mercoledì 7 febbraio 2018

Poesie di Carmen Leñero nella traduzione di Stefano Strazzabosco


Accanto ai ratti di "al cor gentil ratto s'apprende" con le loro poesie inedite, compare un altro animale per nominare uno spazio dove si ospitano traduzioni di poesia: lo stregatto o Gatto del Cheshire di Lewis Carroll. Ratti e stregatti, insomma. Adotterò pregiudiziali e faziosi criteri per vagliare proposte di traduzioni, anche nei casi di lingue totalmente sconosciute come russo, coreano o giapponese (insomma, mi baserò su un traballante concetto di fiducia). Il gatto qui sopra è un particolare del dipinto "San Girolamo nello studio" di Antonello da Messina. Al di là delle molteplici simbologie e caratterizzazioni dei gatti, da Antonello a Carroll (Dante non è tornato utile stavolta perché un po' li snobba), qui proviamo a stregarvi con nuove traduzioni facendo le fusa. L'augurio è incoraggiare la traduzione poetica che un po' latita, anche nelle generazioni più giovani, e che qualche stregatto un giorno possa precipitare altrove, anche in un libro se capita.

Carmen Leñero
Fiume
Versioni di Stefano Strazzabosco



Non sorprende
che il fiume vada via,
sorprende che resti.

*

Scorre una carezza
permanente
sulla terra.

*

Il vento
è un fiume
che sogna.

*

Muto e testardo
fiume del Tao
che non sfocia mai.

*

Fiume pentito:
scorrendo
dal mare alla montagna.

*

Fedeli salmoni,
risalendo la memoria
fino all’origine.

*

Fa smorfie sotto l’acqua
il volto che han strappato
da una foto.

*

Sotto l’acqua del fiume
parla una voce
addormentata.

*

Stia zitta qui la rima:
quel tic della memoria,
la tata che mi culla.

*

Fiume elettrico:
tessuto irascibile
di neuroni.

*

Fiume che si precipita
da nord a sud
quando mi baci in bocca.

*

Un fiume sinuoso
avrà insinuato
la prima calligrafia.

*

Tracciarono la Storia
i grandi fiumi,
però poi l’annegarono.

*

Ci sono fiumi
che persistono
molto più in là del tempo.

*

Il primo trillo
del giorno
increspa la pelle dell’acqua.

*

Mentre finisce di spiegare
che tutto scorre,
Eraclito è cambiato.

*

Le dita lunghe dell’acqua
ne scolpiscono i ciottoli,
fanno dei gorghi anelli.

*

La verità segue il suo corso,
non ha bisogno
che la cerchino.

*

Tutto diventa falso
quando si sforza
d’essere vero.

*

Ahi, la morte fiume,
dove galleggia
alla deriva il desiderio.

*

Fiume di sangue:
tinta indelebile
nel paesaggio.

*

Placido fiume,
come un saggio che dormicchia
all’ombra.

*

Torbido fiume,
pieno di vita
contaminante.

*

Non c’è una sola
risposta giusta
e tuttavia bisogna darla.

*

Avido fiume:
non sa semplicemente
riempire un bicchiere.

*

Timida corrente
sempre sul punto di superare
il puro istante.

*

L’oboe
imita il fiume
e seduce il serpente.

*

Non siamo mai da soli,
fiumi di sangue
ci uniscono gli uni agli altri.

*

Una goccia d’aria
sospesa in fondo all’amo
contiene tutto il vuoto.

*

Una lacrima è la lente
in cui il mondo ingigantisce
e ci divora.

*

Le note sono insetti
appiccicati al pentagramma,
e uccelli portentosi sono i suoni.

*

Dolci carezze
sono le foglie
che cadono nel fiume.

*

Vivi cacciando
segni che non abboccano
all’amo.

*

Formulata una regola,
salta come un pesce
l’anomalia.

*

In riva a ogni fiume
incontenibili cantano
delle ragazze.

*

Se nel tuo centro avessi un fiume
potresti attraversarlo a tuo piacere
da una sponda all’altra.

*

Mi sbagliavo:
cercavo un nodo
nel filare del fiume.

*

Toccato dalla luce
ogni fiume
dà qualche risposta.

