Covertures #14
Il nome di Riccardo Falcinelli è una garanzia in tema di copertine, grafica editoriale e visual design. Non solo con il proprio lavoro per importanti case editrici, ma anche cementando il proprio operato con libri teorici, Falcinelli è diventato un nome di riferimento. Tra le sue opere di riflessione vanno ricordate Critica portatile al visual design. Da Gutenberg ai social network (Einaudi), Guardare, pensare, progettare. Neuroscienze per il design (Stampa Alternativa) e Fare i libri (Minimum Fax), libri utili ben al di fuori dell'ambito del design editoriale (soprattutto i primi due), che non dovrebbero mancare nelle biblioteche di chi si occupa di design, pubblicità, packaging e altre attività a stretto contatto con la parola larga - ma in realtà assai attillata - che è "design".
La casa editrice Laterza ha recentemente rilanciato alcuni dei più noti titoli di Bruno Munari del proprio catalogo, sempre all'interno della collana "Economica Laterza", e ha affidato la veste grafica, diversa dagli altri libri della collana, proprio a Falcinelli. Detto in altre parole potremmo dire che un affermato visual designer di oggi è stato chiamato a vestire le copertine dei libri di un visual designer tra i più importanti del nostro passato. Il risultato sono le copertine che potete vedere qui sopra, che a mio avviso risentono di un'immagine "google": il nome di Munari è giocato con colori cangianti per ogni singola lettera su fondo bianco nella parte bassa della copertina, un po' come nel caso del motore di ricerca. Il titolo campeggia invece in alto. In ogni libro è poi giocata un'illustrazione a un colore (nero) vicino al nome dell'autore. In questi casi, dal momento che si suppone Falcinelli abbia presentato più progetti a Laterza, verrebbe voglia di spulciare tra quelli scartati dal committente.
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sabato 22 aprile 2017
lunedì 24 marzo 2014
La collana vicino/lontano dell'editore Forum presentata da Laura Morandini di cdm associati
Librobreve intervista #35
©overtures #5
Con l'intervista che segue, gentilmente concessa da Laura Morandini di cdm associati, torniamo a parlare di copertine e progettazione grafica nel senso più esteso. Protagonista è la collana vicino/lontano dell'editore Forum legata alla realtà dell'omonima vivacissima associazione culturale udinese. La collana mi ha colpito sin dalla prima volta che l'ho incontrata, nel libro di Nadia Urbinati Il bene e il giusto.
LB: Quando e come nasce la collaborazione tra cdm associati, la bellissima realtà dell'associazione vicino/lontano e la casa editrice udinese Forum?
R: Nel 2007, l'associazione vicino/lontano decide di creare una collana di piccoli saggi di qualità, con nomi importanti e tematiche 'urgenti' relative al contemporaneo, strumenti editoriali che potessero essere divulgati anche dopo le giornate del Festival. Il nostro studio era ed è in contatto con entrambe le realtà, per un altro progetto, una rivista culturale denominata "Multiverso". Ci si parla, ci si attiva e il pensiero prende forma. Il brief prevedeva il minimo investimento possibile senza trascurare la cura formale. Il primo volumetto porta il nome del filosofo Slavoj Žižek.
LB: Ad una prima vista non c'è nulla di emergente o particolarmente chiassoso, eppure ho riscontrato nel progetto grafico della collana "vicino/lontano" una raffinatezza non frequente. Ci potreste raccontare quali sono stati i passi che hanno guidato la progettazione e poi, anche tecnicamente, per cosa si contraddistinguono questi libri brevi che già da qualche anno escono per Forum?
R: La collana è concepita come una serie di contributi essenziali, come contributi alla riflessione e a porsi domande più che a fornire risposte. Nel progetto grafico si è cercato di perseguire la stessa 'essenza', una ricerca di semplicità e cura dei particolari. Abbiamo voluto valorizzare l'aspetto tattile che per noi è molto importante e ricercare il supporto materico più adeguato distinguendolo esclusivamente in due colori, il bianco e l'avana. La stampa è a un colore, nero, e la tipografia parla con un carattere nei due diversi pesi. Autore e titolo si equivalgono e il nome di collana compare in copertina con la tecnica del rilievo, tono su tono, si percepisce, si sente, ma a distanza non si vede.
LB: L'assenza di immagine in copertina sembra una tendenza trasversale nella progettazione grafica di molte collane e devo dire che noto dei risultati spesso buoni. L'assenza dell'immagine è imputabile essenzialmente al capitolo costi oppure c'è una "sfida" che l'assenza dell'immagine sa lanciare a chi si trova a progettare in mancanza della parte spesso più in vista di un progetto grafico?
R: Qui è stata una scelta. L'immagine fotografica a un colore compare all'interno. Una percezione successiva che si materializza dopo la copertina, dopo avere preso in mano il libro. Il progetto così concepito non è una novità, ma a nostro dire, ancora oggi all'interno delle librerie c'è troppo chiasso: tante immagini, tanti colori e manca concentrazione. Questi volumetti desiderano essere piccole pause, qualcosa di più silenzioso.
