mercoledì 22 novembre 2017

"Primo e parziale resoconto di una storia d’amore" di Valentino Ronchi. Una nota di Luca Pasello

Anche quest'anno si pubblicano in sequenza le note di lettura relative a sillogi e libri finalisti del Premio letterario "Anna Osti" di Costa di Rovigo. Ringrazio la giuria del premio per la collaborazione. Il libro di Valentino Ronchi Primo e parziale resoconto di una storia d'amore è tra i due segnalati con menzione d'onore.


Valentino Ronchi, Primo e parziale resoconto di una storia d'amore (Nottetempo, 2017).

Un esergo indirizza il lettore – chiave fornita subito, in questo libro così aperto sin dal titolo: il “Primo e parziale resoconto di una storia d’amore” misura lo scarto lacerante “tra l’avidità di conoscere e la disperanza d’aver conosciuto” (R. Char).
Tu procedi e cògli altri segnali, affioramenti tranquilli di senso: Fénelon (...) invita a non ragionare troppo sulle proprie preghiere (sono preghiera un passo orientato e la sua cadenza, e tanto basti).
Contrappunti diaforici, saggi simili s’incontrano disseminati qua e là e intonati a sermo (appigli di senso quasi pleonastici, ma sono canto al pari di luoghi eventi persone); poi, in chiusura: È la fretta di morire (...) che noi faremo di tutto, insieme, per scansare.
La ricapitolazione di questa lettura progressivamente immersiva è facile al lettore (oramai implicito, stinge complice nel soggetto poetante): il tempo è perdita, luoghi e figure la catalizzano, la loro preservazione è affidata alla parola (si fa questo, si sa, per i giorni a venire) e il lettore comprende, da subito e in ogni successiva stazione dell’amore/conoscenza, questo libro di grande unità dove un io dislocato e rifratto (dilaniato non più ché, appunto, l’unità sua propria è nel racconto) canta il proprio romanzo, canzoniere posticcio e un po’ mesto, parziale quanto vuoi ma espressivo di una grazia persuasa.
Gli dà voce un verso piano e discorsivo che riconoscibilmente si abbevera a precise tradizioni, perché già lo si osservava, in questa sede: il milieu conta e Lione o Roma od ogni altro altrove, in Ronchi, hanno nome Lombardia.

Luca Pasello


Il 1933 è cominciato, non ci sono presagi
almeno in apparenza. Che l’apparenza poi
è tutto ciò che abbiamo, questa periferia
delle cose è in realtà il centro. Quest’anno
me lo sento, bacerò Hélène, penso
guardando fuori dall’Averly tram, il n. 5.
La mia città è un austero bigliettaio
– come questo che scruta pronto alla multa –
il Rodano si allarga si prende la Saône e rallenta
sembra quasi un lago, un lago con i ponti:
io mi abituo sempre più al mio paesaggio
– a queste mie quinte dall’aria immutabile
e ferma che invece come tutto muteranno –
lo traverso, lo scruto, in lungo e in largo.
                                        Questo è quanto, per ora.

lunedì 20 novembre 2017

"Glitchine" di Luca Rizzatello, capitolo 2. Non sei né giovane né vecchio


Glitchine è la copertina vincitrice del contest VIVERE SENZA POESIA - FASE 2: UN LIBRO SI AGGIUDICA DALLA COPERTINA, organizzato da Luca Rizzatello nel luglio scorso:

Dopo 103 copertine, è tempo di scrivere almeno un libro. Ma quale? Ho pensato di aprire le votazioni, e di scrivere il libro che riceverà più voti. Direi di fare così: se vuoi, scrivi nei commenti qui sotto il titolo della copertina che preferisci, e tra una settimana (quindi mercoledì 26 luglio 2017) si vedranno i risultati. In caso di risultati a pari merito, si andrà al ballottaggio. Il libro verrà pubblicato a puntate su Librobreve. 


