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martedì 6 maggio 2014

A Cesenatico il 14 giugno staffetta 4x4 voci e una serata di poesia in omaggio a Nino Pedretti


Sabato 14 giugno ore 21.00
Giardino di Casa Moretti, Cesenatico (FC)


Librobreve: staffetta a più voci.
Serata in omaggio a Nino Pedretti
Letture di Nicoletta Bidoia, Alberto Cellotto, 

Una staffetta è una corsa, una sciata o una nuotata che si porta a termine con altri, spesso proprio in quattro, quattro come le voci che ho radunato per questa serata, su invito di Manuela Ricci di Casa Moretti.
L’ho pensata quindi come una staffetta circolare: ogni poeta è invitato a presentare il poeta che verrà poi, fino a quando il penultimo poeta-frazionista presenterà a sua volta il primo presentatore, il quale correrà come ultimo poeta-frazionista. Correrà o nuoterà per arrivare a chiudere una sorta di cerchio, per tagliare un traguardo che in realtà non sta in nessun luogo preciso. Come la poesia, forse.
Ho scelto la formula della staffetta nel momento in cui mi è stato chiesto di leggere cose mie e di essere pure il presentatore: non mi piaceva l’idea di presentare tutti i poeti e di leggere infine dei miei testi. Per questo motivo ho pensato a una staffetta, a uno sforzo condiviso, dove ognuno è lettore ma anche presentatore. Come compagni di corsa e nuotata ho chiamato poeti che sento vicini e che stanno scrivendo cose nuove. Mi auguro che le corse e le bracciate delle poesie lette assieme creino un bel movimento d’aria o moti ondosi.
Vorrei dedicare la serata a Nino Pedretti. Galeotto fu un suo libro, Al vòuşi, ospitato su “Librobreve”, questo spazio nella rete dove è nato il contatto con Manuela Ricci e Casa Moretti, che ora si concretizza in una serata vera tra versi e amici. 


La tradizionale rassegna estiva "La serenata delle zanzare" di Casa Moretti avrà inizio domenica 1 giugno. Ecco qui sotto gli altri appuntamenti (in caso di brutto tempo questi avranno luogo nel Teatro comunale adiacente a Casa Moretti).


 

Domenica 1 giugno ore 18.00 - Giardino di Casa Moretti
Parole matte nel giardino del poeta...
Spettacolo per bambini con 
CHIARA CARMINATI e GIOVANNA PEZZETTA

Domenica 29 giugno ore 18.30
Ma «io non ho niente da dire»: grado zero, afasie, silenzi della poesia del Novecento
letture di SILVIO CASTIGLIONI
in occasione dell’inaugurazione della mostra

Sabato 5 luglio ore 21.00 Giardino di Casa Moretti
Minute poetiche di Calligraphie
reading di ROBERTA BERTOZZI e FABIO ORRICO

mercoledì 27 novembre 2013

Nino Pedretti, finalmente. Un'intervista con Tiziana Mattioli

Librobreve intervista #30

Di Nino Pedretti non è la prima volta che qui si parla. In passato avevo riportato due splendide poesie da Al vòuşi e altre poesie in dialetto romagnolo, le quali stanno ancora in questo post(o) qui. Come può accadere con mostri simili denominati blog, da quel post è nato uno scambio con Manuela Ricci di Casa Moretti, quindi con l'editore Raffaelli, artefice di una bella cavalcata di riscoperte pedrettiane e poi, da Walter Raffaelli, è partito il contatto prezioso con Tiziana Mattioli, protagonista delle curatele delle opere di Pedretti, ma anche di altri poeti dimenticati e ripresi dall'editore riminese (come ad esempio Franco Scataglini). Da lì, il passo (breve) a quest'intervista per Librobreve. In questi ultimi tempi c'è un buon fermento attorno a questo autore, a lungo tralasciato dai dibattiti, e che fu pure traduttore (di Sylvia Plath, ad esempio). Oltre al libro succitato di Einaudi, per il quale si era mosso anche Dante Isella, si è visto davvero poco. L'editore Raffaelli però ha iniziato a presentare un'ottima scelta della sua produzione, che non è solo dialettale. Ed è anche di questa produzione che parleremo nell'intervista seguente, un testo - lo scoprirete - davvero bello, con immagini potenti e per il quale desidero ringraziare nuovamente Tiziana Mattioli.

Prima di lascivarvi all'intervista voglio solo ricordare che si susseguono gli appuntamenti pedrettiani in questi mesi invernali. Il 10 dicembre, a Cattolica, al teatro Snaporaz, potrete assistere a uno spettacolo-lettura, di e con Silvio Castiglioni, intitolato TuttoPedretti (poesia, monologhi, teatro per ragazzi), con le musiche del figlio dell'autore, Paolo Pedretti. Il 17 gennaio, a Rimini, avrà luogo la messa in scena di L'uomo è un animale feroce al Teatro degli Atti.