LB: Allargando lo sguardo alla grafica editoriale d'oggi, cosa offre di interessante, a vostro avviso, il panorama italiano o internazionale? Come vi sembra mutato il modo di fare progettazione grafica per l'oggetto libro?
R: Ci sono sempre parecchi progetti interessanti che non hanno a volte grande visibilità. Nelle case editrici affermate vince soprattutto il marketing (nonostante le critiche dei progettisti grafici) e tutto diventa eterogeneo, a volte indistinguibile, scontato, ruffiano. Se si volge lo sguardo agli editori piccoli e indipendenti allora si vede 'pensiero'. Per tanti anni in Italia, abbiamo ascoltato che con 'la cultura non si mangia' e qualcuno ci ha pure creduto, soprattutto i grandi editori e si vede dove siamo arrivati.
Per gli aspetti interessanti e positivi citerei ISBN e il noto Corraini. A Londra Henrik Kubel (www.a2swhk.co.uk) per Faber & Faber e Gollancz/Orion Pub Group con le copertine di Sanda Zahirovic (http://www.sanda-z.com/workspaceopera.html)
LB: Da professionisti quali siete, molto attivi anche in ambito editoriale, vi va di menzionare tre progetti grafici di collane che a vostro avviso hanno fatto davvero epoca? Grazie.
R: Sicuramente le copertine di Alvin Lustig e la casa editrice Penguin che ha creato 'sistema e riconoscibilità', riuscendo a mantenerli anche oggi, basta guardare le copertine di David Pearson, semplici e raffinatissime. In Italia vorrei ricordare il quadrato rosso di Munari per Einaudi, c'è ancora da imparare.
©overtures #5
Con l'intervista che segue, gentilmente concessa da Laura Morandini di cdm associati, torniamo a parlare di copertine e progettazione grafica nel senso più esteso. Protagonista è la collana vicino/lontano dell'editore Forum legata alla realtà dell'omonima vivacissima associazione culturale udinese. La collana mi ha colpito sin dalla prima volta che l'ho incontrata, nel libro di Nadia Urbinati Il bene e il giusto.
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| Nati all'insegna di Žižek |
R: Nel 2007, l'associazione vicino/lontano decide di creare una collana di piccoli saggi di qualità, con nomi importanti e tematiche 'urgenti' relative al contemporaneo, strumenti editoriali che potessero essere divulgati anche dopo le giornate del Festival. Il nostro studio era ed è in contatto con entrambe le realtà, per un altro progetto, una rivista culturale denominata "Multiverso". Ci si parla, ci si attiva e il pensiero prende forma. Il brief prevedeva il minimo investimento possibile senza trascurare la cura formale. Il primo volumetto porta il nome del filosofo Slavoj Žižek.
LB: Ad una prima vista non c'è nulla di emergente o particolarmente chiassoso, eppure ho riscontrato nel progetto grafico della collana "vicino/lontano" una raffinatezza non frequente. Ci potreste raccontare quali sono stati i passi che hanno guidato la progettazione e poi, anche tecnicamente, per cosa si contraddistinguono questi libri brevi che già da qualche anno escono per Forum?
R: La collana è concepita come una serie di contributi essenziali, come contributi alla riflessione e a porsi domande più che a fornire risposte. Nel progetto grafico si è cercato di perseguire la stessa 'essenza', una ricerca di semplicità e cura dei particolari. Abbiamo voluto valorizzare l'aspetto tattile che per noi è molto importante e ricercare il supporto materico più adeguato distinguendolo esclusivamente in due colori, il bianco e l'avana. La stampa è a un colore, nero, e la tipografia parla con un carattere nei due diversi pesi. Autore e titolo si equivalgono e il nome di collana compare in copertina con la tecnica del rilievo, tono su tono, si percepisce, si sente, ma a distanza non si vede.
LB: L'assenza di immagine in copertina sembra una tendenza trasversale nella progettazione grafica di molte collane e devo dire che noto dei risultati spesso buoni. L'assenza dell'immagine è imputabile essenzialmente al capitolo costi oppure c'è una "sfida" che l'assenza dell'immagine sa lanciare a chi si trova a progettare in mancanza della parte spesso più in vista di un progetto grafico?
R: Qui è stata una scelta. L'immagine fotografica a un colore compare all'interno. Una percezione successiva che si materializza dopo la copertina, dopo avere preso in mano il libro. Il progetto così concepito non è una novità, ma a nostro dire, ancora oggi all'interno delle librerie c'è troppo chiasso: tante immagini, tanti colori e manca concentrazione. Questi volumetti desiderano essere piccole pause, qualcosa di più silenzioso.
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| Copertina di Sanda Zahirovic |
R: Ci sono sempre parecchi progetti interessanti che non hanno a volte grande visibilità. Nelle case editrici affermate vince soprattutto il marketing (nonostante le critiche dei progettisti grafici) e tutto diventa eterogeneo, a volte indistinguibile, scontato, ruffiano. Se si volge lo sguardo agli editori piccoli e indipendenti allora si vede 'pensiero'. Per tanti anni in Italia, abbiamo ascoltato che con 'la cultura non si mangia' e qualcuno ci ha pure creduto, soprattutto i grandi editori e si vede dove siamo arrivati.
