lunedì 12 febbraio 2018

Testi inediti di Daniela Gentile





"al cor gentil ratto s'apprende" è il titolo dello spazio che Librobreve dedica alle poesie inedite. Qui si ospitano testi che probabilmente andranno a costruire nuovi libri di poesia. Si propone come rubrica di solo testo, priva di foto glamour degli autori. L'unica immagine rimarrà quella del ratto qui sopra, identificativa di ogni post, un portafortuna che dedico agli ospiti. La pubblicazione avviene su invito e pertanto non ha senso inviare i propri testi all'autore del blog se non vi è stato prima un dialogo e accordo tra Alberto e chi ha scritto le poesie. Non ho previsto commenti o preamboli ai testi. I lettori invece possono commentare. 


Due testi inediti di Daniela Gentile (Locorotondo, 1991).


Fabula


Ci pensi mai alla gravità dell’autunno che cade nelle foglie, all’edera che cresce sui muri o alle finestre, come tempo che ci chiede spazio?
Le stanze dov’è la nostra vita, in tutto somiglianti a chi siamo diventati, dicono cronache con poca storia: potranno mai contare nelle tasche, in fondo ai cassetti, le assenze in un cinema, quel concerto, una sera sul rapido per Firenze?
Irrinunciabili miti quotidiani sono gli scarti, gli accumuli immortali al trasloco. Qualcosa che si oppone al vento e a tutto questo secco rosso sotto i nostri passi;
qualcosa di tuo, nella vita che vedi.


Nome astratto


I cinque sensi ci ingannano sul significato della conoscenza: non trovano definizione i capitoli chiusi nei libri, i sorrisi distratti dentro una fotografia, il cesto di frutta che si fa presenza di noi in una casa.
Il pensiero non diventa storia, non riesce a diventare neppure biografia nelle occasioni che sprechiamo prevedendo altre sere in cui guardarci negli occhi.
E se a poco servono le parole di fronte alle concrete esistenze che incontriamo, abbiamo veramente ricevuto qualcosa di cui essere responsabili?
Avere riguardo per le piogge, lasciare che un passo possa ancora indovinarci nel buio: solo questo possiamo.


sabato 10 febbraio 2018

Abbiamo fatto una gran perdita (Oèdipus edizioni)

SPOT POST


Ester, almeno a te potrò consegnare una lettera a mano, senza preoccuparmi di buste e francobolli che ormai sono diventati un incubo rimandato di giorno in giorno. Ti avevo detto che mi ha preso la mano a scrivere alcune lettere, ma sono ancora tutte qui con me e se non mi decido rischiano di diventare un’eco che arriverà distorta da lontano, o una luce tardiva, un’illusione alla fine. Avessi saputo mi sarei portato qualche foglio in più da casa.



Sarà disponibile dal 14 febbraio il libro Abbiamo fatto una gran perdita (pp. 112, Oèdipus edizioni, euro 12,50). È un libro epistolare (fiction della privacy) cucito attorno a un viaggio a tappe in Italia. Il signore che scrive le lettere, perlopiù dalle camere di alberghi, si chiama Martino Dossi. Lui non pensa che sta scrivendo un libro, lui pensa invece di ritornare a casa (credo che in molti, alla fine, pensiamo sempre di tornare a casa). Il libro di Martino è a conti fatti un "libro di Ester", compagna di Martino, la quale riordinerà e pubblicherà le lettere non spedite a distanza di tempo.

In copertina c'è un collage del 2008 di Jimmy Rivoltella intitolato Il mago di Oz.

Si può chiedere a qualsiasi libreria di ordinarlo (rinvio al sito dell'editore anche per i contatti), cercare nei siti noti che vendono libri in rete. In alternativa, se questa réclame vi ha incuriosito, potete anche scrivermi, perché avrò qualche copia.

Cliccando sulla copertina qui accanto (per navigazione da desktop o tablet) o su questo link o su quest'altro che porta a un minisito dedicato, si potrà accedere a una pagina dove raccoglierò eventuali segnalazioni riguardanti il libro e la sua parabola terrena.


SPOT POST - STOP

giovedì 8 febbraio 2018

Quanto ci piacciono vintage anche le patrie lettere!

