giovedì 27 febbraio 2014

La vita e l'opera di Diego Valeri nell'efficace ricostruzione di Matteo Giancotti

Ci sono forti lacune nella biografia di Diego Valeri (1887 - 1976). Lo stesso poeta e professore nato a Piove di Sacco schivò durante tutta la sua vita le occasioni per rendere più serrate le maglie di una cronologia che tuttora si fa fatica a stringere. A mettere in ordine appunti e studi approfonditi ci prova però Matteo Giancotti, che per la collana "Ottonovecento a Padova", nuova proposta dalla casa editrice il Poligrafo diretta da Mario Isnenghi, ha saputo ripercorrere seguendo il più semplice e il più insidioso dei criteri, quello cronologico, le tappe fondamentali della vita dell'uomo. Ogni fase sembra aver trovato spazio in questo studio intitolato semplicemente Diego Valeri (pp. 188, euro 18): l'infanzia e gli studi, l'episodio giustamente ritenuto fondamentale della morte del fratello maggiore, il pittore Ugo, probabilmente suicida nel 1911, la famiglia di provenienza e quella alla quale diede vita il poeta, il vasto peregrinare (impensabile per certi prof d'oggi, pur tra i più "mobili"!) del neoprofessore di liceo dopo la laurea, l'impegno intenso di pubblicista e giornalista uniti a quello politico, i viaggi e l'esilio dopo la caduta del Fascismo, le stagioni della scrittura e quelle dell'insegnamento universitario, le relazioni letterarie nazionali e internazionali, i libri scritti e quelli studiati, le traduzioni e la morte del poeta. La prosa di Giacotti abbraccia tutta una vita con l'attenzione e il rigore che la scelta del criterio cronologico, a torto ritenuto il più facile, sempre richiede.


Diego Valeri con Ezra Pound
Oggi che c'è la rete e che ci sembra facile, rapido e finanche scontato costruire una trama di relazioni umane e letterarie di un certo tipo, non pensiamo alla fatica fatta da Valeri (un primato il suo, davvero) nel costruire moltissimi ponti verso altre zone d'Italia e del mondo. Credo che una delle tante motivazioni della grande stima che Andrea Zanzotto, suo allievo degli anni difficili a Padova, ha continuamente testimoniato in vita e in morte del poeta sia dovuta al quasi ciclopico tentativo di sottrarre il Veneto e il Nordest d'Italia da una sorta di isolamento nel quale, periodicamente, sembra ripiombare. Le antenne di Zanzotto erano sensibilissime a questo problema. Va finalmente riconosciuto questo merito nient'affatto secondario di Valeri ed è questo, a mio avviso, anche uno dei meriti principali di questo lavoro paziente di Giancotti. Prova ne sia il modo in cui Giancotti esordisce, citando un Montale un po' sopra le righe, che prova a sminuire, quasi a "provincializzare", il poeta veneto in vista di una posizione di prestigio internazionale alla quale sono entrambi candidati e il modo in cui "il ligure" risarcisce Valeri, in un passaggio riportato nella parte finale di questo volume. E prova sia di questo grande merito del poeta padovano-veneziano, il fatto che ancor oggi uno scrittore come Gian Mario Villalta, che pure dirige pordenonelegge, cioè la manifestazione che è diventata negli anni il principale festival letterario della penisola, si sente di dover scrivere un libro, dal titolo evidentemente redazionale ma significativo, di Padroni a casa nostra. Perché a Nordest siamo tutti antipatici.