LB: Finalmente si sta spostando l’asse attorno al quale ruotava il pianeta della scrittura di Nino Pedretti e si intravedono delle interessanti iniziative all’orizzonte, non solo legate ai libri. Insomma, forse è il preludio a una nuova stagione. Potrebbe fare una rapida carrellata e illustrarci cosa “bolle in pentola”? 
RISPOSTA: Lei usa un’espressione estremamente appropriata per Pedretti, quando accenna ad un “pianeta della scrittura”, perché le pagine di Nino sono vaste e fermentanti, la sua tastiera sperimentalmente ricca, con latitudini d’ascolto più che europee. Nord e sudamericane anche, se si vuol tener conto della sua tesi di laurea sulla “poesia e musica negra d’America”, quindi delle traduzioni dalla Plath, dalla Sexton, e delle sue letture (tra le quali sono inscritte, in un suo elenco, quelle di Ferlinghetti, Snyders, Snodgrass, Ginsberg). Pedretti è un poeta di molte lingue, non solo perché le possedeva strumentalmente, ma perché, da linguista qual era, ne viveva il retaggio ancestrale, la “testimonianza del sangue”, la verità “organica”, e tutto questo poi trasferiva in una scacchiera assai vasta, per generi e per immagini, per modi di rappresentazione: poesia in dialetto e in lingua, monologhi, racconti, fantastorie, teatro per ragazzi, traduzioni. Una scacchiera che svaria dalla tensione epigrammatica della poesia dialettale al magma, restituito a ‘montaggio’, della più matura poesia in lingua, con uno sguardo inevitabile a Pound, a Eliot (pur con una qualche distanza, di radice specialmente etica) mentre una forte affinità si affaccia con la scrittura cosmogonica di Rilke, nell’inseguire quel “logos della terra che muta” e coglie nell’attimo, attraverso il dolore, l’invisibile e l’incognito che si accampano nelle fenditure del tempo e dello spazio.
Paradossalmente, e grazie alle ricerche d’archivio, del grande poeta dialettale esploso dopo i cinquant’anni con le sue Vòusi, nel ’75, sono arrivate a noi tante scritture in lingua di straordinaria valenza (e bisognerà dire, di più facile accesso a un più vasto pubblico di lettori). Un sommerso più che equivalente a quanto era noto. La breve vita di Nino, morto nel maggio dell’81, ha fissato in poco più che cinque anni la sua splendida parabola di scrittura. Cinque anni e cinque libri: tre di poesie in dialetto, uno di poesie in italiano, uno di traduzione. Tutto il resto è postumo, compreso il suo monologante teatro che credo sia stato il punto saliente della riapertura di un dialogo, fuori dalla scena e sulla scena. Dal 2011 ad oggi sono state fatte tante cose. Pubblicazioni, volute e sostenute dall’editore Raffaelli (Monologhi e racconti; Grammatiche; Gli uomini sono strade –ristampa; Poesie inedite in lingua italiana; Tre donne –riedizione; Per Nino Pedretti: vòusi –atti di convegno); messe in scena teatrali e letture radiofoniche ad opera di Silvio Castiglioni (L’uomo è un animale feroce); due corsi universitari, sul teatro di Nino e sulla sua poesia; un convegno; varie presentazioni. Tanto, insomma, ad opera di tanti amici ancora desiderosi di lavorare ad un progetto comune che sarà verosimilmente una interrogazione più sistematica della scrittura scenica e, per quel che mi riguarda, la restituzione di nuovi inediti di poesia dialettale, a testimonianza che quella che Pedretti dichiara essere, per lui, una “relativa fedeltà alla poesia” era davvero, invece, la sua “faticosa gioia”.


LB: Se dovesse consigliare ad un lettore che finora non ha mai letto nulla di Pedretti un titolo da cui partire, dove si orienterebbe?
RISPOSTA: Mi è capitato un giorno, in una libreria di Urbino, di essere fermata da un signore (un non addetto ai lavori) a cui avevano venduto Grammatiche. Monologhi e racconti inediti. Mi ha ringraziata, come curatrice, per avergli reso possibile la lettura di qualcosa di veramente “fresco”. Ecco, forse direi di cominciare da qui, da questa modernità, aggiungendo l’altra parte dell’intero che appunto sono i Monologhi e racconti curati da M. Ricci ed E. Grassi. È una via d’accesso straordinariamente intrigante e accogliente per quanto, in tale galleria dell’uomo comune, ciascuno può leggere di sé. Sono “storie terremotate” (come diceva Roversi), storie terremotate dell’anima, dove nulla accade ma tutto improvvisamente si rovescia, in un debenedettiano e visibile divorzio “tra un uomo e un mondo”.


