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lunedì 23 novembre 2015

"So What" di John Szwed. Vita di Miles Davis

Musicali pretesti #10

Di tanto in tanto, una notizia su un libro e un brano da ascoltare, al libro collegato.

Come si dice in questi casi John Szwed è un'istituzione per quelli che si interessano di antropologia, African Studies, jazz e limitrofi. In italiano erano già usciti Jazz! Una guida completa per ascoltare e amare la musica jazz per EDT e Space is the Place. La vita e la musica di Sun Ra per Minimum Fax. Da poco, per i tipi de Il Saggiatore, potete trovare So What. Vita di Miles Davis (pp. 518, euro 35, traduzione di Melinda Mele), volume che ormai ha circa 12 anni, visto che l'edizione in lingua inglese data 2003. Ci si chiede cosa interviene nel caso di queste traduzioni tutto sommato tardive, se un anniversario, un risveglio di interesse, un trend editoriale intravisto o fiutato, la "costruzione di un autore" presso il pubblico di una data lingua e quindi un certo passato sedimentato di titoli tradotti. Quel che è. Resta il fatto che è una bella notizia. E per l'occasione niente So What ma una più stagionale Autumn Leaves con Cannonball Adderley al sassofono contralto, Davis alla tromba, Hank Jones al piano, Sam Jones al contrabbasso e Art Blakey alla batteria. Registrazione del 9 marzo 1958 al Van Gelder Studio (Somethin' Else l'album e che bello nei dischi jazz dove si cita sempre esatto il giorno della registrazione!).

domenica 8 novembre 2015

da "Gasoline" di Gregory Corso

Una poesia da #56

Dei giovani Corso e Ginsberg
Nel giugno di quest'anno, per la traduzione di Damiano Abeni, è uscito Gasoline di Gregory Corso (Minimum Fax, pp. 251, euro 12,50). Il libro porta la prefazione di Fernanda Pivano e un'introduzione di Allen Ginsberg, presente anche nella foto a lato (una foto che potrebbe aver ispirato la copertina del disco Songs from the Big Chair dei Tears for Fears). Il titolo di quest'opera uscita la prima volta nel 1958 per la City Lights di San Francisco non è stato tradotto. Guanda invece l'aveva pubblicata nel 1969, nella traduzione di Gianni Menarini, col titolo di Benzina, curiosamente seguito, nell'edizione tascabile TEA, da un (Gasoline), come a suggellare un'incertezza di fondo sulla titolazione da scegliere, o forse per ribadire un principio di intraducibilità che sta tra il pop e il beat. Eppure la traduzione esiste! Il poeta sepolto a Roma nel cimitero acattolico vicino all'adorato Shelley fu davvero il picco di quella generation? Probabile. Da qualche tempo ho l'impressione che nel complesso tutta quella generazione sia stata sopravvalutata ma è un'impressione che si fa meno acuta con Corso. Sicuramente il cupio dissolvi che hanno sparpagliato coi loro passi nel mondo è servito alle loro opere e a correggere l'autopercezione che la letteratura aveva sulla faccia della terra. Da un bel po' di tempo però c'è il rischio di farne solo una icona isterilita. Non è un problema loro, naturalmente, bensì un problema di chi tende a soffermarsi più sugli eccessi e stravaganze delle loro biografie che su quello che hanno effettivamente scritto.  Allora ecco Corso, con un testo che mi piace proprio e che mi pare sensato leggere ogni volta che si parla e ci si riferisce alla fantomatica poesia. Qui trovate invece un ulteriore assaggio del libro.



VENTICINQUENNE

Con un amore un andare pazzo per Shelley
Chatterton    Rimbaud
e il bisognoso latrare della mia giovinezza
                è passato di orecchio in orecchio:
       DETESTO I VECCHI POETANTI!
In particolare i vecchi poetanti che ritrattano
che consultano altri vecchi poetanti
che parlano della propria gioventù in sussurri,
e dicono: «'Ste cose le ho fatte tempo fa»
                  ma era tanto tempo fa
                  era tanto tempo fa»
O li vorrei tranquillizzare questi vecchi
dicendo loro: «Io vi sono amico
                          ciò che siete stati, grazie a me
                          sarete di nuovo»
Poi la notte nel segreto delle loro case
estirpo le lingue piene di scuse
                          e rubo le loro poesie.


I AM 25


With a love a madness for Shelley
Chatterton    Rimbaud
and the needy-yap of my youth
                    has gone from ear to ear:
        I HATE OLD POETMEN!
Especially old poetmen who retract
who consult other old poetmen
who speak their youth in whispers,
saying:--I did those then
                that was then
                that was then--
O I would quiet old men
say to them:--I am your friend
                         what you once were, thru me
                         you'll be again--
Then at night in the confidence of their homes
rip out their apology-tongues
                         and steal their poems. 