In terza elementare l’anno scolastico venne inaugurato con uno spettacolo di magia nell’atrio dell’istituto. Dopo mezz’ora di giochi di prestigio destinati all’oblio, per un colpo della sorte il mago pronunciò la sua formula magica proprio mentre la plafoniera neon appesa a sei metri d’altezza andava a impattare contro la testa del mio compagno di classe Alex. Tornato a casa, raccontai l’aneddoto, e furono scoppi di risa; così quello fu il giorno in cui appresi l’ironia, e che per strappare un applauso non sarebbe più servito ingobbirsi con gli occhiali sul naso a guisa di andreotti, evolvendomi dallo stadio bagaglino a quello di apprendista stand-up comedian. Poi a Natale ricevetti il kit de Il Piccolo Mago, e grande fu la mia delusione nello scoprire che nessun trucco prevedeva l’uso di colombe o di conigli, ma che in compenso nel manuale veniva molto sponsorizzata l’illusione ottica grazie alla quale muovendo la bacchetta magica in un certo modo, essa sembrava perdere la propria rigidità. 
Restando in argomento, stamattina alla radio ho sentito lo spot di un sito di scommesse, il cui claim, a spanne, diceva così: ti è mai capitato di desiderare qualcosa e che poi accadesse? 
Ma la cosa che mi è rimasta da quel giorno – oltre al passepartout dell’ironia, che detesto con tutto il mio cuore, e sul quale tornerò a tempo debito – è l’ossessione per l’escapologo Harry Houdini. Cose da sapere per fare un figurone al primo appuntamento: nato come Ehrich Weisz, a quattro anni emigrato in America come Erik Weiss, figlio di un rabbino, sposato con la sua prima e unica assistente (qui enfatizzare, smettendo per un attimo di giocare con il tovagliolo), il numero più celebre è la tortura cinese dell’acqua, smascheratore di sedute spiritiche e massone (qui evitare di dirle entrambe), morto di peritonite. Adrien Brody, l’attore che lo ha interpretato nella miniserie Houdini, è nato il mio stesso giorno, ma dieci anni prima di me; invece Miriam Leone, attrice e Miss Italia, è nata dodici anni dopo Adrien Brody. 
Se è vero che esiste almeno un modo per scappare da una cassaforte in fiamme, da una teca coi piranha, da un barile in fondo all’Hudson, questo non vale per il Santo Rosario di maggio. Ogni anno, il giorno della festa dei lavoratori, alle ore 7:30, ci veniva consegnata una tessera ciclostilata, intonsa, recante le nostre generalità. La suora preposta all’accoglienza avrebbe quindi spiegato alle matricole di prima elementare che se avessero preso parte alla recita del Santo Rosario tutti i giorni del mese, ovvero se avessero riempito di timbri la tessera, la gita a Gardaland di settembre sarebbe stata gratis. Quello che però non veniva mai reso esplicito era che da copione la partenza dal parco divertimento sarebbe stata anticipata di qualche ora, per poter visitare la Rassegna del Presepio nell’Arte e nella Tradizione all’Arena di Verona. 
Il 16 ottobre 2002, oltre ai festeggiamenti per i cento anni dal primo utilizzo della comparazione delle impronte digitali da parte dell’investigatore francese Alphonse Bertillon, Giovanni Paolo II pubblicò la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae; oltre a rilanciare la formula di preghiera del Rosario, introdusse, accanto ai tradizionali misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi, quelli Luminosi: 1. il Battesimo al Giordano, 2. l’auto-rivelazione alle nozze di Cana, 3. l’annuncio del Regno di Dio con l’invito alla conversione, 4. la Trasfigurazione e, infine, 5. l’istituzione dell’Eucaristia.



(Qui tutti i capitoli di Glitchine.)

domenica 19 novembre 2017

Curzio Malaparte e la comprensione tragica della storia: un'analisi di "Kaputt" e "La pelle" di Franco Baldasso

 