Libri brevi che mi piacerebbe scrivere o trovare #14


La celebre radio "Cubo" di Brionvega
Recentemente ho letto in una rivista l'espressione "economia della nostalgia" per riferirsi al fenomeno del vintage, ovvero a tutta una serie di prodotti, pratiche e passioni che richiamano design, abitudini o comportamenti d'acquisto del passato, tornati in auge in questi anni. Collegata al fenomeno del vintage vi è una fetta di prodotti che sta generando discreti profitti (posso osservare qualcosa di questa tendenza anche nel lavoro che faccio). L'icona di tutto ciò, anche se alla fine credo che non sia corretto intenderla come tale, potrebbe essere il vinile nell'ambito della musica, un oggetto tornato ad avere un'insperata nuova vita e un mercato significativo, se paragonato ad esempio a quello del concorrente compact disc (chiaro che poi esiste tutto un altro universo di fruizione musicale, ma lì non siamo più nel mercato o comunque si tratta di un universo funzionale a altri mercati, solo parzialmente legati a una data opera musicale). L'ambiente delle lettere credo non faccia eccezione e che ricada pienamente dentro questa tendenza vintage, con l'aggravante però che è più vintage nei modi che nei prodotti che sforna (quando sforna prodotti vintage poi non sempre fa il successo dei vinili): continuiamo a fare i libri con un determinato approccio e visione, ma soprattutto continuiamo a parlare, a infervorarci e a (non) dibattere come se ci fosse un contesto simile a quello di Calvino e Pasolini, probabilmente con sterili sintesi da Bignami di quelle polemiche ancora in testa. Il mondo però è accelerato in fretta da allora e se ci interessasse davvero la letteratura in tutte le sue declinazioni - poetiche filosofiche e narratologiche per dirne solo tre - dovremmo provare una sorta di nausea per questo sfasamento che si crea tra una realtà che ci chiede di raffinare alla svelta i nostri strumenti di analisi obsoleti e un contesto culturale e editoriale (pseudoproduttivo e in tanti comparti persino antieconomico) ancora legato a quelle logiche di cinquant'anni fa, a quelle ambizioni, a quelle strettoie di pensiero che si ritrovano catapultate e inservibili in un contesto profondamente mutato. In tale scenario, anche per un critico dovrebbe essere prioritaria la necessità di riconoscere l'innovazione rappresentata da un'opera dell'ingegno o da una metodologia inedita.

Questa fascinazione per quello che è stato il passato di qualche decennio fa, per le caratteristiche di certi dibattiti, per le linee di forza di un dato campo magnetico che si era creato allora, continua a esercitare un influsso balordo sui "giorni nostri", nel modo in cui ci relazioniamo tra persone appassionate di libri e letteratura, e condiziona talvolta persino il puzzle dei temi; detiene un potere persino su quella cosa intima che ci muove quotidianamente e che si chiama desiderio. Certo, nel frattempo un social parolaio come Facebook ha fatto la sua comparsa e si è appropriato dell'attenzione e del tempo che lì si trascorre, inserendosi in molteplici interstizi della vita quotidiana (a quello è in fondo interessato, quello ciò che gli vendiamo: tempo e abitudini). Sappiamo però che demograficamente sta diventando meno rilevante, soprattutto nelle fasce d'età più giovani: i mezzi quindi passano relativamente in fretta, così come tante discussioni, e il ragionamento attorno ai mezzi non dovrebbe portarci via troppo tempo o farci perdere di vista quello che serve. Già, ecco il punto: che cosa serve, posto che qualcosa col nome di letteratura rimane in orizzonte? Cosa potrebbe rendere il mondo delle patrie lettere interessante, dentro e fuori l'Italia, oltre gli steccati sempre più insormontabili del narcisismo? Credo serva riscoprire l'abc di una discussione, far sfiatare tutto il retropensiero accumulato (anche grazie al maldestro utilizzo dei nuovi mezzi), uscire da una logica binaria di piacere/non piacere, porci in uno scenario argomentativo e tematico che sappia sganciarsi dalle ventate dell'effimero. Serve più oblio anche, non solo più memoria. La capacità di immaginare una situazione differente (non dico nuova, ma differente) è spesso imbrigliata dentro la camicia di forza del vintage, del retrò, del carosello delle best practices di quel passato che ci appare ancora glorioso e forse migliore del nostro tempo. I pozzi e le fonti però erano e rimangono tutti (o quasi tutti) avvelenati. È inoltre inutile credere che nella connessione spinta comunichiamo tutti, all'estremo opposto è anche inutile pensare che solo gli isolati comunichino. In questo contesto solo una procedura che riparta daccapo e prosegua per argomentazioni e confutazioni può ristabilire un microclima dove poter anche respirare, dove sia possibile ricominciare a imparare adesso che siamo diventati tutti saputelli. Ma come ristabilire l'argomentazione quando argomento è diventato solamente "ciò di cui si parla" e non più una porzione di pensiero o testimonianza a sostegno di una tesi? (Se questi pensieri hanno un senso, mi piacerebbe trovare chi sappia svilupparli meglio, anche in un libretto, oppure smontarli del tutto.)

