sabato 2 luglio 2016

Su "Breviario di novembre" di Alessandra Conte: una lettura di Giusi Montali

Ospito un nuovo contributo critico di Giusi Montali, che ringrazio. Anche stavolta il libro in questione non è recente: parliamo infatti di Breviario di novembre di Alessandra Conte uscito per Raffaelli Editore nel 2009.

Un breviario da recitare a novembre, mese che si trova agli antipodi di quello mariano, presenterà una sacralità rivista, addirittura ribaltata che si esprime attraverso la voce di una «suora bambola» che dal suo letto di morte invoca dio e la Madonna, rosario alla mano («La suora bambola antica | si infila perle di pepe | nelle mani a sgranare il tempo | scaduto in giorni e pagine»). La suora infatti si prepara alla morte, al viaggio nell'aldilà e a una presunta rinascita, recitando le sue preghiere («E la santa ammalata | schiamazzava alla pioggia | tra maioliche vaghe | segnate dalle febbri»; «Rimuore, si chiama femmina | un'ultima volta»). Tale personaggio è però presente solo nel primo testo, nel ventunesimo - e siamo a metà della raccolta -, nel trentanovesimo e infine nell'ultimo: nel mezzo le litanie, le preghiere, le orazioni pronunciate dalla suora che delineano una religiosità altra rispetto a quella ufficiale. Si è infatti di fronte a una religione materica, infantile, grottesca ma immediata che si prende in carico lo stesso dio, ridotto a così poca cosa da dover essere protetto («Prega per dio e gli ammalati») perché appunto ferito («signore dai polsi rotti, | che cadi e t'inabissi | a farti male»), oppure perché puerile («Signore dei giocattoli»). Un dio che si ritrova ovunque proprio a causa della sua assenza:

Ovunque ti vedo signore, e ti lodo,
nell'ovunque del corpo quando trema

e perde le ginocchia e i polsi, nel bacino
rotto caduto dal ciliegio, nella pelle
che fa male. Canti nella tua lingua,
signore. dio iddio il santissimo
ti ho visto nelle ferite in bocca
a sagoma del dente che le ha intagliate,
cesellatore iddio. Le canto, le lodi,
come canto lascivo e sguattero, e so
che sei la corda segnata dai nodi,
sei la vite americana che ha sprecato
le foglie all'autunno e ovunque
ti lodo, signore,
per ovunque nessun luogo che ti dai.

Il dio del Breviario di novembre è una divinità minuscola, inutile, e spesso le invocazioni ne riducono ulteriormente il ruolo e il potere («dio piccolo, | mosca senza un'ala»). È un dio che non è più capace di dare risposte o di risolvere determinate situazioni («signore | delle chiavi perse e delle risposte sbagliate»), ma può essere invocato affinché possa concedere la fortuità di trovare ciò che si va cercando («fammi trovare i libri, miei per diritto, | e che anzi essi trovino me, e si aprano | alle pagine segnate, le più consunte»). Oppure, nonostante la pochezza di questo dio, il fedele lo invoca con una certa voluttà masochista per divenirne vittima, per subire sul suo corpo i dolori della divinità stessa e riecheggiarne i tormenti («Sono il tuo | confessionale, dio, straccio lurido, mi faccio | concavo per te, per risuonare ai tuoi lamenti»). Il fedele arriva persino ad annullarsi pur di ricevere l'amore di questo «ladro dio folle», chiedendogli di essere da lui sepolto e in seguito amato («sepoltomi il corpo amami»). Ma quello di cui può beneficiare il fedele è un dio che è morto, cadendo dalla sua precedente altezza e ciò che ne rimane è ben poca cosa, anzi occorre che il fedele si trasformi in badante («Il dio del coraggio è morto | rotolando nella scarpata. Al fondo, | è rinato senza memorie, ma | con le dita rotte la faccia livida. | o dio, tu non che ti è successo. | Muori davvero, dormi. | Muori che ti veglio; dormi che sorveglio»). Mentre altrove dio viene bestializzato, rivelando la sua natura ferina e teriomorfa: «dio testuggine dio porcospino dio piuma, gatto | dio animale, bestia che sputa che maledice». In tal caso, il fedele pratica una forma di teriolatria, rendendo evidente come nel Breviario ci sia un recupero di forme arcaiche di religiosità.