Come noto lo scorso luglio si è ricordato il sessantennale della morte di Curzio Malaparte. Tornano a circolare le sue opere, altre rimangono ancora lontane dai circuiti dei libri in commercio. Di seguito trovate un rinvio a un contributo di Franco Baldasso che analizza i romanzi Kaputt (1944) e La pelle (1949), opere tra le più note e importanti di Curzio Malaparte e entrambe rilevanti nello studio del processo di transizione dal Fascismo alla democrazia, ambito di interesse primario di Baldasso negli ultimi anni. In questo studio appare lampante il rifiuto di Malaparte di avallare visioni di sacrificio collettivo e riscatto nazionale, vale a dire quanto era più in voga dopo la fine della Seconda guerra mondiale, dal mito resistenziale del “Nuovo Risorgimento” alle interpretazioni storiciste del Fascismo quale malattia inserita in un corpo nazionale altrimenti sano. Sulla scia della teoria biopolitica, lo scritto si sofferma sulla valutazione critica che lo scrittore toscano mise in opera circa il tragico contrasto tra la tecnologia moderna e la fragilità dell'uomo sentito come "creatura". Nonostante non sciolga mai il nodo cruciale del suo stretto rapporto con il Fascismo, Malaparte ci mostra tale irrisolvibile conflitto dal punto di vista dei tanti capri espiatori della sua narrativa, quasi nuove figure che rimandano alla passione di Cristo. Dispiegate da una prospettiva radicalmente secolare, le immagini della violenza e della tragedia del Novecento e dei totalitarismi si oppongono a qualsiasi idea di progresso storico o a qualsiasi soluzione dialettica superiore.  

Qui si legge l'intero articolo.

sabato 18 novembre 2017

"Dora Pal, la terra" di Ida Travi. Una nota di Alessandra Conte

Anche quest'anno si pubblicano in sequenza le note di lettura relative a sillogi e libri finalisti del Premio letterario "Anna Osti" di Costa di Rovigo. Ringrazio la giuria del premio per la collaborazione. Il libro di Ida Travi Dora Pal, la terra si è classificato secondo nella sezione della poesia edita.



Ida Travi, Dora Pal, la terra (Moretti&Vitali – Bergamo, 2017)

Nell'atmosfera rarefatta del libro della terra, diverse sono le chiavi per accedere a ciò che può essere chiamato 'surreale' nella poesia di Ida Travi, alcune evidentemente esplicite («alla fine è la parola che conta», p. 113, sezione l'albero della decadenza; «Se ascolti il soffio sentirai la voce / era così all'inizio», p. 102, sezione la roccia; Cerca le parole e troverai le immagini, titolo dell'introduzione esplicativa, della scrittrice stessa, al mondo dei Tolki). I testi sono un continuum di fotogrammi collegati tra loro tramite segni, simboli e personaggi, anche inanimati, che si avvicendano e prendono la parola, o ascoltano. Il filtro della pellicola che va in scena rende le immagini in scala di grigi, ma con costante luminosità lattiginosa, a tratti con bagliori, che trova alcune discontinuità nelle evidenze che appaiono più buie (la buca, il pozzo, il fondo nero) o colorate (il mandarino, gli oggetti rossi e la stessa corda legata alla cintura di Dora). Questo è il luogo plasmato dalle parole, che al conto delle occorrenze prevalgono nelle aree relative alla luminosità e ai colori chiari. Categorizzandole, contribuiscono inoltre a determinare una serie di opposti (alto/basso; dentro/fuori; chiaro/scuro) che aiutano a svolgere la storia e il senso dei Tolki, gruppo di esseri generici di uomini, donne o bambini (38), oltre che ad individuare la maggior scelta di verbi relativi alle aree del movimento, ma in particolare del dire (40), cantare (20) e chiamare (17). Svolgendo quindi il filo del lessico, su suggerimento dell'autrice, si può sentire e verificare come il disegno autoriale di indagine sulla parola sia coerente, costante e preciso, riferito anche ai libri-studio che precedono Dora Pal. 

Alessandra Conte


(il cavallo sfonda)
Il cavallo sfonda il muro con la testa
buongiorno cavallo bianco, buongiorno cavallo nero
Noi cantiamo l’alleluia, nell’angolo dei re
Il secchio, il badile, il bambino che gioca per terra
la palla lanciata per tutta la terra, la mano gigante

che regge la terra, ma dove? ma dove?


(Su Dora Pal, la terra di Ida Travi ricordo questo precedente post.)

venerdì 17 novembre 2017

Due appuntamenti di poesia a Treviso: una lettura per Pierluigi Cappello e una serata della rassegna Traversi

Segnalo due appuntamenti di poesia a Treviso, in due giovedì consecutivi di novembre. 

Giovedì 23 novembre alle ore 18:00 alla Libreria universitaria San Leonardo si terrà una lettura di poesie di Pierluigi Cappello, morto lo scorso 1 ottobre. Qui sotto la locandina dell'appuntamento intitolato "Tanto di Cappello".