LB: Pedretti è meritevole di un’attenzione finalmente nazionale. Finora è stato costretto dentro cerchie limitate. Quali sono le chiavi e i temi principali per aprire le porte di un pubblico più allargato? Quali i tratti distintivi della sua produzione poetica, in prosa e, se possibile, la sua cifra di traduttore?
RISPOSTA: “Pedretti è uno dei rari poeti per necessità in un tempo ricco di poeti per convenienza o per casuale coincidenza”. Scriveva così Carlo Bo, presentando La chèsa de temp. È un’affermazione che può estendersi oltre, fino a comprendere tutta la scrittura di Nino, che nasce sempre da un’urgenza di verità non tanto o solo intima, piuttosto metafisica e certo universale. Ma tutto si gioca sempre sul piano della realtà. Una realtà che lievita in folgoranti metafore, in immagini di sconvolgente forza visionaria. Le parole e le cose quotidiane, la vita comune degli uomini comuni, sono continuamente sottoposte, per processi inavvertiti, a scatti, a sconvolgimenti, rovesciamenti impensati di situazione. Una sorta di conversation e subcoversation, come dice Nathalie Sarraute, dove non esiste confine tra il dentro e il fuori di noi, ma una perpetua permeabilità che si installa sul grado zero della vita, per questo nostro essere trascinati dal nulla verso il nulla. E però la parola di Pedretti non è mai dimissionaria. C’è un senso etico potente, pur nella consapevolezza del vuoto. C’è uno stare nel tempo, pur nella coscienza della sua rotolante indifferenza a noi. E c’è un presagio, un senso di finis terrae, la visione di una civiltà giunta al declino. Per queste, e molte altre ragioni, anche di pura bellezza, o asprezza, della parola e della forma, penso che Nino Pedretti vada considerato e riconosciuto come un poeta nostro, di tutti, e grande, di voce inconfondibile.
Per la traduzione, mi sentirei di dire che soprattutto, per Nino, tradurre è un riconoscersi nello stesso dolore, uomini o donne o cose, non importa. Ed è un grido, di solitudine feroce, lanciato da una vetta all’altra, di fronte al baratro.


LB: Spostiamoci ora sul versante editoriale della faccenda che vede impegnato in primis l’editore Raffaelli di Rimini. Lei ha curato più di un titolo, poesie e anche un saggio. Ci può brevemente descrivere questi titoli? Ve ne sono altri in preparazione?
RISPOSTA: Cosa si può dire di un amico coraggioso? Walter Raffaelli è questo, per me. Un editore che osa, e che investe, in tempi calamitosi. Ci siamo riconosciuti (ma ci conoscevamo da tempo) in una comune passione per la scrittura di Pedretti. Lui, in verità, era partito da lontano, pubblicando nel 2003 una inedita plaquette giovanile di Nino, Le pepite d’oro, curata da Manuela Ricci. Contemporaneamente, ma inconsapevoli l’uno del fare dell’altro, nel 2011, mentre io lavoravo ai materiali d’archivio, lui pubblicava Monologhi e racconti, da un dattiloscritto più vasto rispetto all’edizione già data da Brevini (L’astronomo, Mondadori 1992). A questi abbiamo voluto aggiungere i nuovi monologhi inediti riemersi dall’archivio, col titolo che Pedretti aveva pensato: Grammatiche, e poco dopo le Poesie inedite in lingua italiana, a corredo della riedizione de Gli uomini sono strade. Io ho cercato di spiegarmi queste ‘grammatiche’, questo titolo alieno affiorato dalle carte, e la sua funzione rispetto ad atti performativi, o pensati come tali (e all’eventuale rapporto di tale teatro con le altre scritture in prosa). Nel secondo caso, la grande domanda era il silenzio. Perché, dal 1942, la data del testo più antico di poesia in lingua italiana (e più antico in senso assoluto), Pedretti avesse atteso il ’77 per stampare l’unica sua raccolta in lingua. Perché avesse dovuto quasi prendere coraggio dal successo della sua scelta dialettale. E ancora perché le tre ipotesi preparatorie de Gli uomini sono strade, rinvenute tra la biblioteca di Santarcangelo e la casa pesarese di Nino, fossero state così radicalmente ripensate, e specialmente sforbiciate dei testi più ideologicamente impegnati, scritti fra il ’68 e il ’69, anni di ritorno alla poesia, dopo una lunga pausa avviatasi alla fine del ‘59.
Nel frattempo, per i miei studenti, quasi a coronamento del corso, avevo promosso un seminario di studi, i cui atti ora sono a stampa sempre sotto l’egida raffaelliana (Per Nino Pedretti. Vousi). Ne siamo orgogliosi, perché di fatto questo volume (nato da intenzioni più semplici ma poi cresciuto, per la qualità e larghezza dell’interrogazione) risulta essere la prima monografia su tutta la scrittura di Nino, che pur ha avuto interpreti di altissimo prestigio. Inappellabili, sul versante della dialettalità. Dei progetti venturi, con qualche immediatezza, le ho accennato più sopra, e appunto continueremo a interrogarci sulla scrittura teatrale, anche al di fuori delle sue forme codificate (questa inclinazione, insomma, di Pedretti a costruire sempre delle personae come esito di una forte spiritualizzazione metaforica). Mi piace però dire che è arrivata, via stampa, la proposta di Davide Brullo di mettere in scena la traduzione pedrettiana della Plath. Speriamo che qualcuno raccolga l’invito. Intanto, comunque, sta girando L’uomo è un animale feroce, nei teatri e in RadioRai, e stiamo preparando varie presentazioni, tra Roma e Milano, tra Marche e Romagna.


LB: Potrebbe scegliere una poesia di Pedretti per congedarsi dai lettori?
RISPOSTA: Volentieri. Dagli inediti in lingua, anche per dar conto che appunto non si tratta di materiali di scarto ma solo di verità sommerse. Per non approfittare troppo dei lettori, mi tengo su un campione di relativa brevità. Non ha titolo.