*

Il fiume lascia sempre
il suo rifugio
sotto i ponti.

*

Lo stagno
è un fiume
dissenziente.

*

Vieni a riposare nel mio grembo,
dice il fiume
mentendo.

*

Sulla guancia un rigagnolo
sfocia sempre
nell’anima.

*

Dimorare nel suono,
come Ofelia
nel suo giaciglio d’acqua.

*

Apri la palpebre
dei sassi
quando passi.

*

Ignori i confini
e fori
gli orizzonti.



Carmen Leñero - foto: Carlos Cisneros

 

No sorprende
que el río se vaya,
sorprende que permanezca.

*

Corre una caricia
permanente
sobre el suelo.

*

El viento
es un río
que sueña.

*

Mudo y testarudo
río del Tao
que nunca desemboca.

*

Río arrepentido:
corriendo
del mar a la montaña.

*

Fieles salmones,
remontando la memoria
hasta su origen.

*

Hace guiños bajo el agua
el rostro que arrancaron
de una foto.

*

Bajo las aguas del río
habla una voz
adormecida.

*

Debo acallar la rima:
ese tic de la memoria,
la nana que me arrulla.

*

Río eléctrico:
tejido irascible
de neuronas.

*

Río que se precipita
de norte a sur
cuando me besas en la boca.

*

Un río sinuoso
habrá insinuado
la primera caligrafía.

*

Trazaron la Historia
los grandes ríos,
pero luego la anegaron.

*

Hay ríos
que perseveran
mucho más allá del tiempo.

*

El primer trino
del día
sacude la piel del agua.

*

Mientras termina de explicar
que todo fluye,
Heráclito ha cambiado.

*

Los dedos largos del agua
esculpen las piedrecillas
y anillan los gorjeos.

*

La verdad sigue su curso,
no precisa
que la busquen.

*

Todo se vuelve falso
cuando se esfuerza
en ser verdadero.

*

Ay, la muerte río,
donde flota
a la deriva mi deseo.

*

Río de sangre:
tinta indeleble
en el paisaje.

*

Río quieto,
como un sabio que dormita
bajo la sombra.

*

Río turbio,
lleno de vida
contaminante.

*

No hay una sola
respuesta justa
y sin embargo hay que darla.

*

Ávido río:
no sabe simplemente
llenar un vaso.

*

Tímida corriente
siempre a punto de rebasar
el mero instante.

*

El oboe
imita al río
y seduce a la serpiente.

*

Nunca estamos solos,
ríos de sangre
nos unen unos con otros.

*

Una gota de aire
pendiente del anzuelo
encierra todo el vacío.

*

Una lágrima es la lente
donde el mundo se agiganta
y nos devora.

*

Las notas son insectos
pegados al pentagrama,
y aves portentosas los sonidos.

*

Suaves caricias
son las hojas
que caen al río.

*

Vives cazando
signos que no muerden
el anzuelo.

*

Al formular una regla,
salta como un pez
la anomalía.

*

En la ribera de todo río
cantan incontenibles
unas muchachas.

*

Si en tu centro hubiera un río
podrías cruzar cuando te plazca
al otro lado.

*

Desatinaba:
buscaba un nudo
entre las hebras del río.

*

Tocado por la luz
todo río
da alguna respuesta.

*

El río siempre abandona
su refugio
bajo los puentes.

*

El estanque
es un río
que ha disentido.

*

Ven a reposar en mi regazo,
dice el río
mintiendo.

*

Un riachuelo por la mejilla
desemboca siempre
en el alma.

*

Morar en el sonido,
como Ofelia
en su lecho de agua.

*

Abre los párpados
de las piedras
a tu paso.

*

Ignoras los confines
y horadas
horizontes.