martedì 20 dicembre 2011

Cosa significa "fare i libri" secondo Minimum Fax e Riccardo Falcinelli


Recensioni rapide #1
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Dopo i ripescaggi di recensioni passate, dopo le riletture, le interviste, le monografie di collane micro e i "consigli" alle librerie, inauguro un nuovo e più veloce modo di postare nel blog. Per uno spazio che si chiama Librobreve credo sia importante sapere essere... breve. Per questo motivo proverò a pormi dei vincoli con queste "Recensioni rapide": due paragrafi fissi dove cerco di rispondere brevemente alle domande "che libro ho davanti?" e "perché vale la pena/non vale la pena avvicinarlo?" (solitamente resto su quelli che vale la pena). 
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Fare i libri. Dieci anni di grafica in casa editrice (Minimum Fax, pag. 171, illustrato, euro 15) fa il punto sull'abito di una delle case editrici più discusse dell'ultimo decennio. A chi segue da vicino l'editoria  italiana, non occorrono molte parole per ricordare quali riproposizioni, quali territori, quali autori abbia riportato a galla la casa editrice romana. In questo libro troviamo le riflessioni che hanno accompagnato le scelte cromatiche, cartacee, tipografiche, illustrative che, con un occhio sempre puntato al budget, contribuiscono a fare di un libro di una casa editrice un oggetto riconoscibile e, possibilmente, persino desiderabile. Il volume restituisce il racconto di dieci anni di copertine (alcune davvero memorabili) e lo svisceramento dell'artigianalità ancora insita in molti aspetti del lavoro editoriale e di visual design (per fortuna, vorrei aggiungere, basterebbe ricordare anche le ultime interviste rilasciate da un grande come Bob Noorda).

Un volume così può attrarre molti pubblici. Da chi si interessa di book design, a chi si interessa di Minimum Fax, di grafica editoriale in genere o chi sente di avere un certo rapporto viscerale con l'oggetto-forma libro. Ciò che traspare e che rende il libro illustrato in questione interessante è tutto quello che intuiamo sotto: lo scambio di idee, le difficoltà, le scommesse, gli errori in agguato, il rigore richiesto nell'officina grafica. Riccardo Falcinelli, art director di Minimum Fax e curatore del volume, è una delle più brillanti personalità italiane nell'ambito della comunicazione visiva. Insomma, alla fine, chi lo dice che un libro non si giudica-ricorda-posiziona nella libreria anche per la copertina? Tutti i grandi editori, soprattutto quelli "di catalogo", sono consapevoli di questo.

sabato 24 settembre 2011

"Antartide" di Laura Pugno



Che libro bellissimo. Lo so, non è il modo migliore e più credibile per iniziare a parlare di un libro che si è letto e apprezzato in tutte le pieghe. Ma quando un romanzo sa essere convincente dal primo all'ultimo capitolo, in ogni riga, nei dialoghi, nei gesti che appartengono intimamente a dei personaggi che si svelano a poco a poco, la prima reazione è quasi una sensazione di invidia per chi l'ha scritto. Dico questo consapevole di toccare un argomento poco discusso, cioè quella naturale invidia (forse non è la parola corretta?) che sorge quando è evidente che chi ha scritto il libro aveva in mano, in testa, persino nelle gambe lo sviluppo della storia, la lingua, lo stile, i rimandi interni e persino il messaggio (termine un po' desueto, ma evidentemente Laura Pugno ha fatto delle larghe riflessioni sul tema della morte, dell'eutanasia, delle cure palliative). Ho letto che l'autrice ha impiegato tre anni a scrivere questo libro tutto sommato breve (non potrebbere essere diversamente, direte voi, visto il titolo di questo blog). Il lungo lavoro-lavorio è stato ripagato e mi auguro che l'attenzione dei lettori sia grande come lo sforzo di Laura Pugno.


Antardide (Mimimum Fax, pag. 155, euro 13) - un titolo splendido tra l'altro, che sembra giocare con quelli di Henry Miller - si riferisce al luogo dove ha inizio la vicenda. Il protagonista, Matteo, è al polo per una missione scientifica. Poche pagine sono dedicate a questo luogo, dove Matteo, durante un'immersione, rischia di perdere la vita (una situazione al limite del suicidio, ma qui vige la regola della reticenza). Antartide è un luogo-metafora che dà il senso al divenire della storia. Subito dopo, Matteo è catapultato nella sua Roma, a "rincorrere" il padre morto. Qui rientrerà in contatto un amico medico del padre, con l'ex moglie Sonia, dalla quale ha avuto la figlia Micòl (quanta bravura anche a inventare i bambini, lo noterete sia con Micòl che con Cati). Definirei questo un libro dell'in medias res. Ogni incastro avviene nel bel mezzo delle cose, quando le situazioni sono già mature, in stato avanzato (se non terminale) oppure quando le tragedie sono avvenute. Questa è l'ulteriore caratteristica eccezionale dell'ultima prova di Laura Pugno. A tratti vi si possono trovare echi buzzatiani.


Ma avevamo lasciato Matteo alle prese con la morte del padre. Suo padre è morto in treno, mentre si dirigeva versa La casa di Miriam, una struttura alberghiera tra Italia e Francia dove chi vive lo stadio terminale di una malattia inguaribile può decidere come morire. Il lettore è progressivamente spiazzato da quanto avviene in questo albergo, dall'incontro tra Matteo e Sonia, dal singolare rito funebre del padre di lei. Qui impareremo a conoscere anche Cati, la figlia di Miriam, che vive un attaccamento morboso per la piccola Micòl. Qui vedremo lo svelarsi di Miriam, capiremo alcune cose fondamentali legate al passato e al presente di Cati. 


C'è anche un saper tenere insieme tre generazioni vicine in questa nuova uscita narrativa di Laura Pugno (ricordiamo che la Pugno si è cimentata anche con la poesia, il teatro e la traduzione). Matteo, punto di legame e rottura tra la generazione che lo precede (suo padre, suo suocero, il dottore amico del padre) e quella che lo segue (Micòl, Cati), è un personaggio tra i più riusciti della recente narrativa. Assieme all'ex moglie Sonia e alla misteriosa Miriam costituisce l'asse portante della narrazione. Mi fermo, perché è un libro che va letto e non raccontato (e io l'ho svelato pure troppo).