Analogamente viene virata anche l'immagine consueta della Madonna: le invocazioni mariane cedono il passo a litanie che inscenano una Madonna logorata dalla fatica di vivere, protettrice degli aborti e delle donne che subiscono la loro maternità («Madonna delle madri controvoglia»; «Madonna sei, di sangue e mestruazioni | del ciclo anovulatorio, che gioca a palla | con chi non vuol covare uova, | a rimpiattino con chi rinnega l'anatroccolo»; «Madonna, tu che sei | controvoglia tout court»). Una Madonna che ha perso la sua innocenza e diviene «rea dei mille peccati», una Madonna «delle acque | rotte e dei veleni al seno» dalla quale i fedeli colgono i «frutti abortiti». In particolare, viene esaltata la sua similarità con una qualsiasi donna, privandola quindi di ogni connotato mistico, sebbene continui la propria azione di protezione e di rifugio («Accoglici sotto la tua gonna trendy»). Si ha poi un intero repertorio di Madonne, colte nelle più varie attività quotidiane e trascinate nella contemporaneità («Ecco la madonna delle rocce, | ha scordato il mantello pesante | e sta correndo, centometrista»).

Il Breviario non risulta però completo: delle originarie 365 invocazioni ne sono rimaste 300 e quelle andate perse erano essenziali («Trecento le invocazioni | - perdute le sessantacinque | necessarie -»). Il lettore si trova quindi sotto gli occhi una selezione delle invocazioni superstiti prive però di un qualsiasi potere. L'essenzialità è altrove e così come ci si deve accontentare di pregare un dio misero, analogamente ci si deve accontentare di preghiere – ma sarei tentata di ricorrere al termine formule magiche – ininfluenti. Preghiere che si innestano su orazioni presenti effettivamente nella tradizione cristiana, ma che vengono stravolte da Alessandra Conte. Così, succede ad esempio per la preghiera O Gesù d'amore acceso non ti avessi mai offeso, per un passo biblico («Qual è il tuo nome, signore?», Giudici 13:17) e per una litania lauretana («O Causa Nostrae Letitiae»). La serie di preghiere contemporanee contenute nel Breviario scardinano quindi violentemente la religione tradizionale e pongono al centro della pagina alcune immagini inedite di dio e della Madonna. Tutto diviene materia, come ad allontanare un rapporto esclusivamente spirituale con la divinità: il fedele cerca il contatto, il rapporto diretto privo di qualsiasi mediazione. Questa volontà si esprime attraverso espressioni violente, concrete, quasi sacrileghe. Anche la ritualità si fa materia e le preghiere si trasformano in filastrocche, in forme rituali e apotropaiche che sostituiscono al dio cristiano uno totemico. Si perviene così a una nuova teogonia costituita sì di un linguaggio esoterico ma al tempo stesso concreto, immediato, apparentemente comprensibile («Dammi parole cifrate, ma le più | chiare possibile, per costruire la mia teogonia»).

E se dal 2009 Alessandra Conte si ritrova a presentare pressoché ogni anno Breviario di novembre, si deve proprio alla potenza del linguaggio utilizzato e alla struttura che unisce e potenzia i testi creando un immaginario inusuale, e tutto ciò dimostra che la prova del tempo sta dando un ottimo esito.



Giusi Montali

1 commento:

  1. Alessandra Conte3 luglio 2016 22:36

    Grazie Alberto Cellotto e Giusi Montali per la gradita sorpresa e per una lettura così precisa e competente.

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