Carmen Leñero (Città del Messico, 1959) è poeta, saggista, narratrice (anche per l’infanzia), traduttrice e cantante. Ha pubblicato libri di poesia (Birlibirloque, 1987; Gajes, 1988; Lunares, 1991; La fiera transparente, 1997; La danza del caracol, 1998; La grieta, 2003 y 2014; Río, 2008; Curving the line, 2011); prose narrative (Saltimbanqui luz de ayer, 1992; Lucas afuera, Lucas adentro, 1997; Carcajadas en Grandipécuaro, 1998; ¡Es una traviesa esa raya!, 2002; La niñez de Frida Kahlo, 2003; Remedios y su demonio, 2010; Monstruos mexicanos, 2012); romanzi (La pequeña tempestad, 2006; Emilio y el viaje sin tesoro, 2009); saggi (La luna en el pozo: ensayos sobre el arte teatral en torno al “Enrique IV” de Pirandello, 2000; El caracol sonoro: reflexiones sobre el lenguaje de la música en relación con la poesía, 2006; La escena invisible: teatralidad en textos filosóficos y literarios, 2010; Las transmigraciones de Fausto, 2014; Del faro al foro: la imaginación novelesca frente a la imaginación teatral, 2016); la traduzione di poesía La perspectiva del gato, di Lorna Crozier, 2009. Come cantante ha pubblicato 5 cd in cui interpreta poesie di vari autori. Presente in molte riviste e antologie, ha ricevuto premi come, tra gli altri, il Premio Nacional de Cuento infantil Juan de la Cabada 1996 e il Premio Nacional de Poesía Carlos Pellicer 1998. Dallo stesso anno lavora come ricercatrice presso l’UNAM (Universidad Nacional Autónoma de México).


lunedì 5 febbraio 2018

"Ellissi" di Francesca Scotti

Questa recensione di Eloisa Morra al libro Ellissi di Francesca Scotti è già apparsa ne "L'indice dei libri del mese".


«Non crescere, è una trappola», così Peter Pan ammoniva Wendy; questo sembra essere il mantra di Erica e Vanessa, le due adolescenti protagoniste di Ellissi (Bompiani, 2017), ultima prova narrativa della scrittrice milanese Francesca Scotti. Amiche per la pelle, queste ragazze fisicamente diversissime un giunco dai capelli rossicci e lentiggini Erica, più piccola e bruna Vanessa sono unite dalla paura di crescere che le porta a stringere un patto: diventare libellule, rendere i loro corpi esili e flessuosi come quellanimale che «impiega quindici trasformazioni a diventare quel che è». La loro alleanza contro la crescita sembra inossidabile, almeno allinizio del romanzo: quando le vediamo fare i bagagli per Villa Flora, una clinica per disturbi alimentari, determinate a resistere alle cure e ad esercitare il controllo assoluto sui loro esili corpi dal cuore a goccia.

Già accennato in alcuni racconti della raccolta desordio Qualcosa di simile (Pequod 2011) e nel bel romanzo Il cuore inesperto (Elliott 2015), in Ellissi il tema del rapporto col cibo si fa in primo piano, oggettivando efficacemente levolversi dellamicizia tra le protagoniste (il magnum sciolto nellacqua calda, un dado di pan di Spagna apparso in sogno a Vanessa: Scotti è naturalmente portata a creare immagini che non si lasciano dimenticare per come sa dar loro corpo e concretezza). Amicizia che, come spesso capita nelladolescenza, non è immune da una certa dose di velenosità: Vanessa ed Erica si stringono in una simbiosi che anziché donar loro spazio vitale le porta a consumarsi e distruggersi, fisicamente e psichicamente, in una chiusura al mondo esterno che è anche un ostacolo al formarsi delle loro individualità. Come due fuochi di una ellisse, avranno bisogno di sovrapporsi per poi separarsi di nuovo, tornando ad essere ciascuna «uno».

Lincontro con il dottor Talevi e gli altri degenti della clinica in particolare Diego, il ragazzo dalle gambe a fenicottero che in modo diverso affascinerà entrambe, e si innamorerà di Erica muterà per sempre il loro rapporto, portandole finalmente a misurarsi con lesterno, con il peso della realtà: perché «tra due ali c’è un corpo», e non esiste leggerezza senza peso. Dallatmosfera equorea e cupa di Villa Flora, tratteggiata da Scotti con notevole sapienza narrativa, si passa ad un finale aperto ad altre consistenze e colori: la polpa della mela assaporata da Erica, tornata a casa dopo la guarigione, il rosso del ciclo che torna ad abitare un corpo sano. Colpisce come nonostante si trovi sovente a descrivere rapporti delicati la relazione morbosa tra Vanessa ed Erica rispecchia per certi aspetti quella che in Il cuore inesperto legava la diciottenne Anita al suo maestro di musica , e proprio per questo potenzialmente disturbanti, la scrittura di Scotti non perda mai delicatezza ed equilibrio né indugi in sentimentalismi (così in un altro bel libro il cui centro è il corpo, La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi). Scrittrice percettiva, Scotti lascia che a parlare sia lesattezza dei confini della sua realtà: più dei dialoghi contano i gesti, la musica (altro suo grande tema, torna in alcuni snodi centrali del romanzo), i dettagli che emergono con nitidezza dallacquario ovattato in cui vagano i degenti. Ed è nello stile teso e musicale, in grado di aprirsi con disinvoltura alla levità come a squarci perturbanti, che risiede forse la maggior riuscita dun romanzo sospeso tra Ogawa Yoko e il primo Parise.


