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giovedì 2 giugno 2016

Ritorna con inediti e apparati "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters nella traduzione di Antonio Porta

Nel catalogo de Il Saggiatore ritorna Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters nella versione di Antonio Porta (ben 648 pagine all'interessante prezzo 24 euro, a cura di Piero Montorfani). Si tratta di uno dei libri di poesia che può contare un certo numero di traduzioni e edizioni, tuttavia, quel che rende un evento questa novità editoriale, è ovviamente la riproposizione della traduzione di Porta. Ad aumentare il volume concorre una serie di apparati e inediti. La traduzione di Antonio Porta, dedicata specularmente alla moglie Rosemary Ann Liedl (Lee Masters dedicava l'opera "To my wife") ritorna quindi disponibile quasi trent'anni dopo l'uscita nell'Oscar Mondadori (era il 1987). Ripercorriamo brevemente le tappe della traduzione di questo classico, prima che nel 2020, a settant'anni dalla morte di Lee Masters, si apra probabilmente una nuova serie di versioni, come succede puntualmente con i grandi in scadenza di diritti (ma manca ancora molto al 2020 per l'editoria libraria di oggi, davvero molto tempo). Arriva per prima, nel 1943, la traduzione di Fernanda Pivano per Einaudi, con la supervisione di Cesare Pavese. Si tratta di un parziale e l'edizione integrale arriverà a guerra finita, nel 1947. Nel 1974 Letizia Ciotti Miller propone un'alternativa per Newton Compton. La traduzione di Porta è la terza e giunge in un momento in cui si sente l'invecchiamento delle altre (le traduzioni invecchiano assai più rapidamente del testo originale, ci ricorda Porta nel suo breve scritto ed è anche questa la bellezza di ogni traduzione). Poi ve ne saranno altre, come quella di Alberto Rossatti per BUR o Luciano Paglialunga per Piemme o Alessandro Quattrone per Demetra.

I motivi di interesse di questa pubblicazione de Il Saggiatore sono principalmente due, almeno i più evidenti: la riproposta di un titolo che non ha smesso di starci appresso e l'occasione per ripensare la posizione di Porta nella seconda metà del secolo scorso. Che la poesia e quella del nostro avvocato americano in particolare abbia una qualche dimestichezza di frequentazione con i morti è cosa nota, compresa la capacità di ricreazione di un mondo - per tanti versi sovrappopolato da morti - che ha evidenti rimandi con i più chiari esempi di poesia universale, dall'Antologia Palatina a La Divina Commedia. Dall'altro lato, che ad Antonio Porta si debba riportare una certa attenzione e continuità di sguardo mi è parso chiaro, sin dalla pubblicazione del postumo Yellow nel 2002. Sono ragioni primariamente linguistiche - anche il lavoro traduttorio su Lee Masters le ribadisce con forza - e hanno a che fare con un decennio abbastanza importante della storia italiana, quegli anni Ottanta spesso canzonettati e basta.

Ma non v'è molto altro da aggiungere, almeno per quello che si propone questa segnalazione: un libro arcinoto nella traduzione di un poeta importante ad un prezzo interessante (nonostante la mole del volume). Il messaggio e la formula insomma sono abbastanza chiari. Più interessante sarebbe scendere nel dettaglio di un testo qualsiasi dell'antologia del fiume Spoon, calarsi nel Midwest e osservare le differenti strategie traduttorie di Porta, Pivano, Ciotti Miller o altri: esercizi di traduzione comparata su una poesia spesso trascurata dalla critica e premiata da un ampio pubblico di lettori.

giovedì 10 luglio 2014

"Fermento di luglio" di Erskine Caldwell

C'era una cosa che Giovanna De Angelis sosteneva con vigore, ed era la necessità di procedere con urgenza a nuove traduzioni di alcuni autori americani che erano approdati nel nostro paese all'epoca dei grandi traghettatori della premiata ditta Vittorini-Pavese. E tra questi mi pare di ricordare che Erskine Caldwell stesse in cima alla lista. Ora che Giovanna De Angelis non c'è, la casa editrice Fazi, nella quale ha operato a lungo, sta proponendo una nuova serie di traduzioni dello scrittore nato in Georgia nel 1903. Dopo La via del tabacco e Il piccolo campo è la volta di Fermento di luglio (pp. 188, euro 17,50), terzo tassello di una trilogia del Sud, come i precedenti tradotto dall'americanista Luca Briasco (autore con Mattia Carratello di La letteratura americana dal 1900 a oggi, un volume che ho scoperto in tempi recenti come ottimo e quasi irrinunciabile strumento).

Fermento di luglio era uscito nel 1960 per Mondadori, nella traduzione di Maria Luisa Fehr, vent'anni dopo la sua comparsa in America. Leggerlo pensandolo uscito nel 1940 fa un forte effetto, sia a immaginare quel che accadeva in Europa, sia a ricordare quello che accadeva negli stessi Stati Uniti dopo un decennio di depressione. La storia è quella di una messa in scena di uno stupro da parte di una ragazza sobillata da una madre incattivita coi neri. Lo sceriffo, il personaggio più inseguito da Caldwell e probabilmente il più interessante della storia, non fa nulla per bloccare la psicotica caccia all'uomo nero accusato del misfatto. E al di là dei personaggi, al di là della storia di psicologia sociale che uno può e deve agilmente leggere, al di là di poter leggere questo romanzo come l'ennesimo che tenta di acciuffare il problema del razismo in America, qui ritorna in tutta la sua prepotenza catastrofica e affascinante l'afa della grande narrativa americana della prima metà del Novecento, un universo fra gli universi, ricreato da molti scrittori con efficacia e poesia mirabile. Due altri nomi soltanto: Steinbeck e Faulkner.

Autore prolifico, talvolta snobbato (in italiano troverete tradotta la sopra citata trilogia soltanto), Caldwell sembra oggi ripercorrere, in tempi di sdoganamenti puntiformi, il percorso che altri autori provano a compiere sulla strada di un riavvicinamento con i lettori. Anche questo è un fatto intimamente legato alla traduzione e alle traduzioni. Lo paventavamo in apertura, ricordando Giovanna De Angelis. E visto che di traduzione si parla, per concludere, a chi può interessare, segnalo questa conversazione con il traduttore Luca Briasco ascoltabile qui.