Fare il poeta è più triste che mangiare
i fichi, meno dolce
che vedere la luce sul corpo
d’una ragazza. Cos’è dunque questa
cosa
a parte una certa incapacità
orgogliosa, che cos’è dunque la poesia?
Se vai sghembo per le case alla sera in
autunno su per un’erta e vedi i cavalli
e sai di morire. Se ti passa per la pelle una
sera e sai che quella sera è
raccolta da uccelli ombrosi e per sempre
rapita. Se Dio mio la mattina col sole
ci sono dei ritmatori che turbano le menti
rozze e fanno lievi le mani, se insomma
io, uomo offuscato, miasmatico e disattento
ti chiamo, è segno che una strada passa
fra queste rovine.

giovedì 18 luglio 2013

"L'importanza di essere piccoli", III edizione: dal 4 al 9 agosto nei borghi, nei boschi, nelle valli dell'Appennino bolognese

"Il mondo è delicato / il mondo è una pallina che s'increpa / teniamolo leggero / teniamolo sulla punta delle dita." Sono le parole di Nino Pedretti che l'associazione Sassi scritti ha scelto per proteggere questa terza edizione della rassegna intitolata "L'importanza di essere piccoli". Ricevo da Azzurra D'Agostino e pubblico con grande slancio: poesia e musica nei borghi dell'Appennino bolognese. Una rassegna di grande richiamo, sia per l'ideazione che per le voci invitate. Prove di libertà di Stefano Dal Bianco, Quando avrò tempo di Anna Maria Carpi, Il mio nome è Inna. Scene dal casolare rosso di Ida Travi, Salva con nome di Antonella Anedda e il trentennale dei Millimetri di Milo De Angelis (recentemente riproposti da Il Saggiatore nella collana "Le Silerchie") costituiscono cinque ottime ragioni, incartate in cinque importanti e recenti libri di poesia, per calarvi in questi luoghi ad ascoltare...


comunicato stampa

L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – III edizione
poesia e musica nei borghi dell’Appennino bolognese
 dal 4 al 9 agosto 2013

Ritorna ad agosto la rassegna di musica d'autore e poesia  che mappa e custodisce poeticamente
l'appennino tosco- emiliano
con
MILO DE ANGELIS, ANTONELLA ANEDDA, UMBERTO MARIA GIARDINI, COLAPESCE, CESARE BASILE e molti altri

La rassegna “l'importanza di essere piccoli giunta alla sua terza edizione (4-9 agosto), organizzata dall'associazione SassiScritti di Porretta Terme (Bo) con la direzione artistica di Azzurra D’Agostino e Daria Balducelli, realizzata con il contributo di Arci Bologna, Regione Emilia Romagna, Fondazione del Monte e Provincia di Bologna Distretti Culturali, ha avuto nell'ultimo anno un sensibile incremento dei Comuni che aderiscono al progetto. Ad arricchire “la geografia poetica” dei luoghi che accoglieranno gli incontri e i concerti si sono aggiunti il comune di Vergato e il suo pittoresco Suzzano, Grizzana Morandi con La Scola, il Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone con il Poranceto, un bosco di alberi secolari, e Granaglione con il parco fluviale di di Molino del Pallone.
Il fiorire di nuove adesioni è un dato positivo se si considera che alla base della rassegna c'è lo spirito di condivisione, valore che l'inverno scorso ha permesso all'associazione SassiScritti di essere selezionata al premio nazionale cheFare (ww.che-fare.com) con il progetto “Custodi”.
A emblema infatti di questi giorni sono stati scelti i versi di Nino Pedretti che esprimono e racchiudono l'idea di cura e custodia, parole che accompagnano l'immagine di una goccia, un filo di ragnatela e di una foglia:  esempi di fragilità e tenacia, di precarietà e di resistenza. Dettagli del mondo tanto piccoli quanto preziosi  come le parole e le note, come quegli spazi del mondo e della persona che sono da proteggere.
Manuela Dago, Franca Mancinelli, Francesca Matteoni, Marco Simonelli con Bart La Falaise e Federico Frascarelli (sei giovani artisti per un'anteprima che sia uno spazio per le voci nuove), Colapesce  e Stefano Dal Bianco, Anna Maria Carpi e Giangrande, Cesare Basile e Ida Travi, Pino Marino e Antonella Anedda, Umberto Maria Giardini e Milo De Angelis si incontreranno per la prima volta in questi giorni, il cantautore ascolterà il poeta e viceversa, incontri e scambi preziosi che trasfigureranno ed esalteranno  gli scorci più belli e sconosciuti dell'Appennino. Il borgo de La Scola arroccato attorno alle sue torri e ai suoi due oratori risalenti al 1300;  il Poranceto - un fiabesco bosco di castagni secolari; il parco fluviale del greto del Reno che solca la valle del Molino del Pallone; gli ampi panorami che abbracciano Suzzano; la bellezza domestica di Massovrana di Badi e  la dolcezza dei declivi di Capugnano.  I luoghi che “daranno asilo” alla rassegna sono i protagonisti, come gli artisti e i loro abitanti, di un evento che accade una volta all'anno ma che porta con sé il lavoro dei mesi precedenti, fatto di incontri, di laboratori, di pensieri condivisi davanti al fuoco, la lenta e paziente creazione di una comunità sensibile all'incontro con “lo straniero”, un appuntamento vissuto gioiosamente dagli abitanti stessi che accolgono i visitatori in un vero e proprio “ricevimento” culturale aperto a tutti. I buffet con prodotti locali saranno infatti preparati dalle pro loco, dalle associazioni culturali, o da semplici cittadini e cittadine che desiderano contribuire alla realizzazione della manifestazione. Infine, ma non meno importante, è la gratuità della rassegna che ribadisce il valore imprescindibile della cultura - da considerarsi come qualcosa che deve essere pubblico, diritto e possibilità a cui tutti sono invitati.