=oOo=



Il giovedì successivo, 30 novembre, sempre a Treviso, alle 20:45 torna a Ca' dei Ricchi "Traversi", rassegna di poesia a cura di Marco Scarpa. Questi gli autori che interverranno nelle letture:

Leonardo Canella
Alessandra Conte
Alessandra Carnaroli
Valentina Maini
Cristina Micelli
Alessandra Racca
Alberto Trentin

giovedì 16 novembre 2017

Poesie di Dražen Katunarić nella traduzione di Stefano Strazzabosco

Accanto ai ratti di "al cor gentil ratto s'apprende" con le loro poesie inedite, compare un altro animale per nominare uno spazio dove si ospitano traduzioni di poesia: lo stregatto o Gatto del Cheshire di Lewis Carroll. Ratti e stregatti, insomma. Adotterò pregiudiziali e faziosi criteri per vagliare proposte di traduzioni, anche nei casi di lingue totalmente sconosciute come russo, coreano o giapponese (insomma, mi baserò su un traballante concetto di fiducia). Il gatto qui sopra è un particolare del dipinto "San Girolamo nello studio" di Antonello da Messina. Al di là delle molteplici simbologie e caratterizzazioni dei gatti, da Antonello a Carroll (Dante non è tornato utile stavolta perché un po' li snobba), qui proviamo a stregarvi con nuove traduzioni facendo le fusa. L'augurio è incoraggiare la traduzione poetica che un po' latita, anche nelle generazioni più giovani, e che qualche stregatto un giorno possa precipitare altrove, anche in un libro se capita.


Dražen Katunarić
Nella terra di Crono
Versioni di Stefano Strazzabosco

(Le versioni che si propongono sono state realizzate dalle traduzioni inglese e spagnola degli originali croati.)


ordini meticolosamente i giorni,
questi giorni che da anni sono uguali e grigi,
come sacchetti di lavanda violetta
li spingi ai quattro lati del cassetto,
perché non se li mangino le tarme
e non li tocchi la decomposizione, né li disperda Crono,
e quando finalmente li richiudi,
il tempo che dormiva in silenzio
appare come un cucciolo cieco


i tuoi fratelli corrono

i tuoi fratelli corrono
nella terra di Crono
ombre intrecciate
i loro passi sono già contati
giocano giochetti tra di loro
nella solitudine priva di parole
controllano i messaggi
e corrono di nuovo

i tuoi fratelli non vogliono conoscere
né dolore né gioia
né odio né amore
corrono senza fretta
allungando i muscoli
con movimenti uguali
hanno i passi contati

i tuoi fratelli sono diventati sordi
alle parole che si pronunciano
si tolgono gli auricolari
con l’espressione sorpresa
muovono la testa
nelle tribolazioni del silenzio

i tuoi fratelli corrono
controllano i messaggi
e corrono di nuovo
nella terra di Crono
con zainetti leggeri
d’indifferenza sparsa

I tuoi fratelli corrono
senza toccarsi l’un l’altro
silenziosi, seri e assenti
con corone di luce crudele
hanno i passi contati
e le ombre allungate


non spegnete i cellulari

non spegnete i cellulari
mentre saltate il torrente
e vi intrecciate i capelli con
le foglie argentate dei faggi
nei prati chiari del paradiso
potrebbero chiamarvi voci di bimbi scomparsi
che si dondolano sulle ruote dei mulini
nella luce gentile dell’aldilà
tenendo in mano un mazzetto di mimose
avvolte in aghi di rosmarino

con un ciuffo dorato
fiorellini violetti
cresciuti nei cieli

per avvisarvi che tornano


Compilazione

Non so da dove soffi
la tramontana
per vibrare così nei miei orecchi
da sinistra o da destra

…the answer my friend
is blowing in the wind…

appoggiati a me
e ascolta la musica dell’estate
gli uccelli sono vicini
il loro nido è vicino al campanile
a Lodève

senti questa vecchia melodia nell’aria?