Per gli aspetti interessanti e positivi citerei ISBN e il noto Corraini. A Londra Henrik Kubel (www.a2swhk.co.uk) per Faber & Faber e Gollancz/Orion Pub Group con le copertine di Sanda Zahirovic (http://www.sanda-z.com/workspaceopera.html)
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| Il Kafka di Alvin Lustig |
R: Sicuramente le copertine di Alvin Lustig e la casa editrice Penguin che ha creato 'sistema e riconoscibilità', riuscendo a mantenerli anche oggi, basta guardare le copertine di David Pearson, semplici e raffinatissime. In Italia vorrei ricordare il quadrato rosso di Munari per Einaudi, c'è ancora da imparare.
martedì 15 novembre 2011
Maurizio Ceccato in "Non capisco un'acca"
Che l’Italia sappia esprimere delle eccellenze nella progettualità grafica e nell’illustrazione editoriale è fuori discussione (per l’illustrazione, ad esempio, vi rimando a Chiara Dattola nel blogroll qui a lato mentre per la riflessione teorica a Riccardo Falcinelli, art director di Minimum Fax, che ha pubblicato Guardare Pensare Progettare. Neuroscienze per il design). E non serve necessariamente risalire a Bruno Munari e Albe Steiner per sostenere questo, oppure, più indietro, pensare a nomi ancora più ingombranti e fondamentali dell'arte del "fare un libro", come Aldo Manuzio o l’incisore-tipografo Giambattista Bodoni del quale Taschen ha recentemente proposto un Manual of Typography da capogiro (già... ci voleva proprio l’editore di Colonia per proporre il manuale dell’engraver di Saluzzo; a proposito, curiosa la prossimità tra il verbo engrave e grave nella lingua inglese... si scava in entrambi i casi!). Vero altresì che, come in tantissimi altri ambiti, l’Italia è stata anche fertile terreno di conquista da parte di grandi personalità che venivano da fuori (i nomi di John Alcorn per Mondadori o Bob Noorda per Feltrinelli salgono rapidamente in cima alla lista). La storia del nostro paese e quella del design (editoriale incluso) sono universalmente note e non serve qui proseguire su questa scia. Recentemente è circolato il numero zero di Watt, la rivista fondata da Leonardo G. Luccone di Oblique Studio e Maurizio Ceccato di Ifix, un microcosmo di narrazione e vera esplosione grafica. Proprio Maurizio Ceccato, per anni art director di Fazi, è una delle personalità di spicco dell’attuale panorama.
Un inciso. Ricordo il sito in cui si presentava con “Maurizio Ceccato è morto”. Lo ritenni un colpo di genio. Non so se fosse quello che intendeva Ceccato, ma mi ha portato a riflettere sul come gestire tra qualche decennio la nostra uscita di scena da una vita che è sempre più in rete. Come farà notizia la morte in rete? Intendo anche e soprattutto la morte di persone non celebri. Sorgeranno forse delle pompe funebri virtuali che si preoccuperanno di ripulire la nostra imbarazzante carcassa internettiana? Se non ricordo male esistono già degli archivi “segreti” (in sostanza dei siti a pagamento) ai quali affidare “in custodia testamentare” eventuali login e password delle nostre identità digitali.
Non capisco un’acca (Hacca, pp. 96, euro 16) non è un libro di grafica editoriale o teoria del design (le tiene già in sé, ampiamente digerite), come la mia introduzione potrebbe lasciar intendere. Questo è un libro d’artista, un’aporia vivacissima fuoriuscita dal cervello di un controllatissimo anarchico della visione. Vi ricordate Palazzeschi? Ripensateci quando vi donate la lettura di queste quasi-filastrocche finalmente libere da “target” anagrafici o di genere (in editoria non è scontato, nei veri artisti invece è già una situazione più frequente!). Inutile aggiungere che la storia dell’inutile, muta lettera H è il filo che lega queste pagine zeppe di meraviglie… ed è anche il nome della casa editrice che pubblica il testo per la quale Ceccato ha già licenziato memorabili esemplari di recente grafica editoriale.
Se vi capiterà, avvicinatevi a questo libro come esplorazione estrema della forma-libro. Ne aveva già accennato anche Matteo Codignola di Adelphi in un’intervista qui pubblicata: il libro è una forma e come tale la possiamo ancora avvicinare. Aggiungo io che possiamo avvicinarla fiduciosi e prudenti, innovando e tramandando, scardinando fellinianamente e oniricamente le regole, per saggiarne ancora nuove possibilità. D’accordo, un libro d’artista rimane un libro d’artista, una cosa diversa dai libri di cui ho scritto fino a qui… ma comunque una delle forme del libro. L’Ariosto scriveva “Chi leva la H all'huomo non si conosce huomo, e chi la leva all'honore, non è degno di honore”. Davvero fa bene, ogni tanto, perdersi nelle storie affascinanti delle lettere (dell'alfabeto). Ecco un bel binomio ipotetico di avvicinamento, Ariosto e Ceccato! Lasciateli divertire!
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