PROGRAMMA
Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si svolgono a partire dalle ore 21:00

L'anteprima della rassegna, che vuole essere un momento dedicato all'incontro con artisti emergenti o addirittura esordienti, si terrà Domenica 4 agosto nel bel clima domestico del borgo di Massovrana (Badi/Castel di Casio) un abbraccio di casette appena sopra il Lago di Suviana che faranno da palco al live acustico del cantautore olandese Bart la Falaise che, accompagnato da un altro musicista, interpreterà canzoni inedite e cover con una voce limpidissima e delicata. Federico Frascarelli, un altro giovane cantautore, presenterà alcuni brani chitarra e voce dal suo Mi manda 2 righe. Nel corso della serata si terranno letture corali, improvvisate, folli e iridescenti di 4 poeti underground molto diversi tra loro ma uniti da una vena poetica che lascerà sicuramente stupiti gli spettatori. La voce delicata ma salda di Franca Mancinelli; il tono agrodolce venato di un'amara ironia che canta la vita la morte il sesso nel nostro tempo di Marco Simonelli; le spirali di senso e suono che come linfa di pianta innervano i versi di Francesca Matteoni; la freschezza e i brevi lampi che raccontano per immagini di Manuela Dago una delle fondatrici di Sartoria Utopia, 'capanna editrice' di libri di poesia cuciti a mano.

Lunedì 5 agosto inizia ufficialmente la rassegna che si sposta nel Comune di Granaglione a Molino del Pallone e più precisamente nel “parco fluviale” che si estende lungo la riva del fiume Reno, bonificata dagli abitanti del paese e gestita dalla Proloco del Molino.
Acqua che chiama acqua perché uno degli ospiti del parco sarà il cantautore siciliano Colapesce (Lorenzo Urciullo, nel 2010 lancia il progetto solista Colapesce in riferimento alla leggenda siciliana di Colapesce, il ragazzo “pesce” che amava stare nel mare a tal punto da non riemergerne più) che con l'album Un meraviglioso declino si è aggiudicato la “Targa Tenco 2012”  come "migliore opera prima" e il premio “Fuori dal Mucchio” (assegnato dal mensile Il Mucchio Selvaggio) per il "Miglior esordio". E se Colapesce suonerà dal vivo facendo riemergere quel “meraviglioso declino” che accompagna la vita comune corrosa dalla crisi ma che allo stesso tempo fa riscoprire quelle piccole cose che fanno “sognare ancora”, al poeta senese Stefano Dal Bianco è affidata la parola che “conferma l'inquietudine profonda del suo rapporto con l'esistere e la sua ansia di libertà in un mondo di anime costrette". Scandita in sette parti, come le sette note della scala musicale, la nuova opera di Dal Bianco Prove di Libertà (ed. Mondadori) esplora le contraddizioni del sentimento e del pensiero, l'antinomia tra spinta alla consapevolezza e levità di una più naturale adesione alla vita.

Dal fiume e dai “meravigliosi declini poetici” della prima serata la rassegna, Martedì 6 agosto, si sposta verso Vergato da cui si sale ad ottocento metri di altezza al panoramico Suzzano con le sue case in pietra arenaria. Qui gli abitanti addobberanno la piazzetta preparando anche un piccolo buffet di benvenuto, mossi  dall'entusiasmo e dalla stessa tenacia che ogni anno gli ha permesso di organizzare una famosa festa  popolare che radunava centinaia di persone provenienti dai paesi delle Valle del Reno. Forti di questa tradizione e volendo mantenere vivo un luogo che altrimenti rischierebbe di essere spopolato, la terza tappa della “mappa poetica” de l'importanza di essere piccoli ospita la poetessa e traduttrice Anna Maria Carpi una tra le più importanti ed interessanti autrici e intellettuali contemporanee. Formatasi all'Accademia di Brera, partecipando a esposizioni a Milano e a Colonia, ha vissuto per diversi periodi a Bonn; saggista e traduttrice di poeti tedeschi (da Gottfried Benn, Kleist, Nietzche, Grünbein a Enzensberger) si confronta con la vita quotidiana e con le grandi domande ontologiche, con quel mistero abissale che si cela nei gesti di tutti i giorni, nella vita che scorre come la prosa e che ha slanci di verticale poesia. Un linguaggio familiare che filtra nella pelle, arriva anche alle persone che non sono “abituate” ad ascoltare poesia. Una leggibilità che è tipica invece della musica proposta per quest'occasione dal musicista, produttore e songwriter Giangrande, capace di muoversi con grazia ed eleganza all’interno dei diversi linguaggi e stili musicali: dalla canzone d’autore all’elettronica fino alla colonna sonora. In questo momento in tour con Daniele Silvestri come chitarrista della band, Giangrande porta a Suzzano il suo ultimo album da solista, Directions, prodotto da Paolo Benvegnù. Un album dalle atmosfere delicatissime, cantato in tre lingue, un respiro internazionale che però bene si sposa -grazie alla delicatezza della voce di Giangrande- con l'intimità di un piccolo borgo. 