mercoledì 7 febbraio 2018

Poesie di Carmen Leñero nella traduzione di Stefano Strazzabosco


Accanto ai ratti di "al cor gentil ratto s'apprende" con le loro poesie inedite, compare un altro animale per nominare uno spazio dove si ospitano traduzioni di poesia: lo stregatto o Gatto del Cheshire di Lewis Carroll. Ratti e stregatti, insomma. Adotterò pregiudiziali e faziosi criteri per vagliare proposte di traduzioni, anche nei casi di lingue totalmente sconosciute come russo, coreano o giapponese (insomma, mi baserò su un traballante concetto di fiducia). Il gatto qui sopra è un particolare del dipinto "San Girolamo nello studio" di Antonello da Messina. Al di là delle molteplici simbologie e caratterizzazioni dei gatti, da Antonello a Carroll (Dante non è tornato utile stavolta perché un po' li snobba), qui proviamo a stregarvi con nuove traduzioni facendo le fusa. L'augurio è incoraggiare la traduzione poetica che un po' latita, anche nelle generazioni più giovani, e che qualche stregatto un giorno possa precipitare altrove, anche in un libro se capita.

Carmen Leñero
Fiume
Versioni di Stefano Strazzabosco



Non sorprende
che il fiume vada via,
sorprende che resti.

*

Scorre una carezza
permanente
sulla terra.

*

Il vento
è un fiume
che sogna.

*

Muto e testardo
fiume del Tao
che non sfocia mai.

*

Fiume pentito:
scorrendo
dal mare alla montagna.

*

Fedeli salmoni,
risalendo la memoria
fino all’origine.

*

Fa smorfie sotto l’acqua
il volto che han strappato
da una foto.

*

Sotto l’acqua del fiume
parla una voce
addormentata.

*

Stia zitta qui la rima:
quel tic della memoria,
la tata che mi culla.

*

Fiume elettrico:
tessuto irascibile
di neuroni.

*

Fiume che si precipita
da nord a sud
quando mi baci in bocca.

*

Un fiume sinuoso
avrà insinuato
la prima calligrafia.

*

Tracciarono la Storia
i grandi fiumi,
però poi l’annegarono.

*

Ci sono fiumi
che persistono
molto più in là del tempo.

*

Il primo trillo
del giorno
increspa la pelle dell’acqua.

*

Mentre finisce di spiegare
che tutto scorre,
Eraclito è cambiato.

*

Le dita lunghe dell’acqua
ne scolpiscono i ciottoli,
fanno dei gorghi anelli.

*

La verità segue il suo corso,
non ha bisogno
che la cerchino.

*

Tutto diventa falso
quando si sforza
d’essere vero.

*

Ahi, la morte fiume,
dove galleggia
alla deriva il desiderio.

*

Fiume di sangue:
tinta indelebile
nel paesaggio.

*

Placido fiume,
come un saggio che dormicchia
all’ombra.

*

Torbido fiume,
pieno di vita
contaminante.

*

Non c’è una sola
risposta giusta
e tuttavia bisogna darla.

*

Avido fiume:
non sa semplicemente
riempire un bicchiere.

*

Timida corrente
sempre sul punto di superare
il puro istante.

*

L’oboe
imita il fiume
e seduce il serpente.

*

Non siamo mai da soli,
fiumi di sangue
ci uniscono gli uni agli altri.

*

Una goccia d’aria
sospesa in fondo all’amo
contiene tutto il vuoto.

*

Una lacrima è la lente
in cui il mondo ingigantisce
e ci divora.

*

Le note sono insetti
appiccicati al pentagramma,
e uccelli portentosi sono i suoni.

*

Dolci carezze
sono le foglie
che cadono nel fiume.

*

Vivi cacciando
segni che non abboccano
all’amo.

*

Formulata una regola,
salta come un pesce
l’anomalia.

*

In riva a ogni fiume
incontenibili cantano
delle ragazze.

*

Se nel tuo centro avessi un fiume
potresti attraversarlo a tuo piacere
da una sponda all’altra.

*

Mi sbagliavo:
cercavo un nodo
nel filare del fiume.

*

Toccato dalla luce
ogni fiume
dà qualche risposta.

*

Il fiume lascia sempre
il suo rifugio
sotto i ponti.

*

Lo stagno
è un fiume
dissenziente.

*

Vieni a riposare nel mio grembo,
dice il fiume
mentendo.

*

Sulla guancia un rigagnolo
sfocia sempre
nell’anima.

*

Dimorare nel suono,
come Ofelia
nel suo giaciglio d’acqua.

*

Apri la palpebre
dei sassi
quando passi.

*

Ignori i confini
e fori
gli orizzonti.



Carmen Leñero - foto: Carlos Cisneros

 

No sorprende
que el río se vaya,
sorprende que permanezca.

*

Corre una caricia
permanente
sobre el suelo.

