento, che io ho saggiato di continuo facendo domande e chiedendo chiarimenti quando non ero convinto, quindi questo racconto ha solidissime basi di esperienza e di cultura, ma è trattato come una narrazione, ricco di dettagli senza sacrificare la leggibilità. Certo, ci sono delle scelte da fare quando si tratta un argomento di questa portata e mi consenta anche delicatezza dal punto di vista politico e sociale; in questo senso l'approvazione di un saggista e critico culturale come l'afroamericano Greg Tate è molto significativa. Gioia non sposa nessuna delle fazioni jazzistiche spesso le une contro le altre armate, è aperto verso tutte le istanze e le critica quando lo ritiene necessario, in modo piano ed equilibrato. Alcuni passaggi - le descrizioni degli ambienti culturali di New Orleans, Kansas City e la Harlem degli anni Venti - e alcune trattazioni monografiche - su Tatum e Garner per esempio - sono formidabili e mi hanno fatto innamorare del testo anche se poi su singoli punti io personalmente posso avere opinioni e gusti anche assai diversi.
LB: Per EDT ha curato anche altri importanti contributi sul
jazz ed è sempre stato molto attivo anche come giornalista. Qual è a suo avviso
lo stato della nostra editoria - globalmente intesa - in ambito jazz?
RISPOSTA: Mi pare che il pubblico del jazz pur numericamente
limitato sia molto ambito dagli editori in quanto ha una grande passione per
l'argomento e i suoi "piccoli" numeri in un paese che legge sempre
meno contano sempre di più; inoltre l'estendersi delle scuole di jazz ha creato
la necessità di testi di riferimento per i corsi di storia del jazz. Ci sono
libri molto interessanti, sia in originale che in traduzione, e instant book da
dimenticare, ma complessivamente mi sembra una situazione in crescita rispetto
ad anni non lontani in cui le opere "da leggere" davvero si contavano
sulle dita di una mano e in cui le traduzioni erano affette da egregi
strafalcioni. Il libro oggi svolge in parte la funzione che l'ambiente degli
appassionati, tra negozi di dischi e club di jazz, svolgeva nell'era
pre-internet.
LB: Spesso si è concentrato sulla letteratura critica di
stampo anglosassone. C'è qualcosa di interessante che proviene anche da altri
paesi? E se rimaniamo ai contributi critici prodotti all'interno del nostro paese?
RISPOSTA: La koinè del jazz è l'inglese, non c'è dubbio, e
la stragrande maggioranza dei contributi importanti viene pubblicata in questa
lingua che assicura la maggior platea possibile. E questo vale anche per la
musica. E' anche vero che non tutto quello che esce negli USA va preso come oro
colato, anzi. Prima di arrivare alle proposte che sottopongo all'attenzione
della EDT e di Siena Jazz per la traduzione c'è un gran lavoro di lettura
e scarto. Un esempio catastrofico di
opera da non proporre è la biografia di Duke Ellington scritta da Terry
Teachout e recentemente pubblicata in inglese, mentre sul Duca esistono almeno
due libri fondamentali mai usciti in italiano.
In altri casi, anche già tradotti, ci sarebbe voluto un editing assai
più severo alla fonte. Devo però ricordare che insieme ad Antonio Pellicori
abbiamo tradotto e curato il libro del tedesco Peter Niklas Wilson su Albert
Ayler per la pisana ETS (Albert Ayler, Lo spirito e la rivolta). Di
interessante in molte lingue ci sono le storie del jazz nelle varie nazioni,
dall'estone al portoghese, un campo ancora inesplorato che a me interessa
molto. Nel nostro paese dopo il lavoro pionieristico di Arrigo Polillo,
Vittorio Franchini, Franco Fayenz, Giuseppe Barazzetta, Giampiero Cane e pochi
altri, attualmente ci sono studiosi di valore come Stefano Zenni, Massimo
Franco e Luca Bragalini tra gli altri che hanno elevato il livello della nostra
produzione critica, e che stanno anche formando nuove generazioni; oltre al
lavoro di Marcello Piras a sostegno prima di Gunter Schuller per l'edizione
italiana dei suoi libri e poi di Adriano Mazzoletti per la sua essenziale
storia del jazz italiano.
LB: Su quali libri ha recentemente posato l'attenzione per un'eventuale proposizione nella nostra lingua?
LB: Su quali libri ha recentemente posato l'attenzione per un'eventuale proposizione nella nostra lingua?
RISPOSTA: C'è un prossimo volume in corso di traduzione per
la ETS, ed è ancora di Ted Gioia: la sua guida al repertorio del jazz, un
avvincente dizionario degli standard, con vita, morte e miracoli di queste
canzoni che sono diventate la spina dorsale delle serate jazz. Per il seguito,
parlando fuori dai denti le amare esperienze fatte in passato mi spingono al
riserbo...
LB: C'è stato e forse in parte si riscontra ancora un lieve
fermento editoriale che ibridava jazz e letteratura. Del resto il jazz
agglutina bene anche con tante forme d'arte. Ma rimaniamo alla letteratura.
Come giudica quella stagione di romanzi e biografie "jazzate"? Qual è
a suo avviso il più bel romanzo "jazz" di tutti i tempi?
RISPOSTA: Non è una branca letteraria che mi interessi
particolarmente. In molti casi le storie vere dei musicisti di jazz sono meglio
di quelle che potrebbero essere inventate dalla fantasia di un romanziere; in
altri dà fastidio almeno a me lo "sfruttamento" della musica da parte
di persone che ne hanno una conoscenza superficiale. Il più bel romanzo jazz di
tutti i tempi resta ancora Uomo invisibile di Ralph Ellison, importante per
capire l'esperienza africana in America ancora prima della musica che essa ha
generato. Ellison peraltro era lui stesso musicista, oltre che appassionato di
alta fedeltà, e suo fratello a Oklahoma City era amico di Charlie Christian,
quindi non parla per sentito dire...
LB: Per concludere le vorrei chiedere qual è il libro che sogna spesso di fare, ex novo o una traduzione magari "impossibile".
LB: Per concludere le vorrei chiedere qual è il libro che sogna spesso di fare, ex novo o una traduzione magari "impossibile".
RISPOSTA: Una traduzione impossibile è quella di un altro
grande romanzo jazz, The Bear Comes Home, di Rafi Zabor (con Il sax basso di
Svorecky completa quella che per me è la trilogia dei romanzi jazz essenziali,
se consideriamo "Il persecutore" un racconto lungo). Impossibile per
dimensione e difficoltà, almeno per me. Il libro che sogno di fare tratta del jazz
europeo, una storia ancora tutta da raccontare, ma è un po' un sogno e un po'
un progetto che ha fatto già qualche passo...
On parle de:
Albert Ayler,
EDT,
ETS,
Francesco Martinelli,
Il sax basso,
Intervista,
jazz,
Josef Škvorecký,
Peter Niklas Wilson,
Rafi Zabor,
Ralph Ellison,
Ted Gioia
Iscriviti a:
Post (Atom)