Mercoledì 7 agosto la geografia poetica della rassegna si addentra nel cuore di un bosco di castagni secolari nel Parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone in località Poranceto (nel comprensorio del comune di Camugnano). Nel raccoglimento del castagneto, in quel silenzio referenziale che si crea a contatto con la natura, gli ospiti potranno ascoltare la “mitologia contemporanea” di Ida Travi. Poetessa, ma anche studiosa di filosofia, Ida Travi con il saggio L'aspetto orale della poesia pubblicato dal 2000 al 2007 in tre edizioni, avvia una sua riflessione personale sul rapporto tra poesia e filosofia, in particolare tra lingua poetica e lingua materna, oralità che diventa cardine della sua scrittura e una traccia del dire. La parola detta da Ida Travi, che ripesca i toni e le voci dalla memoria in un "impasto" sensoriale, e la parola cantata, dolentemente dialettale dello straordinario cantautore siciliano Cesare Basile, permeeranno il sottobosco de Il Poranceto con toni alti e gravi. Cesare Basile suona e scrive dall'inizio degli anni ottanta e tra le sue collaborazioni vanta quella con John Bonnar (Dead Can Dance), Nada, Lorenzo Corti (Cristina Donà, Delta V, aka Musical Buzzino), Valentina Galvagna e Marta Collica (Sepiatone). Dopo aver soggiornato a Berlino e a Milano, nel 2011 Basile rientra a Catania dove sposa la causa del Teatro Coppola Occupato che lo impegnerà anche nei lavori di ristrutturazione. Dal lavoro nel cantiere del teatro sono nate le dieci tracce dell'ultimo album Cesare Basile (febbraio 2013 Urtovox) un disco blues “situato tra la tradizione popolare italiana ed il folk americano delle radici, cantato in siciliano con una voce che graffia l’anima".

Giovedì 8 agosto il paesaggio che comprenderà l'incontro con la poesia di Antonella Anedda e la musica di Pino Marino sarà quello della campagna intorno al comune di Grizzana così cara all'artista Morandi. Le curve delle colline, i profili brulli dei calanchi, sono i quadri malinconici e nostalgici che circondano l'antico borgo de La Scola. Di origine militare bizantina Scola, nel corso dei secoli, assume una fisionomia difensiva con torri che permettono la sicurezza del borgo ed è grazie a queste torri che il borgo è riconoscibile anche da lontano. Bellissima, con la sua meridiana settecentesca, l'edicola e gli affreschi, il forno quattrocentesco con mensole scolpite, finestre con formelle d'arenaria incise con simboli comacini, la Scola è una partitura di memoria, di storie e di leggende così ben custodite dall'Associazione Sculca composta da volontari che ancor oggi si prendono cura di un dono tramandando dal tempo. Non poteva esser scelto luogo migliore per raccogliersi intorno alle parole “salvifiche”di Antonella Anedda e alle sue meditazioni liriche. “Premio Rèpaci Viareggio” 2012 con la raccolta Salva con nome,  Anedda con i suoi ultimi versi aggiunge un ulteriore tassello a un percorso poetico animato da un pensiero sotterraneo. La sua poesia “naviga nel sangue fino al cuore” e lo fa con la precisione di un “agocucendo con pazienza i significati, i nomi che, come indica il titolo dell'ultima raccolta, esistono per affacciarsi al mondo. E se Antonella Anedda “cuce” i versi, il raffinato cantautore Pino Marino inanella parole come perle, componendo canzoni raffinate caratterizzate da sonorità scarne ed intimistiche. Compositore, autore, pianista e chitarrista, legato alla miglior tradizione del cantautorato italiano, Pino Marino per molti anni ha portato la sua musica nei locali capitolini. Dopo diversi progetti che lo hanno portato a ricevere prestigiosi riconoscimenti come il “Premio Recanati” premio Italiano “Musica Emergenti”  nel 2000 con la collaborazione di Mauro Pagani e David Petrosin,  pubblica il suo primo album, Dispari con il quale vince il “Premio Ciampi” nel 2001. Con il suo secondo lavoro Non bastano i fiori (2003) la critica si fa unanime e Federico Guglielmi della rivista musicale “il Mucchio selvaggio” scrive:  "...una voce evocativa che intona testi per i quali si può scomodare il termine poesia, poesia concreta e surreale, profonda e ironica, intrisa di malinconia così come illuminata di speranze (...)”