*

El viento
es un río
que sueña.

*

Mudo y testarudo
río del Tao
que nunca desemboca.

*

Río arrepentido:
corriendo
del mar a la montaña.

*

Fieles salmones,
remontando la memoria
hasta su origen.

*

Hace guiños bajo el agua
el rostro que arrancaron
de una foto.

*

Bajo las aguas del río
habla una voz
adormecida.

*

Debo acallar la rima:
ese tic de la memoria,
la nana que me arrulla.

*

Río eléctrico:
tejido irascible
de neuronas.

*

Río que se precipita
de norte a sur
cuando me besas en la boca.

*

Un río sinuoso
habrá insinuado
la primera caligrafía.

*

Trazaron la Historia
los grandes ríos,
pero luego la anegaron.

*

Hay ríos
que perseveran
mucho más allá del tiempo.

*

El primer trino
del día
sacude la piel del agua.

*

Mientras termina de explicar
que todo fluye,
Heráclito ha cambiado.

*

Los dedos largos del agua
esculpen las piedrecillas
y anillan los gorjeos.

*

La verdad sigue su curso,
no precisa
que la busquen.

*

Todo se vuelve falso
cuando se esfuerza
en ser verdadero.

*

Ay, la muerte río,
donde flota
a la deriva mi deseo.

*

Río de sangre:
tinta indeleble
en el paisaje.

*

Río quieto,
como un sabio que dormita
bajo la sombra.

*

Río turbio,
lleno de vida
contaminante.

*

No hay una sola
respuesta justa
y sin embargo hay que darla.

*

Ávido río:
no sabe simplemente
llenar un vaso.

*

Tímida corriente
siempre a punto de rebasar
el mero instante.

*

El oboe
imita al río
y seduce a la serpiente.

*

Nunca estamos solos,
ríos de sangre
nos unen unos con otros.

*

Una gota de aire
pendiente del anzuelo
encierra todo el vacío.

*

Una lágrima es la lente
donde el mundo se agiganta
y nos devora.

*

Las notas son insectos
pegados al pentagrama,
y aves portentosas los sonidos.

*

Suaves caricias
son las hojas
que caen al río.

*

Vives cazando
signos que no muerden
el anzuelo.

*

Al formular una regla,
salta como un pez
la anomalía.

*

En la ribera de todo río
cantan incontenibles
unas muchachas.

*

Si en tu centro hubiera un río
podrías cruzar cuando te plazca
al otro lado.

*

Desatinaba:
buscaba un nudo
entre las hebras del río.

*

Tocado por la luz
todo río
da alguna respuesta.

*

El río siempre abandona
su refugio
bajo los puentes.

*

El estanque
es un río
que ha disentido.

*

Ven a reposar en mi regazo,
dice el río
mintiendo.

*

Un riachuelo por la mejilla
desemboca siempre
en el alma.

*

Morar en el sonido,
como Ofelia
en su lecho de agua.

*

Abre los párpados
de las piedras
a tu paso.

*

Ignoras los confines
y horadas
horizontes.




Carmen Leñero (Città del Messico, 1959) è poeta, saggista, narratrice (anche per l’infanzia), traduttrice e cantante. Ha pubblicato libri di poesia (Birlibirloque, 1987; Gajes, 1988; Lunares, 1991; La fiera transparente, 1997; La danza del caracol, 1998; La grieta, 2003 y 2014; Río, 2008; Curving the line, 2011); prose narrative (Saltimbanqui luz de ayer, 1992; Lucas afuera, Lucas adentro, 1997; Carcajadas en Grandipécuaro, 1998; ¡Es una traviesa esa raya!, 2002; La niñez de Frida Kahlo, 2003; Remedios y su demonio, 2010; Monstruos mexicanos, 2012); romanzi (La pequeña tempestad, 2006; Emilio y el viaje sin tesoro, 2009); saggi (La luna en el pozo: ensayos sobre el arte teatral en torno al “Enrique IV” de Pirandello, 2000; El caracol sonoro: reflexiones sobre el lenguaje de la música en relación con la poesía, 2006; La escena invisible: teatralidad en textos filosóficos y literarios, 2010; Las transmigraciones de Fausto, 2014; Del faro al foro: la imaginación novelesca frente a la imaginación teatral, 2016); la traduzione di poesía La perspectiva del gato, di Lorna Crozier, 2009. Come cantante ha pubblicato 5 cd in cui interpreta poesie di vari autori. Presente in molte riviste e antologie, ha ricevuto premi come, tra gli altri, il Premio Nacional de Cuento infantil Juan de la Cabada 1996 e il Premio Nacional de Poesía Carlos Pellicer 1998. Dallo stesso anno lavora come ricercatrice presso l’UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México).