Eloisa Morra

sabato 3 febbraio 2018

Paul Celan e Nelly Sachs: la corrispondenza pressoché completa torna disponibile per Giuntina

Nel 1996 la corrispondenza tra Nelly Sachs (Berlino, 1891 – Stoccolma, 12 maggio 1970) e Paul Celan (Cernauți, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970) era già uscita in un giallo volume de Il Melangolo a cura di Barbara Wiedemann e Anna Ruchat. Ora il carteggio pressoché integrale tra i due poeti di età diverse e accomunati da una vicina morte (per questo sopra ho lasciato le date tra parentesi), ritorna disponibile in edizione aggiornata e in quella specifica curatela nel volume di Giuntina (pp. 200, euro 16). Barbara Widemann è la curatrice del libro in tedesco del 1993 edito da Suhrkamp da cui origina questa traduzione. Le lettere, spesso brevi se non brevissime (ci sono anche alcune cartoline) prendono avvio nella primavera del 1954, allorquando Celan chiede a Sachs alcune poesie per la rivista "Botteghe oscure" che Ingeborg Bachmann allestisce a Roma, e arrivano a coprire quasi tutto il resto della loro esistenza, fermandosi all'altezza del tardo 1969. Le lettere viaggiano sui percorsi di un tono fraterno e disperato, nei quali la parola (e curiosamente anche quella legata alla traduzione) abita i tempi e i corpi come l'aria che ci sta attorno o inspiriamo.


Gisèle Celan-Lestrange
"Nos Frères - Unsere Brüder" (1968)
(da un invito a un'esposizione a Göteborg
spedito a Nelly Sachs)
La corrispondenza è pure un buon ripasso di alcune vicende editoriali che riguardano i poeti, di alcune pubblicazioni di Sachs che culminano con il Nobel per la letteratura del 1966 condiviso con Shmuel Yosef Agnon e del larghissimo sguardo traduttorio di Celan (Dickinson, du Bouchet, Esenin, Mandel'štam,  Shakespeare, Supervielle, Ungaretti, Valéry). Proprio le vicende celaniane della traduzione hanno una luce propria in questo carteggio, ad esempio al principio del decennio dei Sessanta, quando Sachs è lungamente ricoverata in clinica per i primi gravi disturbi psichici e Celan si appresta a chiudere una traduzione da Esenin. Il libro è impreziosito con il rimando all'opera grafica straordinaria di Gisèle Celan-Lestrange (continuamente menzionata da Nelly Sachs, assieme al figlio Eric Celan), la riproduzione di alcuni manoscritti, una cronologia sinottica (e davvero emblematica) che mostra cosa accadeva nella distanza e i rari incontri in Svizzera, a Parigi o a Stoccolma, e infine due utili indici, uno commentato delle loro opere e uno dei nomi citati nella corrispondenza. Naturalmente, in più di un frangente, fanno capolino le accuse di plagio mosse da Claire Goll, moglie di Yvan Goll, una faccenda che segnò profondamente Celan e anche Sachs e che probabilmente dice molto di cosa la poesia non è più.