Venerdì 9 agosto termina il viaggio degli artisti e degli spettatori nelle terre dell'Appennino con il consolidato appuntamento a Capugnano (Porretta Terme), dove sul palco saliranno altri due grandi artisti: Milo De Angelis e Umberto Maria Giardini.
Milo De Angelis è una delle voci più importanti della poesia italiana contemporanea, poeta che frequenta gli abissi e i “cortili oscuri della vita” e lo fa sporgendosi nei precipizi, negli orridi della vita per ripescarne una parola scarna, non spettacolare, che batte come un corpo che duole, che indica un verso, una caduta. Dalla pietra miliare Millimetri del 1983 fortunatamente riedita dopo trent'anni dal Saggiatore, alla dolente e meravigliosa raccolta di dolori di Tema dell'addio, fino alle poesie di Quell'andarsene nel buio dei cortili dove i ricordi d'infanzia, gli amori, il calcio, gli amici,e i cortili milanesi sono sempre attraversati dal buio, un buio che è il risvolto segreto della luce, un buio che convoca a giudizio. Oltre ad essere un grande poeta De Angelis ha tradotto superbamente dal francese e dalle lingue classiche Racine, Baudelaire, Blanchot, Eschilo, Lucrezio.
Sarà, infine, l'atteso live acustico di Umberto Maria Giardini (conosciuto per molti anni con lo pseudonimo Moltheni) a chiudere la serata e la terza edizione della rassegna, e lo farà con il suo canto aperto e suggestivo che conduce in territori onirici. Un'esibizione insolita dove ai suoni più elettrici del bellissimo e ultimo disco La dieta dell'imperatrice, si darà spazio ad arrangiamenti più melodici, e in scena con la sua contraddistinta grazia, Umberto Giardini darà sicuramente il meglio di sé a ricordarci che “l’unico sollievo che l’uomo può succhiare direttamente dalla sua volgare esistenza è dato dalla natura e dal silenzio. Ovunque c’è natura, ovunque c’è silenzio, c’è speranza” considerazione che sembra essere in dialogo con uno dei versi più belli di Milo De Angelis contenuti nella storica raccolta Millimetri : “In noi giungerà l’universo, | quel silenzio frontale dove eravamo | già stati”.
Come ogni anno a dare il benvenuto agli artisti e al pubblico ci sarà la calorosa ospitalità dell'Associazione Beata Vergine della Neve e della Proloco che come tutti gli anni per l'occasione cucineranno crescentine, tigelle e polenta.

Ad arricchire la rassegna saranno presenti i due bookshop della libreria “L' Arcobaleno” di Porretta e de “LO SPAZIO di via dell'ospizio” di Pistoia, oltre che la presenza di una vetrina aperta all'innovativa e ricercata piccola casa editrice “Sartoria Utopia” con i suoi colorati ed eleganti libri cuciti a mano. Verranno inoltre messi in vendita a sostegno delle attività del festival alcuni esemplari di poster d'arte numerati, pezzi unici realizzati  appositamente per il festival secondo le antiche modalità di lavoro tipografico dalla tipografia d'arte bolognese Anonima Impressori. Inoltre nei giorni del festival e in quelli precedenti alcune realtà locali realizzeranno piccoli gadget a sostegno del festival, come per esempio i segnalibri con su riportato un verso di Umberto Saba sul pane e dati in omaggio dall'Antica Forneria Corsini di Porretta Terme, nella convinzione che la cultura sia altrettanto importante nutrimento.

L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – III edizione
poesia e musica nei borghi dell’Appennino bolognese
dal 4 al 9 agosto 2013
con il contributo di
Arci Bologna, Regione Emilia Romagna Fondazione del Monte,Provincia di Bologna Distretti Culturali
e il sostegno dei comuni di
Castel di Casio, Gragnaglione, Grizzana Morandi, Porretta Terme, Vergato
e del Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone
e di Coop Reno, Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, Banca di Imola Filiale di Porretta Terme, Proloco di Capugnano, Associazione Parrocchiale Beata Vergine delle Nevi, Proloco di Molino del Pallone, Proloco di Cereglio
con la collaborazione e il sostegno di
Associazione Parrocchiale “Beata Vergine della Neve”; Pro Loco di Capugnano; Pro Loco di Cereglio; Pro Loco di Molino del Pallone; “Antica Forneria Corsini” di Porretta Terme; “The Califfo” Pub di Porretta Terme; Libreria “L'Arcobaleno” di Porretta terme; Libreria “Lo Spazio di via dell' ospizio” di Pistoia; Gelateria “La Baracchina” di Porretta terme; Centro Turistico “La Prossima” di Castel di Casio; Associazione culturale  “Sculca”.