…che colpa ne ho
se il cuore è uno zingaro e va

nell’estate del 2010
ho incontrato uno zingaro
con la camicia nera
e con un segno bianco sul cuoio capelluto

molte donne hanno pianto
e uomini timidi
quando ha suonato l’organetto

…catene non ha,
il cuore è uno zingaro e va…

il cuore è dolciastro
sette volte zuccherato con mandorle
non lo pulirai
se non incolli le dita tra il do e il fa

al cuore non basta
catturare il passato
vuole impregnarlo un poco di vaniglia
e consegnarlo all’oblio

…e si fermerà chissà…
…e si fermerà chissà…


sull’erba davanti alla cattedrale

ti sei sdraiato sul prato
illuminato dal sole
e hai sentito le campane.
Cantavano la gente abbracciata.

I campanili della cattedrale
dividevano l’ombra.
Hai riposato i tuoi piedi
devastati dal viaggio
e le campane sono entrate in te
come il sole negli occhi.

Hai affondato la faccia nell’erba
e quando i rintocchi hanno smesso
hai baciato la terra invece che le labbra.

Il sole si è nascosto nelle nuvole
e gli amanti si sono separati.

Sei andato via pieno di risonanze
di un’allegria lontana
che non avevi mai provato prima.




pospremaš uredno te dane u ladicu,

godinama sive i iste, kao ljubičaste vrećice lavande
gurneš u četiri kuta, da ih ne rastaču moljci,

ne dodirne trulež, ne rasipa Kronos,

i u času kad ih konačno zaključaš

vrijeme koje je spavalo u tišini

proviruje van kao slijepo mladunče


tvoja braća trče

tvoja braća trče

u zemlji Kronosa
koraci im izbrojeni
sjene združene
igraju igrice za sebe
u samoći bez riječi
provjeravaju poruke
i opet trče

tvoja braća ne žele upoznati
ni radosti ni tuge

ni ljubavi ni mržnje

trče bez većeg naprezanja
zategnutih mišića
ravnomjernih kretnji
koraci im izbrojeni

tvoja braća postala su gluha
za izgovorene riječi
razvezuju slušalice
iznenađena lica
kimaju glavom

u nevoljama tišine

tvoja braća trče
provjeravaju poruke
i opet trče
u zemlji Kronosa

s laganom naprtnjačom
nabacana prezira

tvoja braća trče

ne dotičući bokove laktovima
šutljivi, ozbiljni, odsutni

s krunom bešćutna sjaja
koraci im izbrojeni

sjene oduljene



ne gasite mobitele

ne gasite mobitele
dok preskaču žuboreći potok

i zapliću kose u nježno

bukvino lišće srebrnih kora

na čistini rajske livade

nazvat će vas možda glas nestale djece
što njišu obrise vodenica ukrug

s onkraja milosne svjetlosti

držeći u ruci granu mimoze

umotanu u iglice ružmarina
odrezan zlatni uvojak iz kutijice

s ljubičastim cvjetićima

naraslim na nebu

i javljaju kad će se vratiti



kompilacija

Ne znam odakle puše
tramontana

slijeva il' zdesna

da u ušima titrati

...the answer my friend
is blowing in the wind...

nasloni se na moje rame
i slušaj muziku ljeta
ptice su blizu

gnijezde se oko zvonika
u Lodèveu
pa razlijeću oko njega
dolje srce odbija satove
snuje o nemogućem

čuješ li onu staru melodiju
u zraku

...che colpa ne ho

se il cuore è uno zingaro e va

u ljeto 2010-te

sreo sam jednog Ciganina

u crnoj košulji

s bijelim biljegom na tjeme n u

rasplakao je mnoge žene

i stidljive muškarce

kad je svirao na harmonici

catene non ha, il cuore è uno zingaro e va.

srce je sladunjavo
sedam puta zašećereno bademom
nećeš ga očistiti

ne ulijepiš li prste

između do i fa

srcu nije dovoljno

da otima protekle sate

želi ih utopiti u malo vanilije
i predati zaboravu

...e si fermerà chissà...
...e si fermerà chissà...


na travnjaku ispred katedrale

Legao si na travu
obasjanu suncem

i slušao zvona.
Pjevala su zagrljenim
ljudima.
Katedrala je dijelila sjene
u obliku tornjeva.
Odmarao si skrhane noge
od puta
a zvona su ušla u tebe

kao sunce u oči.

Zagnjurio si lice u travu

i poljubio zemlju umjesto usana
kad je zvonjava prestala.
Sunce je zašlo iza oblaka,
ljubavnici se razdvojili.