In una lettera datata 8.12.1967 scrive Paul Celan:


Mia cara Nelly,
è stato così bello tenere tra le mani la tua lettera, e che tu stessa mi abbia ricordato la luce comparsa a Zurigo sull'acqua e poi a Parigi. Una volta, in una poesia, mi venne anche un nome per quel fenomeno, grazie alla lingua ebraica.
Dunque i più affettuosi auguri per il tuo compleanno!
Tuo Paul
Per favore, prendi nota dell'indirizzo sulla busta

In una lettera di Nelly Sachs da Stoccolma datata 10.2.1969 si legge (il corsivo è mio):

O caro Paul,
che gioia ricevere tue notizie. Ora per me è difficile soddisfare il tuo desiderio, ma lo vorrei tanto, visto che è per te. Dopo la Suchende non ho più pubblicato nulla. Nel frattempo c'è stata quell'epoca spaventosa, in cui ancora una volta ho avuto bisogno di protezione. Allora ho scritto alcune cose per evitare di andare a fondo, ma sono testi incomprensibili per gli altri, perché vi si aggira come una fantasma la telegrafia persecutoria. Così sono tornata a casa e ho scritto quanto ti allego. Altrimenti non saprei. Ma tu capisci, viviamo entrambi nella patria invisibile. Le tue poesie sono sempre accanto a me. Prima del sonno, la sera, leggo, questo è nostro modo di pregare.
Tua Nelly
Gli scambi contengono anche molti testi poetici. Nelle loro lettere si legge spesso di fogli di poesie allegate (che non sono riportate nel volume), mentre i testi poetici trovano spazio nel libro quando sono parte integrante della lettera spedita. "Il meridiano", il fondamentale discorso sulla poesia che Celan pronuncia a Brema nel 1960 in occasione della consegna del Georg-Büchner-Preis (in italiano si trovava in un volume Einaudi, ora non più disponibile), pare tragga il proprio titolo proprio da questo scambio e da una precisa espressione usata da Nelly Sachs in una lettera del 1959 ("Tra Parigi e Stoccolma passa il meridiano del dolore e della consolazione"). Questo carteggio, anche nei già citati appunti sulla traduzione e nell'orizzonte comune della sensibilità ebraica, è un'incursione priva di soggezione nella disponibilità della parola, una disponibilità che si ritrova lucente e libera nelle opere poetiche di Sachs e Celan. 

giovedì 1 febbraio 2018

Poesie inedite di Gabriele Xella




"al cor gentil ratto s'apprende" è il titolo dello spazio che Librobreve dedica alle poesie inedite. Qui si ospitano testi che probabilmente andranno a costruire nuovi libri di poesia. Si propone come rubrica di solo testo, priva di foto glamour degli autori. L'unica immagine rimarrà quella del ratto qui sopra, identificativa di ogni post, un portafortuna che dedico agli ospiti. La pubblicazione avviene su invito e pertanto non ha senso inviare i propri testi all'autore del blog se non vi è stato prima un dialogo e accordo tra Alberto e chi ha scritto le poesie. Non ho previsto commenti o preamboli ai testi. I lettori invece possono commentare. 

Poesie da silloge inedita 
Regina immagine/Principe libertà di Gabriele Xella (Imola, 1974).
 




Un trio per archi melodicamente su una distesa di limoneti.
Attraversano i grandi margini bianchi della poesia.
Ogni cosa è oggetto e attraverso la sensazione che esso disvela, diviene sentimento.
Per quanto tempo ancora si dovrà piangere, urlare, agitarsi prima che le immagini dei petali dell’amore diventino libertà?


                                                                     Enfant



La camera degli incantesimi posa lieve sulle campane di vetro
Un bambino guarda allungandosi su una vetrina di Rue Charlot
Discioglie l'arcano come una disciplina.
Considera il dono di avere sofferenza luminosa e guidami verso i ventagli
Mondo in un bacio tra il vento e le ciglia della fiammiferaia
Jeanne e Amedeo intrecciati come apparizione bellissima
Toccando il corpo delle muse
Nella ramatura dei pesci diventano visibili
Si rivelano


                              
                                            Diventando visibile



Principe dell’aria ti vedo venir a me incontro
Le figlie dei tuoi occhi stanchi
Tu che rendi l’aderenza della fede
Tu che mi doni la carezza nel sacro deserto
Il prezioso rosario del perdono aggrappato alla fibrilla del desiderio
Abbracciali come pendenti sotto le tue braccia di noce trasparente
Se io vivo è per toccare questo fiore che deponi che batte nel canto dei vetrai.