4 agosto- Massovrana (Castel di Casio) h 21 in caso di pioggia: sala interna del B&B Borgo Massovrana
MANUELA DAGO, FRANCA MANCINELLI, FRANCESCA MATTEONI, MARCO SIMONELLI
(letture poetiche) BART LA FALAISE & “SOCIO”(live acustico); FEDERICO FRASCARELLI (live acustico)

5 agosto- Molino del Pallone (Granaglione) h 21 in caso di pioggia: Molino del Pallone, sala proloco
STEFANO DAL BIANCO  (lettura/incontro) COLAPESCE (live acustico)

6 agosto – Suzzano (Vergato) h 21 in caso di pioggia: Suzzano, sala proloco
ANNA MARIA CARPI (lettura/incontro) GIANGRANDE (concerto)

7 agosto-Poranceto (Camugnano) h 21
in caso di pioggia: Sala  Parco dei Laghi, p.zza  Kennedy 10, Camugnano
IDA TRAVI (lettura/incontro) CESARE BASILE (live acustico)

8 agosto – La Scola (Grizzana Morandi) h 21 in caso di pioggia: La Scola, sala Associazione La Sculca
ANTONELLA ANEDDA (lettura/incontro) PINO MARINO (live acustico)

9 agosto – Capugnano, Porretta Terme h 21
in caso di pioggia:  Capugnano, Oratorio della chiesa di San Michele Arcangelo
MILO DE ANGELIS (lettura/incontro) UMBERTO MARIA GIARDINI (live acustico)

Tutti gli eventi sono a ingresso libero

INFO
fb: L'importanzaDiEsserePiccoli
mob: 349 5311807 | 349 3690407

UFFICIO STAMPA
ufficio stampa arci bologna: Rossella Vigneri (+39 349 8354451) ufficiostampa@arcibologna.it

ufficio stampa SassiScritti:
Azzurra D'Agostino: 349 5311807 | azzurradagostino@gmail.com
Daria Balducelli mob. 349 3690407; d.balducelli@gmail.com

Le foto degli artisti e dei luoghi in cui si svolgerà la rassegna sono disponibili all’indirizzo: www.arcibologna.it/area_stampa

Come raggiungere i borghi: http://sassiscritti.wordpress.com/come-arrivare/

sabato 22 settembre 2012

da "Al vòuşi e altre poesie in dialetto romagnolo" di Nino Pedretti

Una poesia da #10

Cinque anni fa, nella Bianca di Einaudi, usciva una ricca raccolta delle poesie di Nino Pedretti Al vòuşi e altre poesie in dialetto romagnolo (a cura di Manuela Ricci e con note di Dante Isella e Raffaello Baldini, pp. 240, euro 14,50). Fu una pubblicazione importante, che metteva letteralmente nero su bianco la grandezza di un altro grande dialettale del Novecento, morto prematuramente a Rimini nel 1981 (era nato a Santarcangelo nel 1923). L'introduzione di Manuela Ricci è una grande porta aperta sull'avventura della poesia in dialetto romagnolo, un universo fonico che meglio di altri pare abbia saputo rinnovarsi (non dimentichiamo ad esempio il poeta, germanista e teorico della traduzione Giovanni Nadiani, attivo anche con il suo Faxtet). Manuela Ricci conosce molto bene la materia e la lettura del suo contributo è raccomandabile. Così come, tra le due note di Isella e Baldini, particolarmente significativa diventa quella dell'amico Raffaello, una nota-ritratto, capace di prepararci ad accogliere, con pochi cenni alle grammatiche dell'ascolto, la poesia di Pedretti. Ecco, un piccolissimo consiglio: leggete prima le poesie, naturalmente, al massimo per prima leggete la nota di Baldini che è posta in chiusura, la quale quasi predispone ad un ascolto, poi godetevi la competenza di Manuela Ricci e infine le poche parole di Dante Isella, che come sempre sono in grado di creare dei ponti poetici e critici che collegano la vita e l'opera di Pedretti il quale, va ricordato, fu anche traduttore (Sylvia Plath).

Il libro principale, Al vòuşi, che offre il titolo a questa antologia einaudiana, uscì nel 1975 con una prefazione firmata da Alfredo Stussi, a testimonianza del vivo interesse delle più raffinate intelligenze linguistiche verso la lingua "alta" dei dialetti (nel senso scherzoso e convinto di un Meneghello che parla del proprio dialetto a confronto della lingua di Shakespeare), attraversati da una materia poetica che spesso è tra le più infernali tra quelle reperibili. Ma è così, in fondo: vi ricordate il macinino (mascinino) de Er caffettiere filosofo in Belli? Qui, in queste pagine, abbiamo ritrovato già Luciano Cecchinel. E la lista potrebbe proseguire. Anche in Pedretti questa materia non manca. Tuttavia la scelta di oggi si orienta altrove...

(Anche stavolta, data la brevità delle poesie, propongo due testi che, tra l'altro, nel libro appaiono vicini.)













LA NÈIVA


Stasèira
ò vòia d’arcundè
l’odòur dla nèiva
e al préim fróffli
inzèrti te zil
cumè di gaótt furistír
ch’i vén ènca da néun.


La neve.    Stasera / mi punge un ricordo: / l'odore della neve. / E i primi fiocchi / incerti nel cielo / come uccelli forestieri / giunti anche da noi.


GEOGRAFÉA


Ad là ad cal pórti
ch’a n s’arvéva mai
ad là ad che silénzi
dòu ch’e’ nascéva e’ vént
la maréina de mònd
dréinta una stèisa
un lómm t’una pòzza d’aẓórr,
una geograféa.


Geografia.    Al di là di quelle porte / che mai erano schiuse / al di là di quel silenzio / dove nasceva il vento / la marina del mondo / dentro una distesa: / una luce in spera d'azzurro, / una geografia.