Otišao si pun zaostalih odzvona
neke daleke radosti
koju do toga časa nisi poznavao.



Dražen Katunarić (Zagabria, 1954) ha scritto poesie, saggi, romanzi, prose di viaggio, articoli, opere teatrali. Laureato in Filosofia a Strasburgo e residente a Zagabria, ha lavorato per anni in case editrici e riviste (“Lettre internationale” – edizione croata; “The Bridge”; “The European Messenger”). Come poeta ha pubblicato molti libri sia in patria sia all’estero: tra i primi ricordiamo: Bacchus in marble (1983), Psalms (1990), Glue for Nightingale (1998), Lyre/Delirium (2006), Chronos (2011), The Sign in the Shadow (2017). Tra i secondi: Ecclesia invisibilis (Selected poems), Academia Orient.Occident, Bucurest, 2001; Isolomania (Selected poems), Albiana, Ajaccio, France, 2004; Cherries (Selected poems), Blue Aster Press, N.Y., 2004; Kthimi i barbrogjenive, Ditet e Naimit, Tetove 2007; Ciel/Terre, L'Arbre à paroles», Amay, 2008; Le baume du tigre, Mode Est-Ouest, Bruxelles, 2009 ; Die Bettlerin, Leykam, Graz, 2009; La mendiante, Mode Est-Ouest, Bruxelles, 2012; Cer/Pămînt, Cronedit, Iaşi 2016; Poem efemer, Cronedit, Iaşi,2016; La maison du déclin, M.E.O. Editions, Bruxelles, 2017; Cronos, Krivodol, Buenos Aires, 2017.
Ha ricevuto molti premi, tra cui l’European Cicle Award per la Letteratura (1999) e il Premio Balcanico per la Poesia (2015). Nel 1999 il Ministero della Cultura Francese lo ha insignito del titolo di “Cavaliere delle Arti e della Letteratura”.
Sue poesie sono state tradotte in francese, tedesco, inglese, spagnolo, italiano, ungherese, bulgaro, sloveno, macedone, albanese, corso.

mercoledì 15 novembre 2017

"Imperfetto acustico" di Francesco Guazzo (inedito). Una nota di Marco Scarpa

Anche quest'anno si pubblicano in sequenza le note di lettura relative a sillogi e libri finalisti del Premio letterario "Anna Osti" di Costa di Rovigo. Ringrazio la giuria del premio per la collaborazione. La silloge di Francesco Guazzo si è classificata seconda nella sezione di poesia non edita.

Francesco Guazzo, Imperfetto acustico (inedito)

Imperfetto acustico è un sentire in progressione, un navigare alla scoperta. Tra i versi accenni, prese di coscienza, riflessioni minime di uno sguardo che cerca il suo posto dentro una realtà che va delineandosi via via più precisamente. L’imperfezione del titolo non ha un accento negativo, non sottointende a una mancanza ma piuttosto ad una forma del pensiero che vuole limare, sgrezzare, farsi più definita, adulta. – siamo troppo brevi, siamo / sulla linea gialla, a bordotreno –. Consapevolezza crescente e cambiamenti in evoluzione tra i versi. Inoltre frequenti richiami tra oggetti della quotidianità e sentimenti vaghi e astratti. Come se la ricerca avesse origine da impressioni minute di gesti, cenni, parole e abbracciasse poi sfere più ampie. Perché parlare di posate, porte o pane è parlare della vita stessa e pure della morte e alcuni strumenti per le nostre azioni divengono specchi del fare e del sentire. Queste percezioni divengono l’ossatura di questi versi tenuti assieme da una voce che non sgomita, una voce che pacatamente si fa largo e la poesia ne diviene immagine riflessa. Ed emblematici sono i versi che chiudono questa breve raccolta – trovare lo stesso disordine ospitale, / cercare una cosa fra le tante, tentare, / come da bambino, uscire dai bordi, / con il colore -.


il giardino di cui tutti vedevamo le foto
aveva voce, ed era come sentirsi dire
-piano – il tempo di aspettare, era
come fare un esercizio con la mano,
ma un esercizio lento di piena adesione,
come aprire un cassetto dopo molto tempo,
e trovare lo stesso disordine ospitale,
cercare una cosa fra le tante, tentare,
come da bambino, uscire dai bordi,
con il colore


Marco Scarpa