Naturalmente molti altri sono gli spunti per avvicinare questo libro che diventa quasi la prima biografia intellettuale del poeta. Giancotti è attento al contesto editoriale in cui il suo studio si situa, ovvero una collana tutta dedicata a una città, alla sua storia passata, a una città simbolo di tante cose. E di certo non va fuori tema perché trascinato dal calibro della figura di cui sta scrivendo. Già... Padova. Scrive Isnenghi nella presentazione, tra le altre cose, "Ottonovecento a Padova: questo il nostro ambito. Profili ambienti istituzioni: il ventaglio degli approcci, fra persone e luoghi identificati come quelli che definiscono e strutturano una storia. Una non piccola storia, una storia non minore: con una grande università, un grande santo, una grande piazza, un grande caffè... I ritratti stereotipati qualche volta tradiscono, lasciando fuori troppe cose; ma un po’, anche, ci pigliano, dando alveo e direzione allo sguardo." E così il volume di Giancotti, ritratto tutt'altro che stereotipato, diventa l'occasione per rileggere aspetti del Novecento padovano e della storia d'Italia recente. Si ritrovano pure certi nomi, come quello di Paola Drigo, l'autrice di Maria Zef. Il senso dei luoghi attraversati da Valeri è ricostruito minuziosamente. E allora arriva non soltanto la Padova che presta il titolo alla collana, ma anche Cremona, Roma, Parigi, il campo di Mürren, nello Jungfrau durante l'esilio assieme ad Amintore Fanfani, Dino e Nelo Risi e Giorgio Strehler (riporto in fondo una poesia dedicata a questo passaggio) e quindi Venezia, l'insostituibile Venezia, l'altra sua città.


 Officina Meccanica della Stanga
Per concludere vorrei elencare quelli che sono o saranno i luoghi, le persone e l'immaginario che ha già affrontato o che s'appresta ad affrontare la collana diretta da Isnenghi: il caffè Pedrocchi, la libreria Draghi Randi, i Vivai Sgaravatti, Alfredo Rocco, Tono Zancanaro, il Teatro Garibaldi, il Santo, Luigi Pellizzo vescovo a Padova, la Fiera, la Banca Antoniana, Palazzo Papafava, il Teatro Verdi, La Zedapa, i Colli, il Liceo Tito Livio, il Vescovo Bordignon, il Seminario, il Rettore Carlo Anti (inevitabilmente spesso citato anche nel lavoro di Giancotti), l’Antonianum, la Sala della Gran Guardia, la Breda, il Bacchiglione, le Officine Meccaniche della Stanga, Luigi Luzzati e Leone Wollemborg, il Museo Bottacin, Stefania Omboni, Filomena Cuman e Bona Viterbi. C'è da augurarsi che un'operazione editoriale del genere, lungi dal diventare motivo di schiacciare il presente sotto il peso di un passato controverso,talvolta glorioso talvolta ingombrante, diventi invece vero stimolo per ripercorrere anche l'attuale trasformazione della città, da altre angolature e da nuove altezze fotografiche. In fondo credo ce ne sia bisogno, e non solo a Padova. Nuove intelligenze e un grande coraggio sono necessari per vivere nella nostra epoca. Serve un rinnovamento radicale e quindi fors'anche ereticale dell'intelligenza. Al di là di questi conclusivi pensieri, urge, lì come altrove, e non solo nel nostro paese, un rinnovamento assiologico, il ritrovamento di architetture mirabili, su tutti i fronti del vivere e del pensare, come a ridare finalmente vita a quella progettualità che ci sembra per sempre sfuggita di mano, come a ridare forma ad un nuovo... Palazzo della Ragione.


CAMPO DI ESILIO
di Diego Valeri

Percossi sradicati alberi siamo,
ritti ma spenti, e questa avara terra
che ci porta non è la nostra terra.
Intorno a noi la roccia soffia vènti
nemici, fuma opache ombre di nubi,
aspri soli lampeggia da orizzonti
di verdi ghiacci. Le nostre segrete
radici, al caldo al gelo, nude tremano.
E intanto il tempo volge per il cielo
i mattini le sere: alte deserte
stagioni; e i lumi del ricordo, e i fuochi
della speranza, e i pazzi arcobaleni.
Come morti aspettiamo che la morte
passi; e l’un l’altro ci guardiamo, strani,
con occhi d’avvizzite foglie. E un tratto
trasaliamo stupiti, se alla cima
di un secco ramo un germoglio si schiuda,
e la corteccia senta urgere al labbro
delle vecchie ferite un sangue vivo;
tra le nubi scorrendo un dolce vento
di primavere nostre.

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